Invitato a dire, sorse il giovane Fabrizio: il sudore gl'imperlava la fronte,

Non avea membro che gli stesse fermo:

con la destra si tirò dietro le tempia i capelli, e vibrato uno sguardo sopra il procuratore del re, che parve lo strale di Apollo contro il serpente Pitone, come se un demone lo agitasse proruppe:

— Sono quelle che ho udito parole di uomo civile in tempi civili? Vi contenterete voi padri di conservare caste le vostre figliuole per terrore della gogna, della mannaia e del capestro? Porrete voi custode alla verecondia delle vostre figliuole il carnefice? Per ritrovarla inalterata inchioderete la castità delle vostre figliuole sulla croce come lo schiavo romano? O padri, poichè voi non sentiste il debito di protestare in nome delle vostre figliuole, lo faccio io, e dichiaro che movendo il primo passo nel fòro, non avrei mai creduto inciampare in tanta indegnità.

Guardatevi di favellare alle vostre figlie di colpe, di delitti e di patiboli, bensì dite loro, che la società minacciata di naufragio ha gettato sopra esse l'âncora della speranza; e, od esse la salveranno, o veruna altra cosa potrà; serbino non pure i corpi, ma sì le anime incontaminate da ogni malefico influsso: quando le ammaestrerete fate di porre il dito sul vangelo, colà dove predica: «voi avete udito che fu detto dagli antichi non commettere adulterio, ma io vi dico, che chiunque riguarda una donna per appetirla ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore»: dite loro che l'anima della donna ha da essere un santuario di pensieri casti e soavi; dalle sue labbra devono fluire sempre parole di consolazione e di amore; e dalle sue mani, pari agli arbori di mirra e d'incenso emanare perpetuamente atti di carità. Dimenticate i concetti sciagurati del pubblico ministero; sperdeteli al vento, e caso mai vi tornassero alla memoria sbanditeli come la tentazione del maligno.

E voi, fanciulle, la testimonianza delle quali, troppo fiducioso io invocai, invece di sovvenire alla vostra sorella caduta, voi avete portato fascine al rogo e fuoco per ardervela sopra; — voi sole siete quelle che potete far tesoro delle parole del difensore della legge.

Lo so, a me verrà taccia d'incauto per avere invocato la testimonianza di donne ormai tocche dal fiato malefico del tempo, ma a voi quale e quanto non lontano rimorso? Certo non i miei, ma i vostri nemici mi riprenderanno, dicendo che io doveva sapere come le sacre carte parlino bensì di angioli, di angiolesse non mai; e che se angiolesse ci fossero volerebbero non con ali di colomba, bensì di pipistrello. Voi salutano fiori, e fiori siete; ma fra questi vi hanno le rose, delizia della gioventù innamorata, ed i giacinti, fiori da morto, fregio di cataletto... andate contente se potete, con le vostre parole voi avete intrecciato la ghirlanda sopra la bara di Felicina. Che colpa fu la sua, se a lei, più che a voi, sorrise la natura? Se in lei più che in voi infusero i cieli senso del bello? Avete mai considerato se fu maggiore in Felicina la virtù di vincere i cuori, o la screanza in voi per allontanarli? Se come affermate non li serbava per sè, è segno certo che non ve li rapiva ella, bensì abbandonavano voi. Siate sicure, i vostri obbrobri contro la povera Felicina non vi guadagneranno più cuori di quelli che vi procurava la vostra venustà, nè cresceranno il valore della vostra dote.

Ma strano a pensarsi, mentre dispetti di femminucce e parole astiose forniscono materia al pubblico ministero per tessere grande parte di accusa, la gioventù perversa e gli atti biechi del prete accusato od egli dissimula o scusa... quasi li loda! Dat veniam corvis, vexat censura columbas. Ecco il procuratore del re, curandaio dell'anima di don Liborio, me lo tuffa, inquinato di mille sozzure, nelle sue pile e me lo rende di bucato: ecco il nuovo Saulo nella persecuzione della innocenza; casca da cavallo e, in grazia del procuratore del re, si spacca il capo? No... diventa Paolo... uno apostolo... un santo.

I tribunali così esteri come nostrani — continuava il giovane alzando la voce — vanno pieni di processi per delitti scellerati e nefandi, pei quali di leggieri si comprende come i preti abbiano elevato la ipocrisia alla sublimità di scienza. La religione hanno convertito in coccio da tartaruga, dentro cui si rannicchiano quando stormisce sul capo loro l'ira degli uomini e di Dio... Dio, del quale s'industriano snaturare nelle menti umane lo intelletto e lo amore mediante superstizioni, idolatrie e gaglioffaggini, che il popolo imbestiano così da disgradarne i bruti...

— Avvocato — interruppe il presidente — io adoperai fin qui, a vostro riguardo, molta indulgenza, considerando essere questa la prima vostra orazione, adesso poi mi parrebbe mancare al mio dovere se non v'invitassi a temperare le vostre parole, trattandosi della religione cattolica, riconosciuta della maggioranza dallo Statuto fondamentale.