— Nè basta, chè il fraudolente, mostrandosi in vista a tuo padre disperato un giorno peggio dell'altro, lo condusse a domandargli la cagione del suo segreto affanno, e quegli gli disse essere colpa l'amore di egregia donzella; anch'ella amantissima e disperata perchè i suoi parenti superbi di nuova fortuna a patto alcuno non consentivano le nozze; e via via mettendogli in tanta mala vista il divieto paterno che tuo padre irretito nella insidia lo persuase egli stesso a menarsela via di casa per condurla a sposa, e lo provvide di danari, e gl'imprestò fino la sua carrozza per fuggire.
— Salvo il rispetto paterno, ed ora che nessun ci sente, vorrei tu mi dicessi, Felice, chi operò peggio dei due, o Roberto col pigliargli la carrozza per portargli via la figliuola di casa, o mio padre che gli dava il consiglio di adoperarla in questa faccenda? Non ci sono due pesi, nè due misure; non fare agli altri quello che non vuoi sia fatto a te, cose vecchie, eppure ignorate o non praticate come se fossero novissime.
— Diamo un taglio a cotesto. Tuo padre, puoi crederlo, non è manco infellonito teco; però non si possono mica dare alla lavandaia le viscere di padre, e giudico che remossa la causa non dovrebbe riuscire difficile farne cessare l'effetto; molto più che standogli accanto io correi ogni occasione a volo per raumigliarlo, e per così dire sfruconargli l'amore paterno nel cuore.
— Tu ti mantieni quale sempre ti conobbi, Felice, un ottimo giovane.
— Eh! per quello che fa la piazza ci posso stare ancora io. Ma senti quello che dobbiamo fare, Roberto ormai, povero disgraziato, non ne può uscire.., non voglio affligerti, Isabella, ma lo vedi da per te stessa, i suoi giorni sopra questa terra sono contati. Ora per quando Dio lo chiamerà a sè tu mi hai a promettere chiaro e lampante, per non correre pericolo la seconda volta di leggere alla rovescia, che ci sposeremo di amore e di accordo col consenso di mio padre e del tuo.
E tacque; nè Isabella rispose sul momento. Quale angoscia fosse la mia figuratela, Betta, la se la figuri, signore zio, Dio non lo mandi a provare ai cani; se vi dicessi che il mio cuore stava stretto come una mandorla dolce dentro il torchio dello speziale quando ne spreme l'olio, non direi mezzo del vero; chiusi gli occhi e apersi le braccia mormorando: in manus tuas...
Quando gli riapersi crebbe la paura, dacchè la signora Isabella si fosse levata, e accostatasi allato del signor Felice, gli avesse posto domesticamente la mano sopra la spalla, e lo guardasse in faccia: dopo alcuno spazio di tempo prese a dire:
— Felice; tu sei quel giovane di garbo, che sempre ti ho conosciuto. Felice, tu sei nato sotto la stella della geometria, della idraulica, dell'algebra, di tutto quello che vuoi. Tu riuscirai un ottimo direttore di bigatterie, impresario di strade ferrate, ed anco eccellente marito; tu acquisterai fama di educatore bravo di bestie e di figliuoli; ma tanto di amore non capirai mai nulla, perchè il cuore della donna è una lira che va tocca con la più tenera delle penne levata al sommolo delle ale di amore. Ora senti, Felice, la tua proposta mi suona ferocemonte magnanima e generosamente spietata; parti egli che tu potessi sperare, che fosse accolta da me fattami in questa stanza, presentata come capitolazione a donna vinta dallo stento, esposta a modo di contratto sopra la coltre del letto dove si spegne uomo, che amai di amore una volta, ed ora amo per dovere e per pietà?
Senza volerlo mi trovai a battere le mani una contro l'altra, e stette un attimo ch'io non urlassi: — brava! — I giovani rimasero sconcertati dallo strepito improvviso, per la quale cosa rivolsero la faccia al palco, e al pavimento, non si potendo capacitare da che cosa movesse; però scappai dal buco per allontanare il sospetto, e perchè quel brava rientrato mi sfondava la gola; onde per isfogarmi, recatomi nell'angolo più lontano della stanza, cacciai dentro il cappello la faccia e ci feci una scorpacciata di brava! brava! bravissima!
Quando sfogato, con piede cauto quasi pauroso d'inciampare su le uova, mi accostai da capo al buco, il signor Felice se n'era andato (Dio lo accompagni) e la signora Isabella, come se nulla fosse accaduto, menava tranquilla il suo ago. Ah! mi parve che mi levassero di sul petto il Monte-Bianco, o per lo meno il piccolo San Bernardo; il collarino, intorno al quale la signora Isabella lavorava in cotesta congiuntura, manca alla collezione dei colletti e ci mancherà sempre, Betta... perchè... perchè... io lo porto qui tra la camicia e la carne.. sul cuore...