E poi vengono gli ingegneri, i quali affermano la società difettare nei fondamenti; e per giunta i muri essere tirati su fuori di piombo; orribile comparire di aspetto come quella che va composta con un guazzabuglio di ordini architettonici. Onesti ingegneri, voi pigliate un granchio, le nostre società, quasi tutte monarchiche, furono inalzate su fondamenti di ossa e murate con calcina spenta nel sangue dei popoli, che fa cemento mirabile per simile maniera di fabbriche, a detta del Guicciardino, che se ne intendeva: quanto ai muri a sghembo, ci si provvede con puntelli di baionette: chi poteva tagliare la umanità tutta da una pezza non lo volle fare, però bisogna pigliarla com'è e tirare di lungo, senza andare a cercare il quinto piede al montone.

E gli avvocati dove me li lasci? Come si pongono di tratto in tratto colonne per indicare la diritta via sopra i cammini pubblici, così gli avvocati piovvero nel mondo per farcela smarrire. Costoro reputano offesa personale la divisione operata dal creatore fra le tenebre e la luce, e si affaticano ad abolirla. Il Dante impone silenzio a Ovidio ed a Lucano per le trasformazioni da essi raccontate, ma gli avvocati fanno dimenticare quelle di Dante; qual

serpentello

Livido e nero come gran di pepe[24]

può non che vincere, uguagliare la maligna virtù delle calunnie vendute e delle ire date a nolo? Con lo intelletto guercio per sofismi e con l'anima viziata dall'avarizia, o come giudicheranno essi? E pure essi giudicano e condannano le colpe, che seminano a bocca di sacco nell'umano consorzio.

A questi e ad altri cosiffatti uomini la legge dà commissione di penetrare nello spirito umano, indagare le più segrete scaturigini del delitto, e poi conosciute le contingenze tutte, onde si forma la volontà della creatura umana, confrontarle con le spinte esterne e gli urti del temperamento individuale: perchè per moltissime cose l'uomo è tomo della medesima opera, non iscompagnato, ma diverso dagli altri; poi vuole che essi abbiano ad un punto la sapienza del Kant e del Cabanis per assicurarsi, senza fallo, della spontanea intenzione dello agente, ovvero, come dicono in termine del mestiere, dello elemento intenzionale. Questa terribile Iside davanti cui Socrate piegherebbe sgomento la faccia, ecco tutto giorno svelano sensali, droghieri e merciaioli. E tuttavolta noi vivemmo nei tempi nei quali i giudici ordinari pronunziavano sentenze alla stregua della prova; se piena la prova, e piena era la pena; se no, un terzo, mezza e due terzi di pena. Tenetevi pertanto caro il giurato nella medesima guisa che anteporreste la scarlattina al vaiolo: per ora la scelta non può cascare che fra due mali; più tardi vedremo: la via è lunga, me ne sono accorto anch'io, ma la speranza ci conduce gratis, e lo fa volentieri; da poi che mondo è mondo, questo è il suo mestiere, e lo sarà fino all'ultimo.

Dacchè la Felicità viene pian piano perchè ha i pedignoni, contentiamoci della Speranza; cari miei, imitiamo la virtù di colui, che non potendo comprarsi l'arrosto, si soddisfece coll'impregnare il pane del suo fumo. L'oste ladro pretendeva dal povero uomo anco il pagamento del fumo, e il giudice gli diede ragione, solo condannò il convenuto a pagarlo col suono della moneta. Storie vecchie.

Oltre i giudici giurati, eccolo lì, il pubblico ministero, l'avvocato fiscale, il procuratore del re, insomma colui che urla sempre: Crucifige. Come il franco tenitore nel torneamento, egli tiene in resta la lancia del sofisma per iscavalcare nemici, i quali vinti, egli manderà alla dama dei suoi pensieri, che è la forca. In verità egli è un tristo, ma tristo mestiere, peggiore di quello di cogliere finocchio marino e masticarlo, come dice Amleto, peggiore di quello del ladrone da strada, imperciocchè questi affatto ingeneroso non paia, potendo incontrare contrasto e rimanere ucciso: l'avvocato fiscale assassina in poltrona.

Di contro al difensore della legge siedono i difensori degli accusati: anche questi decorano con vanti pomposi un mestiere assurdo ed ignobile: assurdo però che per costoro sieno innocenti tutti, come se colpe e colpevoli non esistessero al mondo: quindi la rôsa di pretendere ogni accusato senza delitto, mentre non giova ai rei, nuoce ai giusti. Per me vorrei che come pei crimini di lesa maestà si costuma nella Inghilterra, lo imputato dovesse dichiarare se intenda sostenere la innocenza assoluta ovvero la sua scusabilità; nel primo caso, dove non si giustificasse intero, gli applicassero la pena a venti soldi per lira in odio della temerarietà; nel secondo, gli si usasse misericordia, dacchè i giudici dovrieno rammentarsi sempre che anche essi un giorno tremeranno dubbiosi se verrà loro usata misericordia, ed avendola essi adoperata con altrui, più agevolmente la otterranno per sè. Inoltre ignobilissimo parmi il mestiere dello avvocato, però che ai giorni nostri si pigli a nolo ad un tanto l'ora, come le vetture di piazza; e quando ti fai pagare la coscienza a tariffa, oh! buffone, mi vuoi far ridere quando favelli di convincimento. Presso i Romani la difesa, non pagata per divieto della legge, induceva la gente a non discredere simile convincimento; e i Greci una volta ordinarono che gli accusati da per loro si difendessero; onde essi ricorrevano, è vero, alla opera degli oratori, ma unicamente perchè le proprie arringhe dettassero, mentre poi eglino o le leggevano, o, mandatele a memoria, le recitavano nel tribunale. Di qui le bellissime orazioni di Lisia, succinte e semplici, varie secondo l'indole dello incolpato e le qualità del delitto: altri si compiaccia delle filippiche o delle orazioni per la corona, che io mi contento della orazione dell'obolo e del fratricida.

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