— Signor presidente, accennando io a superstizioni, a gaglioffaggini e ad idolatrie, ma credete voi che io parli di religione?
— Ma le pie tradizioni che il popolo conserva ab antiquo voglionsi rispettare.
— Ah! gli errori diventano venerabili quanto più antichi? Credeva che questo accadesse pel vino; mi sono ingannato; da ora in poi terrò per sante le fraudolenze alla stregua del tempo che esse soffocano lo spirito umano. Popolo, rispetta le tue fasce, perchè ti stringono da secoli; tu hai da giacerti mummia eternamente dentro al sepolcro della vita! Chi aprisse il pollaio alle volpi si chiamerebbe stolto, e stolto altresì chi immettesse il lupo nell'ovile; e voi, che commettete le anime e i corpi delle vostre creature nelle mani ai preti, come vi chiamerete voi? Quello che la lingua rifugge a raccontare, quello che senza coprirsi la faccia per la vergogna non si potrebbe udire, forma per costoro esercizio di disciplina gentile...
— Calunnie! — interruppe una voce sonora nella sala.
Per cui l'avvocato come punto rispose:
— Chi è il temerario, che ardisce tacciare le mie parole calunnie? Si faccia innanzi. Signor presidente, vogliate ordinare che il processo continui a porte chiuse; ond'io possa allegare oltre a cento sentenze pronunziate nel giro di pochi anni contro le nefandezze sacerdotali.
— Continuate, avvocato; ciò non fa al caso nel nostro processo: l'interruttore sia condotto fuori della sala.
Lo interruttore fu rinvenuto; egli era un prete gobbo: allora il riso s'impadronì della gente quivi adunata; perfino i giudici risero, ed anco don Liborio; due no, Felicina e Fabrizio. Così senza rimedio si alterna nel mondo la tragedia con la commedia, perchè questa quando tu te l'aspetti meno t'insanguina le mani, e quella, mentre tu stai per piangere, ti cocca e ti fa la castagna.
Quietato il riso, Fabrizio riprese:
— Deh! datemi ascolto e incoraggiatemi con la vostra attenzione, perchè se il mio dire vi parrà inculto, egli però si parte dal cuore. Avete veduto il pubblico ministero con quale agonia attese a raccogliere pruni, sterpi, stecchi e trucioli per costruire il rogo dove abbruciare la misera giovane? Per me confesso che in ascoltarlo, sentendo paura ch'ei mi notasse e gli saltasse il capriccio di accusarmi, mi venne voglia rimpiattarmi; qual vita comecchè innocentissima non gli fornirebbe materia per chiedere l'applicazione della pena capitale? Ma sapete, signor procuratore del re, che con tutto il rispetto che io professo per le vostre virtù, se mi mettessi a frugare nella vostra vita coi modi coi quali voi rovistate nell'altrui, gioco cavarci tanto da farvi impiccare per lo meno tre volte.