— Non si confonda; in due minuti rimedio a tutto. E anco in meno remossi un mattone dond'ella mi porse la mano che io baciai con fervore due volte, dicendo: la prima per lei, la seconda per la madre mia.

Per via di cotesta apertura io mi transumanai, per dirla con Dante, e se avessi dovuto durare un pezzo nell'esercizio di tanta virtù dinanzi a cotesto buco diventato finestra, io credo che a questa ora, signore zio, avrebbe dovuto cercare il suo nepote fra gli angioli, con suo sconcerto forse, e sicuramente col mio; chè fare un altro po' di posata in hac lacrymarum valle non mi scomoda punto. Però tra tanti gaudii mi occorse uno stroppio, e questo fu che dimorando davanti quella apertura mi trovai un giorno cotto per di fuori e per di dentro così, che meglio non arrostisce un quarto di agnello sullo spiedo. Gran giudizio mostrano di avere i Siciliani quando volendo imprecare a taluno qualche grosso malanno gli dicono; tu possa essere innamorato! Di fatti addio sonno, addio talento di cibo o di bevanda, mesto sempre o pensoso senza pensare a nulla; fisso in una immagine, che mi struggeva, uguale in tutto a cotesta povera fanciulla, che innamorata del sole non cessava mai di guardarlo, senza badare che le consumava la vista; e per maggiore rapina quanto più pativa, e meno mi sentiva balìa di palesare i miei spasimi: se accadeva, e accadeva sovente, che la pietosa donna mi domandasse: se mi sentissi male, se qualche pena segreta mi angustiasse, non volessi celarla, a lei, che per me nutriva affetto di sorella e di madre; io stava lì lì per isfogarmi, e voleva e mi sforzava con ogni potere mio a farlo; ma sì, egli era niente, mi si chiudevano i denti e mi saltava addosso il ribrezzo della febbre quartana. Mi pareva di essere diventato un mantice da fabbro, tanto era il mio fiatare da mattina a sera; mi pareva essere una rondine in gabbia; certa volta mi affacciai alla finestra per buttarmici di sotto, e lo faceva, se non fosse stata tanto alta: si trattava di sette piani... capisce?

Ieri notte, sul fare del giorno, comecchè il solo coltrone mi coprisse, mi parve avere addosso una lapide; volta di qua, volta di là non trovava posa; nè anco se il diavolo avesse preso possesso del mio corpo, mi sarei dimenato tanto; metteva sospiri da spegnere una torcia a vento: — maledetto l'amore e chi gli vuol bene! esclamai infellonito, e scappato fuori del letto mi posi col lenzuolo avviluppato intorno alla persona a passeggiare di su e di giù per la stanza, come costuma il Modena sul palco scenico quando fa la parte di Oreste. La signora Isabella atterrita da cotesto tramestìo accorse all'apertura, e vistomi mezzo vestito e arruffato a quel modo mi disse:

— Signor Marcello, per amore di Dio a che pensate voi?

— Io glielo do in mille a indovinare.

— Forse a vostro zio infermo?

— No, signora.

— A vostra madre defunta?

— No, signora.

— A qualche sfida forse?