E pure questa sentenza troppo più che alla Felicina tornò maluriosa a Fabrizio, il quale appena fu pronunziata declinava il capo nelle mani, nè più si mosse, finchè gli uscieri vennero ad avvertirlo, che stavasi per chiudere il Tribunale; da quella via lo consolarono dicendogli: «Si faccia animo, se ha perso questa, ne vincerà un'altra!» Egli si destò, e gli parve essersi rinnovata in lui la leggenda dei sette dormenti; l'uragano gli aveva devastato lo spirito: amore, affetti, generose aspirazioni, ogni cosa dispersa; vibrò truce lo sguardo al cielo, e parve Giuliano l'apostata, quando raccolto nel cavo della mano il proprio sangue lo gettava in alto a sfida del galileo. Giù per le scale del Tribunale fu udito borbottare:

— Caligola era un moderato.... già che ci era doveva desiderare che non i Romani, bensì tutti i viventi avessero un capo solo.... umanità! umanità! non vali una corda che t'impicchi.

E don Liborio? Ah! il cielo non abbandona mai i suoi divoti, come disse colui che rubò la corona alla Madonna degli Angioli. Nelle prime ore della notte, che tiene dietro a cotesto giorno lugubre, mentre don Liborio si confortava di cibo e di bevanda, ecco fu bussato discretamente alla sua porta, dalla quale, schiusa cheta cheta simile alla bocca di una volpe che sbadigli, entrò un prete umile in vista, che, salutato appena don Liborio, così gli favellò:

— Qui non tira vento buono per lei; su si levi subito e non perda un minuto di tempo; troppo ci costa di fatiche e di danaro, perchè noi non evitiamo il caso di cominciare da capo.

— Ma voi chi siete?

— Io? Miri; — e gli mostrò un foglio alla vista del quale a don Liborio cascarono i frasconi: era un mandato del vescovo: di protervo si fece mogio, e si lasciò condurre come un montone. Trasferito pel momento in luogo sicuro; più tardi, a diligenza dei reverendi padri di Gesù, giunse a Roma inavvertito, dove presentatosi al cardinale penitenziere, dopo essersi sentito raccontare a parte a parte una lunga storia, che sapeva, cioè quella dei suoi delitti, venne sottoposto a penitenza asprissima. Anche qui gli valsero le arti della ipocrisia; e sì che i suoi compagni in chierica se ne intendevano; tanto è, gli riuscì essere liberato dal carcere. Vagò pel mondo, ma preceduto da per tutto dagli avvisi dei gesuiti, non potè fare di troppi civanzi. Io lo incontrai in Corsica mercante. Mercante di che? Ve la dò a indovinare in cento. Mercante di messe. Mercante di messe? dite voi. Mercante di messe, dico io. Ecco come. I preti di Francia, gesuiti o non gesuiti (imperciocchè voi dobbiate ficcarvi bene nella mente che i preti sono come i fagiuoli, ve ne ha dei bianchi, dei rossi, dei turchi, coll'occhio, ma in fondo sono tutti fagiuoli), costumano pigliare dai devoti a dire più messe che possono, e che non possono. In Francia il seme di Voltaire ha generato più preti, che quello del Giappone bachi in Lombardia. E tuttavia non sopperiscono alla richiesta di messe; taluno ha facoltà di binare[27], ma pochi: potrebbero ternare e quadernare senza facoltà, ma non usa, forse in grazia dello antico proverbio: Che non ci è putta nè ladrone che non abbia qualche devozione; insomma, siccome in questo mondo se ne ha a vedere di tutti i colori, così ci stanno anco dei preti, a cui non basta l'animo appropriarsi il danaro delle messe senza celebrarle: per le quali cose essi hanno trovato un mezzo termine, onde uscirne pel rotto della cuffia, accollando la celebrazione delle messe agli impresari. E questo si capisce; ma se l'accollo fanno alla pari, dove il guadagno? E se con ribasso come evitano il peccato? Adagio; fanno lo accollo alla pari, e ci guadagnano sopra: ecco come: in danaro pagano meno che possono, il rimanente somministrano in piviali logori, in pianete fruste, in dalmatiche usate e manipole rammendate e stole rattoppate, candelieri dorati a mecca, residenze ristuccate, madonne ricucite, cristi tenuti su con la colla, santi ritinti.

Don Liborio non stava a guardarla tanto pel sottile, e o non faceva contrasto, ovvero ne faceva tanto da migliorare il mercato senza però lasciarselo fuggire di mano, quindi anche egli punto da scrupolo (o che credete, che po' poi non avesse coscienza anche don Liborio?) di commettere simonia, portatesi tutte queste ciarpe in Corsica, negoziava coi preti dei paesi poveri come san Quintino, che sonava a messa co' tegoli, e dava in elemosina, vale a dire in salario delle messe, o candelieri, o pianete, o vasi di fiori sbiaditi a prezzo esorbitante, di rado aggiungendo danari, od aggiungendovene a spizzico: a questo modo si procurava certificati della puntuale celebrazione delle messe, che spediti in Francia, accettavansi per buoni, bastando ai committenti francesi avere tanto in mano da ninnare la coscienza perchè si addormentasse. Tuttavia la confessione non fu mai più concessa a don Liborio: gli permisero la predicazione, però che assai si mostrasse prestante in simile faccenda; invero copiosa era la messe che racoglieva nel suo apostolato, massime nel propagare il domma della Immacolata Concezione[28].

Capitolo IX.
AMORE TERRENO.

E se la Parca ti proceda amica, ella non può fare a meno, che pigliando un tosone di oro per filare la tua vita, non ci mescoli dentro alquanto di lana scura: così ordinarono i fati; mentre se all'opposto, per elezione, o per destino, la Parca scelga per te il vello nero, tutti bui si succederanno i tuoi giorni, e pieni di amarezza: fra le tenebre del tuo sepolcro e quelle della tua vita, aspetta e vedrai che non ci corre differenza alcuna.