— Già, caro, alla messa; la mia egregia zia, donna Claudia della sacra famiglia dei Biscottini, mi tiene il broncio da parecchi giorni, perchè gente sviscerata per la salute del tuo povero amico le assicurò di certa scienza che io era un'anima persa, e che lasciando a me, tornava lo stesso che insaponarmi le scale per isdrucciolare giù nello inferno; onde in me si raddoppia la necessità di tenermela bene edificata, però che, dal suo filo in fuori, io non ho refe da rammendare i miei strappi.
— Capisco; la scusa è onesta anco per assistere alla messa; ma, se non la sbaglio, mi sembra donna Claudia in assai buona età da farti allungare il collo più di una cicogna, posto il caso che tu vincessi il palio co' gesuiti.
— Amico del cuore mio, datti pace, che tu non avrai a desolarti di vedermi tribolato da una zia eterna: ci hanno due cose fuori della mia potestà, le quali mi porgono fidanza del prossimo dolore di piangerla a spron battuto, onde non io, ma qualche altro nipote più amoroso di me possa dispensarsi dalla terza rimessa al suo arbitrio: le due cose sono il catarro e il medico che la cura; la terza sarebbe lo speziale.
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Giù il cappello, lettori, ch'entriamo nel tempio della giustizia.
E tuttavia, io lo dichiaro alla libera, qui dentro tu troverai tutto, tranne la giustizia. Ed invero, o come ce la potresti trovare, se gli uomini non sanno nè manco in che cosa consista? Taluno (credo san Tommaso d'Aquino) insegna: Giustizia essere tacito convenimento della natura in aiutorio di molti. Misericordia! La Sfinge si sarebbe fatta coscienza di proporre a Edipo d'indovinare enigma traditore come questo. Tale altro (credo sant'Agostino) dichiara: Giustizia è ferma e perpetuale volontà che dà la sua ragione a ciascuno. Peggio che andar di notte senza lume: ragione che significa mai? E come si impara ella? E con quale regola la si spartisce? Ancora, la volontà disgiunta dall'atto è nebbia che lascia il tempo che trova, e tanto è il mal che non mi nuoce quanto il ben che non mi giova. Arrogi, la ferma e perpetuale volontà a cui spetta? Senza dubbio all'uomo, e se così, come puoi fidare che una norma commessa in balìa dell'uomo possa rimanersi inalterabile e ferma? Non che altro le campane di bronzo per virtù del caldo o del freddo dilatansi o restringonsi, pensa se la umana volontà, nuvoletta poverina lasciata in abbandono all'uragano delle passioni. Giustizia (questa nuova definizione ce la somministra Brunetto Latini, maestro di Dante) è abito lodevole per lo quale l'uomo fa opere di giustizia; manco male adesso la giustizia, abbassato il volo dalle regioni della metafisica, incomincia a rasentare la terra, ma ci vuol poco a comprendere come questa definizione manchi di due estremi, senza i quali la giustizia si risolverebbe a nulla, ovvero a danno; e sono: certezza della costanza dell'abito, e notizia sicura delle opere giuste. Passiamo ad altra definizione: Giustizia è studio di non fare troppo o troppo poco ed osservare lo MEZZO. Dio ne liberi! la sarebbe giustizia da moderati; e il nome ha trucidato la cosa. Per un po' che tu ci pensi sopra, tu conoscerai che ai termini di cotesta definizione, chi ti ripescasse caduto e ti lasciasse poi fra il pelo dell'acqua e l'orlo del pozzo, sarebbe giusto; giusto avrebbe a giudicarsi colui il quale, potendo rubarti un sacco di scudi, te ne lasciasse la metà; e a ragionare così non costa altra fatica che aprire la bocca, e' ci sarebbe da sbattezzarsi pensando come sia tanto facile starsene zitti, e come ciò non di manco, l'uomo s'incaponisca di sfringuellare a vanvera. Più positivi, parecchi definiscono per giustizia il patibolo addirittura, ovvero il luogo dove si fa la festa ai condannati; e questa, a mio parere, ha da essere la giustizia vera, imperciocchè i diversi significati della giustizia si adattino maravigliosamente a simile significato: così giustiziare denota uccidere i condannati dalla giustizia; giustiziati gli uccisi dalla giustizia; giustiziere quegli che uccide gli uomini giudicati dalla giustizia.
Dunque smetti l'ubbìa di cercare la giustizia nei tribunali; ella sta di casa altrove; cercavi i giurati: di fatti e' ci sono: mira chiuso in cotesto casotto quel branco di brave persone. Li vedi? Guardali bene, sono i giurati, ovvero i giudici del fatto: a quale specie di animali essi appartengano non è cosa facile dire: a quella dei feroci, no certo: se le sembianze umane potessero significarsi a suono di musica direi, che presentano una scala semitonata dalla faccia della pecora fino a quella del montone; il demonio dello sbadiglio si è impossessato dell'anima e del corpo loro; con la bocca senza requie, ora aperta ed ora chiusa, raccontano la storia di tutte le forme dei mascheroni che furono, e predicano la profezia di tutti i mascheroni da fontana che saranno fino alla consumazione dei secoli: onesti tutti da ventiquattro carati buon peso: veruno di loro diede mai agli avventori meno di undici once per libbra: è calunnia del Giusti, che taluno di essi vendesse zenzero per pepe buono, egli ci mise unicamente pane pesto, ed anche a ciò indotto dallo scrupolo, che il pepe pretto accendesse troppo il sangue dei padri di famiglia. Tutti, o quasi, pagarono le cambiali a scadenza senza protesti o gravamenti; tutti conservarono salutare terrore per la galera a vita ed anche pei lavori forzati a tempo.
Veramente, lo dico pel dovere di servire alla verità, e col rossore sopra la faccia, qualcheduno di loro amò la donna altrui, ma diventata vedova se la fece sposa, dando coda di sacramento al fatto che incominciò col capo di peccato mortale; e qualche altro lasciò vincersi dalla tentazione sotto l'aspetto di cameriera, ma non sì tosto se ne accorse la pudica moglie si picchiò il petto, si rese in colpa, e rimettendosi in carreggiata cacciò via la fantesca, alla quale, per non mostrarsi da meno del patriarca Abramo quando licenziò Agar, donava cento lire, dico cento in tanti cinquini di argento, perchè facessero più figura; e se ma' mai la pratica si lasciò dietro strascico peccaminoso, alla colpevole tentatrice fu liberale delle spese del parto e del puerperio ordinate dalla legge, e pel prodotto ebbe cura che saldo e ben condizionato lo deponessero nella ruota dei bastardi. Ciò basta alla dignità del borghese galantuomo e moderato, e ce n'è d'avanzo.
Rispetto a dottrina, chi presumerà superare i miei droghieri nell'arte di pesare a stadera, ovvero in quella di comporre un cartoccio bislungo o a cono? Non tutti, chè non sarebbe vero, ma taluno di essi temporibus illis, quando costumava moneta di metallo, per amore della teoria della uguaglianza democratica, tosò gli scudi traboccanti: ora però, che correvano biglietti di banca, se ne stava come Adamo sbandito su l'uscio del paradiso terrestre a struggersi alla vista del frutto vietato, peritandosi di andare a pigliarlo per propaginarlo nel proprio orto. Al mio droghiere giurato non istate a contare dei Tristi di Ovidio o dei Treni di Geremia, un conto di ritorno vince per lui il lamento di ogni più pietoso epicedio; come di rimpetto ad un conto di netto ricavato, che butta il pro di un cinquanta per cento, non gli rompano le scatole con le odi di Pindaro e di Tirteo. Le cose del mondo non vanno, e non andranno mai bene, finchè il padre eterno non provvederà a che sieno tenute in regola a partita doppia.
Oltre i droghieri fanno parte del Giurato alcuni medici, i quali appartenendo alla setta dei controstimolisti non disperano della salute della umanità, a patto che non si sopprima il salasso, e se Cesare Beccaria sostenne il contrario, egli è perchè non fu medico, nè chirurgo, e quindi nè manco potè essere legislatore compito e medico. Diavolo! Come volete rimediare allo stimolo, se renunciate al taglio della testa, che è il controstimolo?