— Sempre? — E lanciata questa parola, che parve sasso frombolato dalla fionda, Fabrizio si lasciò andare giù rifinito sopra la sedia.

Il presidente allora, dopo dichiarato chiuso il dibattimento, riassunse la discussione, fece notare ai giurati le principali ragioni addotte pro e contro dalla difesa, rammentò i doveri cui erano chiamati a compire; insomma eseguì tutto quello e quanto viene prescritto nell'articolo 494 del Codice di procedura penale.

Legge e coscienza impongono abbia ad essere questo riassunto imparziale. Lo fu? E con più ampia domanda: ordinariamente egli lo è?

Io ho contemplato le bilancie di ferro tenute in pugno dalle statue della giustizia marmoree o di bronzo (anco quella eretta da Cosimo I, buona anima sua, sopra la colonna di Santa Trinita a Firenze, regge le bilancie) e confesso non averne mai veduto i gusci pari, nè l'ago diritto: ed ora se questo non possono fare braccia di bronzo e di marmo, o come pretendete ottenerlo da braccio di uomo? Qui havvi un polso, e dentro il polso il sangue che vi corre e vi ricorre risospinto dal cuore. E noi sappiamo per esperienza lunga pur troppo, quanto influiscano sopra il nostro cuore i rispetti, i sospetti e i dispetti co' quali (a detta della prelodata buona anima di Cosimo I) si governa il mondo; e non solo queste passioni, ma altresì l'uggia, la simpatia, il temperamento, la disposizione del corpo ed altre minute, infinite e non conosciute cause che tanto possono sopra di noi.

Imparziale il riassunto del presidente parve, ma togli un micolino di qua, un zinzino aggiungi di là; qui smussa leggermente una punta, e lì aguzzala; appoggia la voce sopra un periodo, e un altro susurrane, chè la voce colorisce più e meglio del pennello assai, e tu ti troverai ad avere con intera coscienza composta una relazione imparzialmente assassina; tale appo cui giudicheranno galanteria la lingua dell'aspide e la coda dello scorpione.

Nocque a Felicina il riassunto del presidente troppo più della requisitoria del procuratore generale, imperciocchè questa sembrasse, com'era veramente, irosa e sleale, mentre l'altro fu giudicato mansueto, e retto; quegli irritò, questi convinse. Nè punto meno riuscirono insidiose le questioni messe innanzi ai giurati, laberinto vero, per uscire a salvamento del quale sarebbe bastato appena il filo di Arianna; e la più parte dei giurati non conobbe altro spago, che quello col quale legavano i cartocci a bottega.

I giurati chiusi in Camera a deliberare, non riuscendo in tutto a formarsi da per loro un giudizio, nè potendo vincere la confusione in cui caddero per la moltiplicità delle questioni, accordaronsi a pigliare per guida il lume che traspariva dal riassunto presidenziale, e dove parve a loro che inclinasse al sì eglino dissero sì, e dove al no, senza tanto beccarsi il cervello, dissero no.

In meno di un'ora fu finita ogni cosa; la più parte di loro metteva doppio tempo a desinare: neppure una delle formalità volute dalla legge fu trascurata: vennero tutte eseguite puntualmente, chè il manuale sapevano a mena dito.

I dodici rientrarono nella sala, dove li accoglie un silenzio inquieto, foriero della tempesta. Il presidente domanda al capo dei giurati, conforme alla usanza, qual sia il resultato della deliberazione; questi con la mano sulla parte dove il cuore ha la gente, pronunzia la formula sacramentale: «Sul mio onore e sulla mia coscienza la deliberazione dei giurati è questa....» e la lesse, la quale sonò alternativamente ora affermativa ed ora negativa con questa ragione, che condannò senza pietà Felicina, e rimandò assoluto prete Liborio.

Il presidente, in ordine al verdetto dei giurati, dichiarato prima assoluto don Liborio, decretò si ponesse subito in libertà, non senza ammonirlo di procedere un'altra volta meglio avvisato negli atti di carità: anco questa ha i suoi confini; anzi per dirgliela in rima, conciossiachè il presidente desse talora una capata nella poesia, gli allegò la sentenza dello abate Pietro: