I casi avversi chiama la gente Sventura, come se fossero una cosa sola, e di qualità pari; invece la Sventura è molteplice, simile in tutto ai serpenti di Laocoonte; o se pure ella ha un corpo solo, mirala (Dio ti preservi da provarla!) i suoi capi sono infiniti! Cotesta idra spietata ti lacera il corpo, e nello stesso punto lo spirito; nel punto stesso t'investe la facoltà del pensare e quella del sentire; il sepolcro non ti possiede ancora, ed ogni giorno senti la morte.... Ch'è mai l'uomo fra gli artigli della Sventura?

Eppure, guarda cotesta onda mostruosa dell'Oceano! Anco il mare conosce le sue catene di monti, pari a quelle della Imalaia, delle Cordigliere e delle Alpi, quantunque esse sieno mobili, ed ei le faccia e le disfaccia senza posa.... Osserva.... osserva.... vedi quel punto nero che apparisce e scomparisce?.... Non vedi nulla! Ecco, guarda con questo telescopio e fa' presto, chè il punto nero sta per iscomparire per sempre. Lo vedi!.... Ebbene, l'onda mostruosa investì uno dei Leviatan del mare, i quali col ferro e col fuoco portano la schiavitù e la morte; lo travolse giù nell'abisso, lo trabalzò fino al cielo, e quivi lo disperse ai venti insieme con le sue spume; tutto scomparve, alberi, vele e la bandiera che nei giorni sereni, ventilata dalle brezze dell'Oceano, pareva che collo zufolare delle pieghe dicesse: anche l'Oceano mi riconosce signora!....

Cotesto punto nero è un uomo, che combatte contro l'Oceano. Con quali forze? Non ci pensa. Per quanto tempo?..... È già sparito, ma ha combattuto. Vissero e vivono anime non degne di trovarsi abiettate dentro un corpo di creta, che non piegano alla forca caudina del fato, e Bruto sputò la sua anima in faccia alla Sventura esclamando: «Vergognati della tua onnipotenza». E così Spartaco schiavo, e Catilina patrizio: entrambi caduti supini sul campo di battaglia, entrambi laceri di ferite nel petto, e con gli occhi aperti, trucemente fissi nel cielo, e co' ferri stretti nel pugno sfidavano ad un punto e maledivano i fati. La paura consacrò la fama di costoro agli Dei infernali, e la esecrazione mantiene sopra essi e la rinnova contro quelli che gli somigliano, perchè dura la medesima paura. Furono virtuosi? Io non lo so; so bene quest'altro, che chi li spense sarebbe stato in ogni caso più malvagio di loro.

Impertanto possono combattersi i fati; vincersi no. Taluna di quelle povere creature che si chiamano re ebbe la presunzione di farsi sudditi i fati, e Carlo di Angiò al primo urto di sventura superbamente vantava: «Buono studio vince rea fortuna.» Quando poi sentì trafiggersi da strali più fitti, che non appaiono atomi dentro il raggio del sole, curvò la testa supplicando: «Sire Dio, fa' che la mia caduta sia a piccoli passi!»

Concetto degno di re, non già di uomo, imperciocchè dimostri com'egli non intendesse perseverare nei supremi contrasti, bensì accomodarsi agli eventi a patto gli fornissero un nido dove riparare. Pure di non essere portato via, gli bastava durare sbattuto, come la pianta marina abbarbicata sul fianco dello scoglio vive vita di tremito.

Ai giorni nostri l'uomo, pauroso di rimanere sbranato di un tratto dalle granfie del leone, preferisce disfarsi lentamente in polvere sotto la roditura del tarlo; non vi state a confondere; se Napoleone I avesse provato appetito della bella morte, l'avrebbe trovata: io non dirò che la sua scelta fosse coraggiosamente codarda[29], ma egli è certo che volle vivere per giustificare lo abuso delle facoltà concessegli da Dio.

Perduto il trono, intese conservare la fama: e convertita Sant'Elena in pulpito, si mise a predicare concetti che non ebbe mai; o se pure egli li accolse nella mente, e' fu per disperderli. Vincitore, oppresse la umanità; vinto, la ingannò. Oh! non badate al tiranno caduto, che favella di libertà; le sue parole hanno per fine di costituire il fondamento di un altro trono. Dall'isola di Sant'Elena, Napoleone I legò al mondo Napoleone III, nella medesima guisa che Augusto legava ai Romani Tiberio.

Il poeta della Francia ha pianto sulla demolizione della colonna di piazza Vendôme, doveva piangere quando fu eretta. Tutti i popoli di Europa conservano memorie di avere sbranato, e di essere stati sbranati: se le tigri e i leoni conoscessero le arti, avrebbero anch'essi le loro colonne traiane, napoleoniche e nelsoniane.

Le arti cortigiane possono lamentare la dispersione dei trofei di sangue; la umanità se ne rallegra. Il cantore che lusinga gl'istinti feroci del popolo non riceverà mai il premio dello amplesso di Dio: bene l'amore sarà una corda della sua lira, non già un sentimento del suo cuore. Fin qui i francesi delirarono ubbriacarsi di sangue, più che di vino, ed oggi, non si potendo inebriare col sangue altrui, bevono il proprio.

E l'uomo ragnatelo, che fu Napoleone III, il quale prima ridusse la Francia in condizione d'insetto, e poi la risucchiò; adesso torna, pieno di speranza, a ordire la sua tela per riagguantare la mosca morta.... Almeno Belzebub era il demonio delle mosche vive! Anco co' denti fradici si mangia, anco con la viltà si campa, anco allo strepito delle maledizioni assuefannosi le orecchie, e si dorme: uomini siffatti prima di ogni altra cosa vogliono vivere, ed a ragione; curano la materia, perchè sono e sentono essere totalmente ed unicamente materia.