Le cause di vivere in società sono mutate, o piuttosto diventarono opposte: in vero, gli uomini si condussero ai civili sodalizi per sovvenirsi, oggi stanno insieme per divorarsi con maggiore comodità: parco chiuso di belve dove l'una tira addosso l'altra col ferro poco, molto co' tradimenti e moltissimo con le frodi.
E la famiglia di cui il nido si compone di casti affetti e di soavi pensieri come non doveva appassire in mezzo al morbo? Già da tempo le nozze erano diventate paretaio per chiappare mariti; contratto da prima, oggi mercato; verun rito religioso vi presiede; nè manco si cerca qualche vecchio virtuoso la benedirle: difatti sarebbe superfluità; o che forse nelle fiere dove si vendono e si barattano bestiami si chiama auspice un Dio? Nei giorni andati nel contratto si poneva la condizione che la sposa o serbasse, o prendesse il suo galante, e il marito acconsentiva: oggi si omette il patto, perchè non ce n'è più bisogno: si appetiscono le nozze per onestare le libidini vecchie, o mantellare le nuove. Un dì fornivano alle femmine occasioni di non tenere mai i piedi in casa le pratiche religiose, adesso ferme queste, ci hanno aggiunto il continuo visitarsi, e la frequenza agli asili, alle scuole e ad altri luoghi di beneficenza: tutto è in maschera, la tirannide va larvata di libertà, la lascivia di virtù: spesso la femmina svolta il canto dello asilo infantile, e sguizza furtiva nel misterioso lupanare dove l'attende l'adultero della giornata.... della giornata, perchè anco l'adulterio stampi il suo lunario in capo all'anno e in ogni giorno metta un santo nuovo. Baci maritali diacci come falde di neve, o se tepidi, perchè le labbra conservano un po' di ardore col quale le accese la bocca dell'amante: e nodi sono eglino questi? Sì certo nodi di cui Tisifone staccandosi un paio di vipere dal capo somministrò il legame. Già già le nozze forniscono alle spose materia per sperimentare la virtù dei veleni sopra i mariti. Nè questi meglio di quelle; adulteri anche essi, e gelosi: mettono le mani nel sangue meno per ispasimo di affetto tradito, che per rabbia di superbia offesa: la figliuolanza, quantunque per cause diverse, spaventa l'un genitore e l'altro; la madre vana, che vede nei figli molesti testimoni della età che avanza, il padre, che ha da apprestare la dote alle figlie e sostenere le spese della educazione della famiglia. Oh! quanto volentieri i padri costumerebbero coi figli, siccome i fanciulli fanno con le bolle di sapone; i quali le spingono per l'aria soffiando nella cannella, e dopo che hanno vagato alquanto in balìa del vento le vedono scoppiare ridendo. Però nei demolitori sorse il tetro proposito di distruggere la famiglia, sfiduciati di poterla emendare; così taluni selvaggi delle isole dell'Oceano quando pensano che il padre infermo non possa più riaversi, lo gettano a ritemperarsi sul fuoco. — Senza Dio, senza patria, senza famiglia, qual mai consorzio può darsi fra gli uomini? Prima, che ciò avvenga Dio ripieghi il cielo come un rotolo, sigilli le stelle e spenga il sole, abbandonando la terra alle tenebre e al freddo.
Ma quando striderà la tempesta qual voce potrà farsi sentire o sarà ascoltata? Se a taluno arridesse questa speranza io vorrei che con magna voce gridasse: «Piuttosto che la famiglia distruggete le città, e seminatene l'area di grano, così vi forniranno messe di spighe, mentre ora vi producono messe di vizi, o di delitti: uscite dai chiusi, le città sono prigioni di prigioni, parchi per avere sotto mano le belve; spargetevi pei campi. La terra vi generò, la terra vi alimenta, la terra vi dà nel suo grembo riposo; madre sempre la terra; al cielo levate le preghiere, alla terra chiedete soccorso: vi è pane per tutti. Se la immensa pecunia sparnazzata dai re per comperare la ignominia o l'angoscia dei popoli fosse stata spesa in opere utili alla umanità, quanta miseria e quanti delitti sarebbero stati risparmiati! — Poche idee, ma sicure con le quali possiate solcare le menti dei mortali come col vomere la terra, o vi redimeranno, od altra industria nol potrà: ma intanto la presente società bisogna che muoia: Dio non vuole, e gli uomini non possono sanarla: che resta dunque a noi altri? Accogliere speranze e formare voti pei futuri destini dei nostri nipoti, imperciocchè se questi voti e queste speranze non gioveranno, male certamente non ne potranno fare; e poi bene auspicando e bene sperando si acquieta l'amarezza, che sorprende l'animo nostro alla contemplazione dei mali presenti, e meglio ancora ci disponiamo a morire con la maggiore pace possibile.»
Capitolo I.
L'ANTIVIGILIA DI NATALE.
— Oh! che lo invito glielo abbia a mandare?
— Fa' quello che il cuore ti detta; io per me non glielo manderei...
Era ormai un quarto d'ora e più che Orazio e Marcello se ne stavano seduti avanti al fuoco, senza alternarsi parola, ed i ragionamenti loro, prima che tacessero, non avevano avuto nemmanco alla lontana relazione di sorta a cotesta domanda e nè a cotesta risposta; non pertanto s'intesero perfettamente.
Ora come avviene ciò? Decifrarlo è difficile, ma io credo che nel modo stesso col quale i corpi si mettono in corrispondenza fra loro per virtù di correnti elettriche, o di fluidi animali, così gli spiriti si compenetrino, mercè un'aura di pensiero, che muove da una parte e dall'altra. Basta; comunque la cosa accada, non si potrebbe negare come due creature s'intendano, e conversino insieme senza significare con parole gli interni concetti.
Difatti le menti di Orazio e di Marcello stavano in quel momento appuntate in Omobono Compagni, padre d'Isabella, il quale, secondo il presagio che un dì si ebbe a fare Orazio, era riuscito alla prova cattivo a farina e peggio a pane.