Ma sopra ogni altro feritore infesto

Sopraggiunge Tancredi e lui percote.

Però non era Tancredi, bensì il lustratore di stivali... allora il fiero capitano s'involò nelle ombre delle tasche del lustratore in compagnia di una svanzica, di una mutta, e di tre centesimi parmensi, che gli tennero dietro come le tre furie a Oreste parricida. Tantæ molis erat saldare il conto del lustratore degli stivali.

Mi volsi per consolarmi a contemplare la faccia Canonicale dì Luigi XVIII, che ammiccatomi alquanto degli occhi con un risolino susurrò: «e' si danno tempi, figlio mio, in cui salutare gli uomini col nome di bovi sarebbe dargli metà meno del loro avere; così vero, che i bovi bisogna strascinare al macello, mentre che gli uomini si arrabattano a darti carne, ossa, pelle e corna; e se tu non gli pigli, si arrapinano; tu bada di accettare dall'uomo dopo cena quello che ei non ti avrebbe donato prima di colazione; non mica perchè egli non ti abbia a ridomandare anco questo un giorno o l'altro, ma sì perchè tu glielo potrai restituire senza incomodo anco co' frutti; mentre se pigli troppo, ti fia grave renderlo con gl'interessi o senza; ed egli spogliato di tutto vorrà troppo più, e con modi più acerbi, che se in parte tu lo avessi lasciato vestito; di questo ti faccia testimonianza il gramo marengo del mio successore, il quale in fede di gentiluomo non so come la gente duri a barattare per venti franchi come il mio; tu però non gli domandare niente; tanto lo ingrullirono le donne e i preti, che se tu lo interroghi intorno ai negozii di Stato, egli è capace di risponderti: ite, missa est». E continuando il suo risolino concluse recitando i versi di Orazio sua delizia:

Nos ubi decidimus

Quo pater Eneas, quo dives Tullus, et Ancus

Pulvis et umbra sumus.

Luigi Filippo mi disse pensoso: «giovane impara; io ho creduto che se fossi giunto a ridurre il mio regno nella formula: ecco io sono il vostro pane e il vostro vino, la umanità mi avrebbe battuto le mani per omnia sæcula sæculorum; ho sbagliato, l'uomo non è materia affatto, nè affatto spirito, nè in qualsivoglia condizione il consorzio umano fu così tristo, che tanto o quanto non si dovesse attendere a soddisfare lo spirito, o così sublime che ci assolvesse da qualunque cura della materia. Tu stima gli averi al pari di tutte le cose che possono dirittamente procacciarti; non gli stimare sopra, nè di più di quelle cose, che non valgano a procurarti. I quattrini ti compreranno un buon desinare e un letto soffice, non ti compreranno la buona reputazione, e la coscienza incolpevole madre dei sonni tranquilli.»

Il marengo della repubblica rappresentava tre figure un po' logore, due di femmina, forse la libertà e la uguaglianza, sposate da una terza in sembiante di uomo incamuffato con la pelle di lione, la coda del quale gli spenzolava giù per le gambe: ahimè! già a vederlo solo questo simbolo mi dava il mal di mare. La figura di mezzo mi parlò in questa sentenza: «a volere fondare una repubblica che duri, bisogna che la libertà e la uguaglianza sieno coniate nel cuore dei cittadini, non già su le monete di argento e molto meno sopra quelle d'oro; e perchè appunto l'erano coniate su le monete non albergavano nei cuori, onde qui non fummo mai, e di costà cominciamo a sparire.»

Difatti risposi io, la cosa, che adesso mi apparisca più chiara di questa impronta, è la coda che pende di fra le gambe a te.