— Grazie, disse il signor Felice, ora verrò ad attestarvi la mia gratitudine in casa vostra, e ridendo mise il piè nella secchia per fare il passo pericoloso.
— Riuscì ogni cosa a pennello; appena entrato in casa mia il signor Felice, volto alla signora Isabella io l'ammonii:
— Ora chiuda, signora mia, la sua finestra per bene, e si metta a ricamare al telaio senza che paia fatto suo. Al signor Roberto raccomandi tacere...
— Ma scusi, interruppe la signora Isabella, avrei il piacere di favellare col diavolo o con un mago?
— Nè coll'uno, nè coll'altro, e col tempo le farò toccare con mano che non ho coda, nè corna: buona notte.
Accostatomi in fretta al signor Felice, gli dico:
— Vostra signoria si spoglierà, e alla parola unendo l'atto gli piglio una manica del vestito per levarglielo di dosso.
— O perchè mi ho da spogliare? rispose il giovine tirandosi indietro.
— Perchè bisogna fare così, si lasci salvare; — lo spogliai di tutti i panni, anco della camicia, perchè lacera e insanguinata; se togli le calze e gli stivali, rimase come egli una volta uscì dal grembo della madre sua; io, fatto dei panni fagotto, mi avviai verso la finestra, ma egli corsomi dietro mi afferrò pel braccio ricercando con premura:
— Ed ora dove portale cotesti panni?