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Con lo amore si cammina a gran giornate, e poichè il conte Ludovico ed Eponina si amavano senza incontrare ostacoli, potete immaginare voi se la macchina scivolasse a tutto vapore. Però bisogna dire che lo amore di questa non fosse uguale in tutto e per tutto allo amore di quello; la differenza chi sapeva cercarla la trovava. Era l'amore di Eponina amore di conquista e trionfale; amore, che nato appena, squassato l'arco gridò: «Valgo, e voglio regnare solo»: amore, che di ogni fiore fece ghirlanda ed anco, pur troppo, di ogni pruno siepe; amore, di quelli che alternano il nudrimento con desiderii terreni e con aspirazioni divine: simili alla rondine, la quale rasenta la terra per terminare la sua curva in mezzo dei cieli, essi pigliano per volare le ali in presto così dalle passioni come dallo ingegno e dai talenti; che la rondine anco quando rade la terra vola, e lo amore posandosi sulla materia alia impaziente a levarsi più in alto: però Eponina se avesse voluto spegnere il suo amore avrebbe potuto; certo le sarebbe stato mestieri pigliarsi il cuore e adoperarlo a modo di pietra per ischiacciargli il capo, ma lo avrebbe potuto: Ludovico all'opposto, quando pure avesse voluto, non avrebbe potuto per propria virtù; ma, in forza d'impulsi esterni, avrebbe potuto, anco senza volerlo. Natura da paternostro, la quale non si ripromette resistere alle tentazioni, ma si raccomanda quotidianamente a Dio per non essere indotto in tentazione.

La madre Isabella invece di temperare gli ardori della figliola, gettava legna sul fuoco, e poi ci soffiava dentro: se l'avessi a dire proprio come la penso, io per me credo, che mutatis mutandis (per valermi dello stile dei notari) ella fosse invaghita del contino Anafesti, poco meno di Eponina. O come mai? Ordinariamente la va così; garbavano alla Isabella i modi del contino, spruzzati in pelle in pelle di nobilesca albagia, il suo fare amabilmente contegnoso, la grazia della persona, lo incesso, la parola, il volto, e tutto, perfino il balbutire, vizio col quale i gentiluomini di razza manifestano la propria virtù. Isabella, a fine di conto, popolana nacque, e venne educata da pari sua: però tu che leggi, se sei popolano, devi confessare che grande è la potenza dei titoli sopra i cervelli popoleschi..... e sul tuo.

Quando un popolano pesta le mani ed i piedi gridando uguaglianza, per ordinario non gli do retta, imperciocchè io pensi che uguaglianza gli appetisca sì, ma a patto di diventare co' marchesi marchese. Allorchè tu presenti al popolano un conte, quantunque spiantato, tu, il più delle volte, lo miri, confuso per non saperlo onorare abbastanza, facendogli di berretta, e profondendogli inchini: caso mai il popolano od abbia, o si immagini avere l'amicizia di un titolato, tu lo udrai ricordare a tutto pasto il suo amico barone, o conte, o marchese, od anco cavaliere scusso. Là dove il popolo è condannato a starsi terra terra, come la porcellana, urla uguaglianza; se avvenga poi ch'ei si alzi un sommesso, lo proverai superbo come tutti i servi diventati padroni. E tu che mi leggi, ricorda come un popolano, anzi plebeo, erpicato un dì nei Consigli della Corona, a mo' di zucca sopra la pergola, immaginasse la vendita dei titoli di nobiltà, e ne prescrivesse la tariffa: egli pose a prezzo l'onore, nella stessa guisa che la Curia romana ci aveva messo il paradiso con la vendita delle indulgenze: così mentre la nuova nobilea niente acquista che turpe non sia, la vecchia perde il pochissimo lustro che le avanza.

Una volta l'antica nobiltà era in parte rispettata, e col manto orrevole di fodera di vaio spelacchiata, tanto la sua figura la faceva; adesso la nuova, infagottata nei mantelli, col soppanno di pelle di gatto di fresco scorticato, pone parecchia buona gente in sospetto della propria pelle. Un dì i nobili vecchi disprezzavano i nuovi, e non a torto: oggi i vecchi ed i nuovi si disprezzano vicendevolmente, e a ragione. Una volta i nobili vecchi mandavano fuori a correre il palio titoli e servitù, i nobili nuovi ci hanno aggiunta una puledra che si chiama Rapina. Affermano che il Giusti (il gran cantore toscano, che dal bellico in giù fu moderato e dal bellico in su rivoluzionario, fiera divina[30]), quando cantò di un pirata in cappamagna, pigliasse la mira sopra un tale dei tali, per me credo ch'egli intendesse bersagliare tutta la classe dei pubblicani.

Napoleone I, magno conoscitore dei peccati umani, che forse poteva curare da Dio ed invece volle approfittarsene da tiranno, fomentò il guazzabuglio fra la nobilea viziosamente spiantata e la nobilea colpevolmente arricchita; e travasando fanciulle plebee con grosse doti sulle famiglie feudali, diceva che a cotesta maniera bisognava letamare l'antica nobiltà sterilita.

Certo, non può negarsi, e' ci ha di quelli i quali si mostrano e sono alieni davvero da siffatte distinzioni artificiali, ma se tu la squattrini pel sottile, troverai che a ciò li conduce non mica amore di uguaglianza, bensì studio di non vedersi menomata la legittima disuguaglianza da essi ottenuta per opere eccelse o di mano o d'ingegno, nè vada confusa con la turpe disuguaglianza venduta a tariffa che del vile anco è fregio[31].

Eccetto questo caso che, raro sempre, ogni dì più si stema, titoli e croci non furono mai tanto agognati quanto in questi tempi di fior di democratici, e dai repubblicani larghi di cintura più che più, i......... informino.

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I nostri amanti non si erano promessi con parole di legittimare l'affetto onde si sentivano presi davanti il prete od il notaro, perchè nell'amore quando è di quello buono, ciò che parla meno sono le parole: con gli occhi, col sorriso, col tremito, con gli effluvi della persona se lo dicevano e promettevano sempre. O chi avrebbe voluto contrastarlo? Ed anco volendo, o chi lo avrebbe potuto? La signora contessa, madre di Ludovico, lo amava troppo per pensare nè manco per sogno a far cosa che gli tornasse molesta, cotesti non sono tiri da mamme amorose, massime se di figli unici; certo ella aveva preso lingua e le sarebbe stato caro di concimare con più letame plebeo, che non avrebbe potuto Eponina, la sua casa sfruttata, ma poi fiat voluntas tua. E quanto a babbo Marcello, non ci si pensava neppure; di tante cortesie lo colmava, tanto volentieri con lui si tratteneva, che si giudicava sicuro dovesse parergli toccare il cielo col dito accasando la sua cara figliuola con Ludovico. O non ci è un arnese che ci prenunzia il tempo cattivo? Sicuramente che ci è, e parecchi lo serbano in casa sotto forma di cappuccino, il quale quando la stagione mette al vento o al piovoso, si incappuccia, e se al buono, scapucciasi. Ora domando io o perchè non potrebbe essere corredata del suo barometro anche l'anima? O che difficoltà! Per me non ce ne vedo alcuna. Ma chi lo ha visto? Come è egli fatto? Chi lo fabbrica? Oh! se non si vede si sente. Quanto al fabbricante mi prevarrò dell'arguzia subalpina del ministro Galvagno: Rispondo che non rispondo. Lepidezza di cui rimase sbigottito quel desso che la profferì, e parve prodigiosa tanto là nelle parti del Piemonte, che il Municipio di Torino deliberò conservarla nell'acquavite, allato ai feti mostruosi, dentro il Museo di Storia naturale.