Io cominciava con maligni auspicii; aveva tonato a destra; pure con buono studio mi provai a vincere la rea fortuna.
— Mille scuse; merito quello che dite e peggio, ma parte della colpa ce l'avete voi, signora Teresa.
— Io? rispose la femmina maravigliata del sentirsi chiamata a nome, e lusingata del titolo di signora, proseguì. Com'entro io nei fatti vostri? Chi siete? Da poi che vi ho dato a balia io vi riveggo adesso.
Poteva risponderle per le rime, e già la risposta aveva preso l'abbrivo su la lingua come il giocatore sul trappolino per battere il pallone, ma io strinsi il cancello dei denti e la tenni prigioniera. Quindi con la mia voce più melodiosa, quella stessa, o Betta, che adopero con te quando ti asciugo le tasche, dissi:
— La immensa cupidità che ho di vedervi, signora Teresa, ha partorito la spinta; pensate se avrei voluto farvi ingiuria, mentre io vi cerco come la mia santa avvocata.
La povera donna arruffava gli occhi come un gatto spaventato; ond'io reputando utile venire a mezzo ferro, aggiunsi:
— Voi avete a sapere ch'io sono di professione marruffino; ma poi m'ingegno, entro nelle case delle donne, vendo a respiro; ricompro a contanti, baratto con la signora moglie in pizzi e trine gli ultimi cucchiai di argento del signor marito e... insomma m'ingegno. Ora avendo saputo che voi tenete fabbrica di merletti, mi sono fatto lecito di venirvi a proporre qualche affaruccio, il quale potremo allargare a traffici maggiori quante volte ci possiamo trovare la nostra reciproca convenienza.
La portinaia non seppe rispondermi altro: — Merletti! comprarli! sì signore!
E lasciatomi in asso, ricorse su per le scale e tornò giù con un palmo di lingua fuori, intanto che io contemplando una stampa lacera impastata nel pannello del casotto della portinaia, rappresentante il ratto di Europa dipinto dal Veronese, diceva: O amore, mirabil cosa non mi sarà mai se cavando Giove dall'Olimpo lo conducesti in terra a convertirsi in bue, mentre io....
— Ecco i merletti — e Teresa me gli spiegò davanti gli occhi.