— Li butto nel pozzo.
— Fermo per Dio! che ci ho in tasca tra fogli e danari il valsente di 4000 lire.
— Levatene la borsa, e il portafoglio e lasciate servirvi.
Salii sul davanzale della finestra, staccai la carruccola di ferro, la misi dentro la secchia, con alcuni pezzi di mattone, ci legai d'intorno i panni, e poi sospeso l'involto a perpendicolo dove giudicai avesse a trovarsi la bocca del pozzo, lo piombai giù; — il tonfo che fece rompendo l'acqua, mi chiarì che io aveva mirato giusto.
Me ne dolse, e dio che mi vede il cuore sa se dopo l'angoscia di lasciare lo zio io ne soffrissi altra pari nel mondo, ma così persuadeva il dovere; — dopo avere fatto fare il tuffo ai panni, apersi l'armario, remossi la cortina doppiamente cara per reverenza religiosa e per amore filiale, e svelai agli occhi di quel più che profano del signor Felice il sacro buco, dove apposte le labbra chiamai:
— Signora Isabella, venga qua — Più in qua.... più accosto ancora; io prima di tutto pieno di confusione e di rimorso la scongiuro di perdonarmi se le ho fatto, senza ch'ella se ne accorgesse, un buco nel muro....
— Ah! ora capisco...
— Sì, signora, ha capito benissimo, ma a suo tempo e luogo le spiegherò come non sia indegno della sua pietà non che del perdono: intanto mi faccia la carità di tappare il buco dalla parte sua.
— E perchè ho io da tappare il buco?
— Veda, signora Isabella, perchè caso mai venissero, come verranno di certo, i poliziotti a frugare fino quassù non ci mettessero l'occhio... con costoro ogni pelo serve di bandolo a dipanare le matasse, che fanno le funi al boia.