— Duro fatto di noi altri meschini! esclamò Orazio dandosi un picchio sulla fronte così marchiano che si fece saltare a un punto cappello, occhiali e parrucca, non però mosse atto di correre loro dietro per raccattarli, tanto la passione in cotesto punto lo vinse; — duro fato! Lo italiano per condursi in terra italiana... qui presso a cinque ore di cammino... in cerca del propria sangue, corre maggiore pericolo di quello, onde i cristiani erano minacciati una volta nei paesi di Algeri o di Salè.

E intanto che Betta raccoglieva occhiali, cappello e parrucca, Orazio soggiunse: — senti, Betta, non impedire il mio fatale andare, perchè sappi una cosa, che ti ho tenuta nascosta; se io passassi una notte come la trascorsa, tu correresti rischio di trovarmi morto nel letto....

In questa fu sentita una scampanellata da buttare giù la porta; e Orazio e Betta avevano appena avuto il tempo di domandarsi: chi mai sarà? che Orsola, Lorenzo, Antonio, irruppero nella stanza gridando: eccolo! e' viene! e' viene!

— Chi viene? urlò Orazio.

— Chi viene? — urlò con voce rinforzata Betta.

E gli altri: — eccolo! e' viene!

— Ma chi? — Ma chi?... Betta e Orazio in coro.

— Viene Marcello, gli rispose di su la porta in atto tragico quel capo ameno di suo nipote.

CAPITOLO QUINTO Betta riportami il thè.

Il giovane con impetuosi passi si fece verso lo zio, e giuntogli appresso gli si genuflesse davanti, prese a lui male repugnante, la destra, gliela baciò, e bagnò di pianto. Il signore Orazio non sapeva in che mondo si fosse; capiva che il suo dovere era mostrarsi, non pure sdegnato, ma acerbo; si sforzava ricondurre sotto la bandiera l'ira con gli occhi insanguinati, la contumelia con le labbra gonfie, e il terrore co' capelli ritti a mo' d'istrice che abbia visto i cani, ma l'erano novelle; tutte queste cose scappavano quanto più le chiamava, e ormai si sentiva disposto chinarsi alla capitolazione, ed abbracciato il capo al nipote, sfogarsi in lacrime sopra di esso, quando per ventura venne a posare la manca su l'orlo del vasoio dove stavano tazze, zuccheriera e bricco del thè ormai freddo da un pezzo; il vasoio messo a leva rovesciò bricco, tazze e zuccheriera; ogni cosa a rifascio sul capo al figliuolo prodigo; e' fu un battesimo di thè, di latte e di zucchero. Allora Orazio, rompendo in uno scoppio di risa, si mise in ginocchio: ridendo dopo di lui s'inginocchiarono Bella, Orsola, Lorenzo ed Antonio, e tutti insieme presero chi ad asciugare il pavimento, e chi a raccogliere i frantumi delle tazze, sovente toccandosi con le mani, e qualche volta cozzandosi con la testa. Intanto Orazio prolungando ad arte cotesta faccenda andava mulinando tra sè: che dirgli? come parlargli? lo respingerò? lo abbraccerò io? cuore di pasta frolla, non sapevi essere ardui i doveri paterni? perchè ti recasti sulle spalle la dignità di padre? perchè la tieni se te ne senti indegno? Non capisci che dalla costanza tua, o dalla tua debolezza può dipendere la sventura, o la onorata vita di questo giovane? Fa di cuore rocca e rimandalo là donde è venuto... Sicuro, è detta! dopo il Fiscale della coscienza, entrava a dire l'avvocato. — E poi dopo avere riso, dopo averne toccate le mani, dopo averlo ribattezzato col thè, col latte e con lo zucchero? O il battesimo non lava tutte le colpe? Asperge me hysopo et mundabor; e se David ci mise l'isopo e non il thè, ciò accadde perchè il thè ai suoi tempi non usava.