Fabrizio aveva assunto la difesa della miserrima donna, per bontà di cuore, non senza però qualche miscuglio di libidine di fama: sicchè in fondo in fondo provvide più allo interesse proprio che allo altrui, onde se un giorno egli si avviserà chiedere a Dio la ricompensa di cotesta azione, dubito forte che egli non abbia a sentirsi rispondere: Recepisti mercedem tuam, tu hai riscosso il tuo salario da un pezzo.

Il profeta nei tempi andati esclamò; «Voi che passate, vedete, se mai ci fu dolore uguale al mio!» Queste pietose parole, dette già per Gerusalemme, furono poi applicate alla madre di Gesù Cristo; e senza dubbio non sembra che veruna angoscia possa superare quella della madre che raccoglie in grembo il proprio figliuolo lacerato dalla bestiale ira degli uomini, e pure si conosce spasimo fuori di misura superiore a questo, ed è quello della madre che si mira davanti il figlio che ella dubita ed altri l'accusa avere ucciso. Quando successe il pietoso caso, ella si sentì del tutto tramutata, o piuttosto sè da se stessa divisa: veruna parte del suo essere stette ormai più unita coll'altra: le sue facoltà intellettuali, non che le sue membra, entrarono in urto fra loro: gli occhi stirati verso le tempie, presero guardatura disforme; con uno vedeva il pargolo saltellante e vivo, con l'altro immobile e morto: delle orecchie in una udiva il vagito di cui piglia possesso della vita, nell'altra il singhiozzo della morte; allora ella fuggiva alla dirotta, mugolando, turandosi gli orecchi con le dita; indarno però, che gli infesti suoni crescessero sempre e non provava refrigerio alcuno nè dallo stopparsene i fori con le foglie, nè spingendovi dentro i lembi di carne rovesciati in su a modo che si fa con le faldelle per le ferite: si sotterrava la testa, ed era peggio: allora non sapendo a qual partito appigliarsi, si acchiocciolava giù sul pavimento senza dare in un gemito; di tratto in tratto lei scoprivano viva le convulse palpitazioni del cuore. Se tu l'avessi sperata traverso al raggio della luna, cotesto raggio le avrebbe passato il corpo, tanto era per lo spasimo continuo diventato attrito e trasparente: i capelli in parte rimasti neri, in parte diventati bianchi; taluni pieghevoli, altri irti e ribelli ad ogni cura di pettine; delle mani, la manca, senza requie, aperta e chiusa, pareva volesse grancire qualche cosa; la destra giù inerte come morta. Come sudava piangeva; le lacrime, per così dire, non piante, traboccandole dalle ciglia, in parte le gocciavano in bocca, ahimè, quanto amare! Serbavano il sapore della colpa; parte cadevano in terra e la terra, vindice anch'ella della natura oltraggiata, mescolandole con la polvere le riduceva in fanghiglia; e più che tutto terribile la bocca; fregandosi ella con moto perpetuo le labbra fino a scorticarsele, queste presentavano sembianza di piaga insanguinata.

Non una parola di conforto si fece udire per la dolorosa, ma che parlo io di conforto? Non atto, non voce che non significassero maledizione per lei. Ella non la vide, nè la udì, chè Dio ebbe misericordia della canna schiappata. Ora dove sono i suoi uguali, che devono giudicarla? Gli uomini! Ma l'uomo comprenderà egli la paura della figlia per le furie paterne? La ferocia della fanciulla pel suo pudore offeso? L'orrore della donzella per la derisione delle compagne e pel vilipendio universale? L'uomo non potendo tutto questo provare, nè manco può comprendere. Ebbene, giudichino le donne. Misera lei! Le donne non conoscono lacrime per la sventura della sorella caduta: non furono già le figlie, quelle che copersero le vergogne di Noè. Tuttavia non disperiamo, verrà il tempo (e lo vedrà chi lo potrà aspettare) in cui le donne-giudici, uscite fuori dal Mercante di Venezia[25], col berretto in capo e la rettitudine nel cuore, la toga addosso e la sapienza dentro al cervello, giudicheranno le accusate; per ora le arrostiscono gli uomini. Le tante società instituite per la emancipazione delle donne stanno per dare grappoli come quelli della terra promessa. Ammannite i corbelli!

L'altro accusato era un prete, un degno sacerdote in verità, il quale aveva avuto la custodia delle anime; mostrava quella età nella quale gli uomini di giudizio dovrebbero depositare con buona grazia nella cancelleria del Tempo concupiscenze ed ardori, a mo' che fanno i mercanti dabbene i loro bilanci nella cancelleria del tribunale di commercio, per dimostrare ai creditori che s'ei sono costretti a fallire, falliscono di buona fede. Appariva lindo, zazzerato, con la sua brava chierica bianca quanto una fetta di zucca prima di essere fritta: contegnoso negli atti; piuttosto malinconico, che sconcertato, e

Più pensoso di altrui, che di se stesso,

come canta il Petrarca a proposito di Cola di Rienzo: il suo volto non diceva nulla; una lettera sigillata, una sciarada non anche indovinata, un biglietto del giuoco del lotto prima della estrazione: anche alla sua fama poteva applicarsi il detto del furbo, che portò via la lampada dal Duomo di Pisa: «Chi ce la vuole, e chi non ce la vuole.» Pure da un pezzo in qua, essendo diventato potente, i suoi compagni nel sacerdozio lo avevano ribattezzato in sagrestia con lo inchiostro e fatto bianco col suffumigio delle candele accese a San Gaetano padre della divina Provvidenza... Ahi, preti! preti! preti!... La cronaca dei tribunali, così nostrani come stranieri, va trucemente famosa per le geste vostre, o laidi, o scellerati!

Se voi sacerdoti vi contentaste ad esercitarvi soltanto nei sette peccati mortali, guà! per uno accomodo ci starei, ma quello che più mi dà uggia, è l'ottavo, nel quale eglino presero tutti la laurea nella università della Ipocrisia, e consiste nell'arte di ricoprire gli altri sette. Più che ci penso, in coscienza, meno ci capisco: un dì i municipi, e credo taluni anco adesso, stanziavano non so quanti scudi in premio all'uccisore di un lupo, e non elargivano nè manco un soldo a cui ammazzava un prete: all'opposto la legge (e' vi hanno legislatori, che per immaginazione danno tre punti giunta a messer Ludovico Ariosto), considera il prete un uomo, e chiama omicida chiunque si avvisasse levarlo dal mondo. E sì che fu provato e riprovato il prete essere uguale alla somma di tre lupi; diventino uomini e vivano.

E non basta; personaggi soliti a dare la orma ai topi e le mosse ai tuoni si tirano su le maniche in Parlamento, e si sbracciano, affinchè venga concessa ai preti liberali la facoltà d'insegnamento. Come va questa faccenda? Vietasi agli speziali, sotto severissime pene lo spaccio di sostanze velenose, e poi lasciate ai preti libera la facoltà d'insegnare? O che siate benedetti, che cosa volete voi che insegnino! Che il papa è padrone del cielo e della terra; infallibili i suoi responsi; egli potere con una parola del nero far bianco, il tondo quadro, e così via. I preti sono fungosità dello errore: dopo secolari travagli la verità appena li può pigliare di mira, e voi li armate di tutto punto, affinchè tornino alle conquiste della superstizione? Voi vedrete il prete rigermogliare peggio della gramigna, che scusso di famiglia semina e non ara, e alla raccolta miete per venti: anche ieri tutti l'ossequiavano come potente; ieri ed oggi lo venerano molti: voi l'offendeste, voi lo spogliaste, ed oggi vi assottigliate il cervello per dotarlo di forza per vendicarsi e rifarsi della odiata inopia. Il mondo, insomma, è una contradizione divisa di giorni e di notti, e il peggio incoglie a cui non vi si adatta.

Difensori del prete due avvocati insigni; entrambi parziali pel ministero che regge: non già perchè importi loro un ministero o un re, o un reggimento piuttostochè un altro; essi possiedono vele per tutti i venti e carte per tutti i mari: stanno per cui comanda. Uno di loro, quel grasso, è celibe; lui non dilettano davvero la gloria o il desiderio di giovare alla patria e simili altre quisquilie: egli vuol vivere con quanto di meglio produce l'alma natura per tutta la superficie della terra: e perchè anco la ghiottoneria si compiace della estetica, egli chiama poppe di Venere le più magnifiche fra le pesche; e qui mi fermo. Chi procede poco ligio al Governo, e peggio poi chi gli si scuopre avverso, corre mille traversie, non fosse altro quella di mettersi tardi a tavola, e a lui non occorse mai trovare il pranzo diaccio in questa vita, e così spera nell'altra. Più grave peso, non so, se per parlare giusto, io mi abbia a dire o la fortuna o la natura pose sopra le spalle all'altro avvocato; egli ebbe tre figli e gli attaccò tutti al corpo dello Stato; poco gli importò del dove si sarebbero attaccati, purchè succhiassero; pel primo gli era riuscito murarlo come capitello nella fabbrica di un ministero: andare più su non poteva, chè glielo impedivano cornici, cornicione, frontone et reliqua che gli stavano di sopra; ma ciò non preme, anzi ci aveva piacere, perchè maggior numero di circolari di quello che già ci era in cotesto cranio non ci sarebbe capito, e girando dell'altro si correva rischio di rompere la corda all'orologio. Il secondo si riputava felice nella bestialità prebendata di un benefizio nella cattedrale di Milano. Soldato il terzo, e se invece della spada, si fosse posto al fianco il breviario del fratello, veruno si sarebbe accorto dello scambio: per conoscere le fosse dei campi lombardi, egli non temeva concorrenza col più esperto ingegnere ed agrimensore d'Italia.

Per istare a galla, questi due avvocati e deputati del centro non l'avrebbero ceduta di un pelo ai tappi di sughero; e nonostante ciò, un giorno, essi si trovarono come Ercole al bivio: ecco l'autorità si parava loro biforcuta davanti in sacerdotale ed in monarchica, una coll'aspersorio in mano, l'altra con lo scettro; quella col laveggio del triregno in capo, questa con la cazzeruola del berretto Ricotti: che pesci pigliare? Tolsero esempio dal sole: se anche questo ministro maggiore della natura talvolta si ecclissa, tanto più potevano ecclissarsi essi; però, nei voti ancipiti, non comparvero alla Camera, e così, piacendo a Corte, non dispiacquero alla sagrestia: ben veduti da tutti, promossi dai giudici, favoriti dai preti, delizia dei segretari, partecipi di tutte le commissioni e le inchieste, più del matto dei tarocchi ch'entra in tutte le verzicole, sentendo come nelle alte sfere, la scissura fra la potestà temporale e la spirituale si lamentasse, si adoperarono lodevolmente, non meno che fruttuosamente a farla cessare.