A mio parere, per eccesso di bontà, o per manco di arditezza unicamente si può negare il bisogno della distruzione come prodromo della creazione; e mi sembra che la esperienza avrebbe dovuto a quest'ora ammaestrare che i due metodi non possono esercitarsi contemporaneamente perchè il vecchio ammazza il nuovo, o piuttosto lo perverte tramutandolo in nudrimento a prolungare la propria vita. Così, per esempio, la istruzione sola può migliorare le sorti della umanità, ma quale istruzione? E come, e da cui compartita? La intellettuale non basta; vuolci eziandio la morale, ed anco per la intellettuale bisogna distinguere, imperciocchè in buona parte ella si adatti al progresso come al regresso. Ora prevalgono i preti, e però i loro fautori invocano a tutt'uomo la libertà d'insegnamento, chè andando eglino scevri da famiglia, di poca mercede abbisognano; e talvolta per interesse di partito la rinunziano; a loro avanza sempre tempo o perchè liberi o gravati meno da cure pubbliche o domestiche.
I principii onde si compone l'ottimo reggimento spettano alla teoria, ma i metodi per attuarli quasi sempre, per necessità, sono empirici; e chi troppo fida nella virtù dei principii come capace di per sè sola a partorire effetti copiosi, e peggio poi a vincere la potenza antica dei principii opposti, s'inganna amaramente. Se mai vi fu lume, il quale meritasse andare riparato con amorosissima cura, per certo è quello della libertà: se non giunsero mai a spegnerlo, ciò avvenne perchè Dio lo volle immortale: del pari che il nafta non si estingue per acqua, la libertà non si smorza nel sangue: però la sua fiamma fin qui non fu vista divampare trionfale; all'opposto, vacilla sempre; e se contro i venti avversi congiurati a suo danno non la sovvengano più validi aiuti, il suo valore sarà di cui combatte, non già di cui sta per vincere; e molto meno di chi ha già vinto.
Dirò quello che sento; uno sconforto infinito mi opprime l'animo, quando odo bandire ad uomini senza dubbio amici della libertà: «lasciamoli fare!» Ah! quando i topi vi sono entrati in dispensa, quando i tarli nel mantello, lo sapete voi che cosa significhi lasciarli fare? — Nè mi si obietti: o che dovremo predicare la crociata addosso ai preti? Gli arderemo noi? No, questo fecero essi quando poterono, e lo farebbero ancora se potessero; quantunque noi usando così contro loro altro non faremmo che saldare una partita, che la umanità tiene da tempo antico accesa sopra i suoi libri a debito di cotesti spietati; pure tolga Dio che allignino in noi siffatti pensieri: ma almeno vorrei che ognuno tirasse innanzi pei fatti suoi, senza rabbia come senza persecuzione. Pretende il papa la infallibilità, e infallibile sia a casa sua: il Concilio dei vescovi lo dichiara luogotenente generale di Dio sopra la terra, e veruno glielo contrasti, ma noi intanto aboliamo il primo articolo dello Statuto; proclamiamo intera la libertà di coscienza. Ma noi predichiamo la libertà dello insegnamento, che ci nuoce, taciamo su la libertà della coscienza, che ci giova; e perchè questo? Perchè, ammoniva un giorno certo mio collega nella legislatura italiana, la libertà di coscienza essendo cosa di Statuto, bisogna andar cauti a metterci le mani sopra, per paura che i servili onnipotenti adesso non ce lo riformino tutto in peggio. Dunque non faremo, nè possiamo fare noi. Il collega ha ragione: fermi pertanto per timore di peggio. E la monarchia non può volere la educazione, che scalza il principio di autorità, il quale, o sia clericale, o secolare, in fondo è un principio solo: chè se adesso questi due principii si trovano in iscrezio, andate franchi a credere che essi sentono entrambi la necessità di accordarsi, e si accorderanno: ponete mente al caso di Forlì: colà il municipio aboliva nelle scuole elementari pubbliche lo insegnamento religioso; ma il Governo si spaventa dello scandalo, e vuole che lo Stato convertito in sagrestano educhi la gioventù nella dottrina del cardinale Bellarmino per ammannire l'intelletto delle nuove generazioni a ricevere il seme dell'odierno Concilio Vaticano. La monarchia per propria natura e per istinto di conservazione non può procedere amica alla libera dottrina, per la ragione che questa per propria natura non può essere amica a lei. Che giova agguindolare? Tempo perso: il gioco è scoperto. Chiesa e monarchia, delle scienze amano quelle le quali giovano a loro; le altre, che non le danneggiano, sopportano; aborrono quello che presentono infeste. Chi pretende diversamente sarebbe pari a colui che le volesse costringere a spaccare le legna per comporsene il rogo: coloro poi che si arrovellano a vedere nei bilanci degli Stati massima la partita per mantenere la forza, e minima quella per diffondere la scienza, bene dimostrano avere ottima volontà, non mente.
Il Secolo muore, e secondo che sembra a me, bisogna che prima muoia e poi si rinnovelli. Siccome le catastrofi spaventano, e che che se ne dica incerto è sempre il porto dove i venti fanno capitare le rivoluzioni, così nei tempi passati molti s'industriarono ad operare in guisa, che il nostro consorzio mettesse un tallo sul vecchio, cioè che mentre da un lato mano a mano si demoliva, dall'altro con proporzione uguale si fabbricasse: commisero errore, imperciocchè anco Cristo condannò l'arte di mettere toppa nuova sopra panno vecchio. Io tuttavolta confido che i posteri li perdoneranno, se essi con volontà eccellente, ma con fallace consiglio prolungarono le miserie della umanità, forviandola dal suo corso fatale.
Ma nè i presenti, nè i posteri perdoneranno coloro i quali, dopo la prova fatta, con pienezza di conoscenza ricalcano la medesima via. Voi siete maschere col nome scritto dopo le spalle: vi conoscono tutti, e tutti sanno i fini a cui tendete, vanità ed interesse. Voi siete scappati fuori nei campi dello Stato come un fior di ruta, la monarchia non vi vuole, la democrazia vi rifiuta: se fossi in voi disarmerei addirittura; o non vedete, che mentre vi proclamaste capitani di lungo corso capaci di condurre la umanità per mari inesplorati e procellosi, vi siete mangiato il biscotto del viatico prima di uscire dal porto?
Delle rivoluzioni si compiono quelle che tutti presagiscono come portate dalla necessità. Gli avversari del vivere libero non hanno mestieri di spie per essere informati: gli avverte lo istinto, e non errano mai: quando minaccia il terremoto, gli animali domestici, presentendolo, fuggono dalla casa destinata alla ruina; vorreste voi che gli uomini di Stato possedessero meno perspicacia dei gatti? — Questo non si può concedere; nè simile concetto contradice punto allo smanioso rovistare che fa il Governo, e a non trovare mai nulla, perchè altro è non esserci una cosa, ed altro non saperla cercare; altro è persuadere la propria coscienza, ed altro raccoglier prove per persuadere altrui; altro ostinarsi a credere che la faccenda cammini ad un modo, ed altro che la vada diversamente.
Ora le monarchie tremano che i conati dei popoli si appuntino nel volere mutata la forma del governo: per opinione mia s'ingannano; la repubblica è una forma, un grido, una voce; la distruzione o la trasformazione (se ti piace meglio), ma pur sempre la morte del presente è la cosa. La repubblica offre qualche cosa di concreto sopra la quale tu puoi mettere la mano, mentre la distruzione non ha forma, benchè disformi quanto le si para davanti. Ed io qui dissento da quanto mi sembra affermato da Giuseppe Mazzini, il quale giudica che i passati rivolgimenti non attecchissero in Italia, perchè i fattori di quelli o non avessero, o non sapessero mettere in pratica un concetto di reggimento nuovo non solo per ciò che appartiene alla politica, ma sì anche agli ordini del vivere sociale. Con la reverenza che si deve a tanto e a tale uomo, a me pare che cotesti rivolgimenti non allignassero, perchè non accaddero per unica virtù di popolo: se mi sia lecito usare linguaggio mercantile, in negozio che seppe tanto del mercante, essi furono fatti in conto a metà con la monarchia; onde come per ordinario avviene nelle società, ognuno dei soci vantando avessero messo la maggiore porzione pretendeva pigliare tutto per sè; e a diritto, perchè i benefizi delle rivoluzioni non sono di quelli che possano spartirsi fra monarchia e democrazia. Ancora, chi può dire prima della tempesta quello che egli opererà dopo? Quali elementi gli avanzeranno? E come vorranno essere foggiati? Pericoloso poi è proporre generalità, però che comprendendo esse o troppo o troppo poco, quando si arriva a specificarle a modo di cui le propose generano sempre perplessità ed equivoci. Se non erro, qui dentro sta l'agonia del tempo: mietere la messe maledetta del presente, e sul campo sgombrato spargere il seme che si conoscerà più utile alla specie umana. La distruzione e la trasformazione del presente implica per necessità miglioramento avvenire.
Coloro che un dì congiurarono, adesso vituperano la congiura, allegando che la cospirazione non è il diritto, e che non si deve cospirare quando la legge dà modo di conseguire il tuo scopo con argomenti civili; per ultimo conchiudono che chi non consente negli ordini odierni politici ha da uscire dal Parlamento. — Cospirare bisogna, non fosse altro per trovarci concordi in ciò, che dobbiamo proseguire sotto pena di presentare ai popoli lo spettacolo di perpetuo screzio e di contradizione con iscapito di credito. A voi piace la monarchia costituzionale, e bene sta che ve ne palesiate sostenitori ripromettendovi, mercè la sapiente opera vostra, renderla non solo tollerabile, ma desiderabile; però altri opina che la sia per propria indole incapace di ammenda; ora è chiaro che voi potreste con sicurezza discutere dei rimedi per guarirla, ma certo nè apertamente, nè sicuramente avvisare intorno ai partiti di abolirla: voi trovate il vostro pro a plasticarvi alla maniera che fate; altri non ce lo trovano: voi siete contenti, scontentissimi gli altri. Quanto al diritto, vi rispondono che il consenso dell'universale n'è il fondamento; concedeteci dunque che noi procuriamo di guadagnarcelo; la forza poi è il modo con cui si attesta il diritto; però abbiate la pazienza di lasciarcela raccogliere; vedrete, a cose fatte, non solo plaudirete dalla platea, ma darete la scalata al palcoscenico per montarci su a sostenere la vostra parte, fosse pure quella di comparse. Industrie vecchie e rinnovate sempre: il buono arcadore non porta mai una sola freccia nel turcasso.
Qui sopra fu scritto voi potreste discutere con sicurezza i rimedi per emendare la monarchia; però non è certo; e ad ogni modo senza profitto, imperciocchè ella aborra i vostri beveroni sapendo come essi, comecchè da voi propinatile senza malizia, la farebbero morire di colica. Considerate che cosa i monarchi accusino di cospirazione: cospirazioni sono i consorzi artigiani, le adunanze democratiche, i sodalizi dei tiri al bersaglio, le compagnie degli esuli, le fraternite per associare alla fossa i patriotti defunti, i comizi popolari, le scuole promosse dalla carità di privati cittadini, le banche del popolo, e soprattutto la stampa; e senza andare tanto per la sottile, alla rinfusa perseguitano ogni cosa. L'uomo della legge, come l'arciere nella corte dei re di Persia, sta lì con l'arco teso per frecciare chiunque ardisca sollevare la testa dal piatto.
E poi chi potrebbe dire che quanto avviene si operi per virtù di congiura? Ai tempi che corrono ci bisogna davvero molto apparecchio perchè la gente si trovi d'accordo in qualche impresa? La rivoluzione rode.... ha roso le viscere della società nostra. Le autorità un dì conformi, oggi fra loro pugnaci, non generano rivoluzione? L'ordinare e il disordinare continuo dello esercito, è rivoluzione; rivoluzioni le tasse eccessive e tuttodì crescenti. Rivoluzione la finanza disastrata così, che ormai non altro rimedio, eccetto il fallimento, pare che giovi. Le armi in terra e in mare infelici, le persecuzioni aperte, o segrete, l'ostinato favore di una setta astiosa, intenta sempre a deprimere i migliori, la improbità degli ufficiali, le prevaricazioni dei giudici, la corruttela da per tutto non furono sempre tenuti come il ventipiovolo delle rivoluzioni?