— Nè meno.
— Per sorte a congiurare contro questi cani di Austriaci?
— Nè manco per ombra.
— E dunque a che pensate, Marcello? Non mi fate più stare in angoscia...
— Vuol'ella saperlo?
— Sicuramente.
— Ma proprio lo vuole?
— Sì, sì lo voglio, lo pretendo.
— Ebbene allora lo sappia: io pensava a Marco Tullio Cicerone...
— Domine, aiutaci! esclamò la signora Isabella levando gli occhi al cielo, come paurosa che mi avesse dato volta il cervello; ed io cui il moto e l'impeto e lo sdrucciolo della favella avevano ormai sciolto lo scilinguagnolo, sempre correndo continuai: