Felicina non intese la voce del presidente, che a lei pure rivolto, disse:

— E voi, accusata, avete nulla da aggiungere per la vostra difesa?

Ma quella del prete la scosse, tremò forte dal capo alle piante, gli occhi smarriti fissò sopra lui come se fossero state due punte: poi di un tratto, a mo' di tagliola che scatti, gli si avventò al collo urlando col solito strillo:

— Scellerato, scellerato, scellerato, che hai fatto del tuo figliuolo? Rendimi il mio figliuolo....

Così mosse subitaneo lo assalto, che il prete colto alla sprovvista, non ebbe modo di schermirsi, si ripiegò e cadde in ginocchioni livido in faccia; quantunque la ipocrisia lo vestisse della sua corazza di ferro, la paura gli grondava da tutti i pori. Però toccando terra, sentì rianimarsi; a tutti i vermi succede così: la terra è casa loro, e comprendendo la stretta pericolosa in cui versava, e come una parola incauta avrebbe potuto tradirlo, egli si strinse a dire:

— Signore, liberatemi voi da questa forsennata.

Non pertanto grandissima era stata la impressione nell'uditorio per lo improvviso caso, e se da un canto l'aura di santo Ignazio loiolita riprendeva ad asolare, dall'altro la pietà tentava intenerire i cuori, e vi riusciva, se in mal punto il presidente non avesse con inconsulte parole redarguito Felicina:

— Accusata, credete voi con siffatti furori migliorare la vostra causa? L'audacia è l'ultimo rifugio dei colpevoli, ma non li salva mai.

— Dunque la è bella e giudicata? — saltò su impetuoso ad esclamare Fabrizio. — Dunque prima della sentenza è condannata? Ah! signor presidente, voi pretendete che la vittima si lasci svenare in silenzio? Voi negate ai morenti perfino il sospiro? Badate, dal lambire che le vittime facevano il sangue di sul coltello che le aveva sgozzate, gli antichi traevano funesti auspicii...

— Qui non ci sono sagrificatori, nè vittime, — interruppe il presidente stizzito — bensì giudici, dei quali è instituto condannare i rei, ed assolvere gli innocenti.