— Tu sai che subito dopo il pasto il leggere e lo scrivere guastano la salute; però ragionerei teco se non fosse questa vampa di sole che mi brucia la faccia.
— Io mi ricordo che su in un canto dell'anticamera del tuo quartiere ci ha da essere un ombrello, piglialo e schermisciti dal sole.
Di fatti l'ombrello ci era, Marcello lo sporse fuori della finestra, lo aperse, e tra lui riparato dall'ombrello e Betta al rezzo del fico fu continuato il dialogo seguente:
— Betta, lo zio prima di andare a letto ti fece altri discorsi?
— Sicuro che me ne fece....
— E che disse?
— Disse tante cose, che ci voleva un magazzino a tenercele tutte....
— E non te ne rammenti di alcuna?
— Ecco, mi rammento di queste: tu hai da sapere, o Betta, egli mi diceva, che ai tempi antichi ci furono due Dee, una delle quali di manica larga anco troppo, che si dilettò di chiappare uomini e Dei, e tenerseli per amanti contro il precetto del decalogo, perchè la sciagurata aveva marito, un po' zoppo per la verità e di molto sudicio, chè di sua arte egli fu magnano, ma non importa; marito egli era e doveva rispettarsi in lui il sacramento del matrimonio; l'altra all'opposto fu di manica stretta e fuggiva gli uomini come i cani arrabbiati dall'acqua; questa fu abitatrice di selve e cacciatrice solenne; nè fiere nè uccelli la passavano liscia con lei, che o di saetta cadevano o da mille arzigogli insidiati rimanevano presi, ed ella li pelava, arrostiva, mangiava come facciamo noi: in questo, come vedi, valeva meglio l'altra di lei, però che Venere (quella che faceva preda degli uomini si chiamava Venere) la preda fatta non arrostiva e non mangiava, solo le assotigliava le gambe, e le affilava il muso. Un giorno o una notte, salvo il vero, Giove mosso dai giusti lagni degli uccelli superstiti, i quali gli dimostrarono come qualunque tanto valeva non averli creati, che lasciarli in balìa di cotesta sterminatrice, la quale gli uccelli non poteva patire, eccettochè arrostiti, operò in guisa che Diana (quest'altra si chiamava per lo appunto così) s'imbattesse in un giovane tanto ben fatto e bello, sto per dire più del capo tamburo del reggimento delle guardie reali; l'effetto di questo incontro fu che Diana volle diventare amica di Venere; gli uccelli ebbero tregua; ma diceva sempre lo zio, la burrasca si rovesciò addosso agli uomini, perchè Diana insegnò a Venere tutte le insidie con le quali pigliava gli uccelli, e Venere a Diana tutti i tranelli co' quali pigliava gli uomini, e insieme composero un catechismo, che le donne per non istare in ozio imparano nei nove mesi che si trattengono in corpo alle genitrici loro, onde lo zio concludeva che a buttarsi dalla finestra, a torre moglie, insomma a fare tutte quelle cose che si fanno una volta sola, bisogna avvertire almeno due...
— Fosse anco san Tommaso in persona, se lo zio vedesse la signora Isabella, rimarrebbe estatico di riverenza e di ammirazione: non mi sembra di essere uccello da cascare sul vergone al primo cocoveggiare della civetta....