— Così si fossero potuti salvare teco i tuoi compagni, poveri loro!
Però il signor Felice aveva fatto i conti senza l'oste, dacchè io, costituendomi di propria autorità provvidenza di questi due fiduciosi a torto, me ne era ito sul tetto, e quivi tenendomi al muro dello abbaino, sporto il capo giù per la via mirai un nugolo di poliziotti brulicanti intorno alla porta della signora Isabella; eranci altresì parecchi giandarmi con le carabine armate di baionette, e farabutti con lampioni e torcie di resina; le baionette e le arme brunite riverberando la fiamma dalle torce mandavano baleni di sangue: questo mi strinse il cuore così che mi sentii inondare la faccia di sudore freddo, saltai nella stanza e appressate le labbra al buco, risolutamente urlai:
— Presto! alla finestra del pozzo.
— Poi mirai se obbedivano, ma i giovani stavano a mo' di trasognati, cercando come e donde così distinta la voce avesse risonato nella cucina, ed io considerando quanto lo indugio pigliasse vizio, da capo urlai per di dentro al buco:
— Presto! alla finestra del pozzo, o siete perduti.
— Allora ci corsero essi, ci corsi anche io, e c'incontrammo nel medesimo punto: la mia finestra distava dalla finestra accanto un paio di braccia e più; quella della signora Isabella non era sormontata dalla squadra di ferro per sostenere la carrucola del pozzo; bensì l'aveva la mia, con la sua brava fune, catena e secchia: io stesso attingeva l'acqua dal pozzo, e intanto che la tirava su, per nobilitare agli occhi miei l'atto, ora ricordava l'esempio di Nausicaa figlia di Alcinoo, che va a lavare i panni alla fontana, ora che i costumi greci e romani vollero la ginnastica componesse parte distintissima della educazione civile. Ma adesso non corre temperie per queste novelle; urge che io vi dica come spenzolatomi dalla finestra con voce sommessa, pure capace a farmi capire, favellai:
— La polizia ha invaso questa casa, e già fruga i piani di sotto a voi. Signor Felice, non vi rimane altro scampo che questo; vi tirerò in là la fune con la secchia; la signora Isabella terrà ferma la fune, intanto ch'ella, signor Felice, salirà sul davanzale della finestra; salito lì, agguanterà la fune quanto potrà più stretto con ambedue le mani, avvertendo di fasciarsele con un fazzoletto per non segarsele; poi metta dentro la secchia il piede destro, e ci si assicuri bene, per ultimo avvisi che si trova solidamente collocato dicendo: — giù! — Allora la signora Isabella a sua volta annunzi trovarsi in punto di lasciare ire la corda dicendo anch'essa: giù! — ed apra la mano; io reggerò più che posso, perchè non succeda troppo dondolio: ed una volta il signor Felice qui in casa, nè manco il diavolo lo troverà.
— Dio mio! ma se la fune si rompe, — ma se il ferro cede...
— Sta salda, Isabella, tanto, peggio di cascare in mano ai tedeschi non mi può succedere.
— Non dubitate di niente, la squadra e la fune sono tali da reggere un paio di bovi non che il signor Felice, ch'è meno d'un bove...