Prudente! pensai io; questa è la prima volta che me lo sento dire; quasi stava per voltarmi a vedere se dietro alle spalle ci fosse persona cui potesse applicarsi cotesta lode più direttamente che a me, ma trovandomi solo non ci cascava equivoco; andava proprio a me; e mi ricordo avere pensato non senza amarezza un'altra cosa, che fu questa: mira! da molte buone parole che ho detto, e da qualche buona opera che ho fatto me n'è venuto per consueto ingiuria o danno, mentre adesso che m'inoltro nel mare del furfante, ogni vento comincia a gonfiarmi le vele.
— Alla svolta si provano i barberi; mala via non può fare a meno che porti a cattiva osteria.
— Tu parli di oro, Betta; ma persuaditi che più spesso che tu possa immaginare non va così, tanto vero, che gli uomini religiosi, trovando in fondo della vita molti conti sbilanciare maledettamente, hanno insegnato a credere che nell'altro mondo gli angeli o i demoni si pigliano la scesa di capo di aggiustarli con tanto inferno o tanto paradiso di giunta, e così credo anch'io.
— Giusto come io le diceva, continuai a favellare con la signora Isabella, il signor Felice ha scritto che se n'andava prima perchè non ha potuto sostenere lo stimolo della fame, e poi perchè in questa casa ci si sentiva affogare, e a parere mio ha avuto torto marcio nell'una cosa come nell'altra; nella prima, dacchè io gli aveva promesso di recargli da ristorarsi, e l'ho fatto in copia da bastare a tre pranzi di Polifemo; onde, se non temessi di acquistarmi taccia di severo, vorrei osservare che in giovane bennato non sapere resistere nè manco due ore a questi grossolani appetiti è un gran mancamento, almanco mi pare.... perchè io non vorrei per cosa al mondo pregiudicare la fama di quel caro giovane; nella seconda, più presso al paradiso come in questa casa, o dove mai si vuole egli trovare il sor Felice?
— Non si può negare, noi ci troviamo molto presso al paradiso, ma non fa comodo a tutti salire quattordici scale per godere di siffatto benefizio.
— Ah! non è a cagione della linea perpendicolare, cara signora Isabella, che io mi reputo vicino alle beate sedi, bensì orizzontalmente.
Questa fu la prima parola colorita di amore, che udì dal mio labbro la signora Isabella, e me ne increbbe, perchè non si poteva coniare di peggiore gusto; non se ne sarebbe giovato l'Achillini: ella però come prudentissima la lasciò cascare fingendo di non accorgersene; io per calafatare lo sdrucio aggiunsi:
— E badi ad un'altra cosa, signora Isabella; il signor Felice si è vestito dai miei meglio panni, e mi ha lasciato cinquecento lire perchè me gli faccia nuovi....
— Oh! questo poi non è gentile davvero.
Se lo Amore si facesse radere la barba, e se fosse ito a farsela radere dalla signora Isabella, io credo, che quel non è gentile se lo sarebbe sentito penetrare dentro la pelle sottile e freddo quanto il filo di un rasoio di rota.