— Che cosa, di'? interruppe Betta, la quale, comecchè alla lontana, quanto a curiosità si vantava discendere da Eva.
— Un angiolo...
— Non mi fa specie, osservò Orazio, stando di casa tante vicino al paradiso, per ogni lieve stincatura, che si facessero gli angioli, ti avevano a cascare proprio sul tetto, e aveva l'ale, di', cotesto angiolo?
— Non l'ale, bensì la cuffia.
— Però senz'ale anche le tazze volano, e in questo dire levò la tazza del thè come per accompagnare la dimostrazione coll'esempio, ma Betta pronta gli tenne la mano, dicendo:
— Priore, udite l'altra parte.
Marcello, che non aveva visto cotesto atto o non lo aveva voluto vedere, riprese esaltato:
— Un Angiolo, un Cherubino e un Serafino; io l'ho decomposta dalle ossa fino alla lievissima caluggine del labbro superiore; ad uno ad uno esaminai i capelli, i vasi linfatici, le palpebre, le tinte, le mezze tinte, e le sfumature; ella stessa ne giudicherà, signore zio, se vorrà giudicarne; solo lo avverto, che a descriverle le bellezze della donna mia mi ci bisogna tempo almeno almeno fino a domani a questa ora, e poi per quanto dicessi, io non aggiungerei alla quinta parte della metà del vero.
— Guardati dal farlo; se l'uomo prima d'innamorarsi non perdesse il giudizio, si tratterrebbe da lodare smaniosamente la sua donna, contento col dire: La mi piace. Lascia all'oste lodare il vino, che vende. Chi imbianca la facciata di casa è segno che la vuole appigionare.
— Così è; la mia donna buona per tutti deve comparire bella unicamente per me. Però zitti a bellezze; e favelliamo dell'altre cose che vidi traverso il buco; procediamo dunque con ordine, e che io parli delle stupende virtù dell'ordine non mi pare spediente, dacchè tutte le ranocchie di tutti i pantani del mondo da un pezzo in qua non sanno cantare altra canzone eccettochè questa; ogni scrittore parte il suo lavoro in canti, libri e capitoli; io lo dividerò in vedute, perchè quello che esporrò lo vidi a guisa di mondo nuovo. Dunque, signore e signori, attenti alla prima veduta.