— Ma con che ho io da tappare questo buco?
— Diamine! o che non trova in casa arnese da tappare un buco?
— Aspetti, ecco qui un tegame.
— Un tegame! E tegame vada, esclamai, guardando il cielo con ambe le mani congiunto; ci ficchi sopra un chiodo, poi ci appenda il legame.
— Ecco fatto pel chiodo; ora il tegame.
E ahimè! il tegame si frappose fra il mio dolce desire e me. O buco! certo io sperava averti un giorno o l'altro a turare — ma però come Figaro spegne la sua lanterna; — io voglio dire, quando non ce ne fosse stato più bisogno. O buco! io presagiva ottimamente che ti avrei chiuso un dì, ma disegnava farlo con un mazzo di penne strappato all'ale dell'amore; ed ora mi tocca vederti tappato da un tegame!... Angioli avvocati miei, abbiate cura di farmi segnare su i libri di ragione del paradiso questa partita di virtù a caratteri maiuscoli.
— Si sa fare la barba? domandai al signor Felice, che buttatosi sul letto sonnacchiava.
— Che ci entra qui la barba?
— Si lasci servire, e risponda: se la sa fare, sì o no?
— Non me la so fare.