Elvira, che la donna era dessa, s'imbrancò con certe vecchiarelle, le quali mattutine s'incamminavano verso la chiesa, alternando passi e nodi di tosse; ora, strette le ciglia per isbirciare meglio, mira il prete sopra la soglia della chiesa, in atto di uomo che aspetta, e poco dopo una signora affrettarsi a cotesta volta, come persona cui tardi farsi attendere; Elvira rallenta il passo, e solo torna ad accelerarlo quando vide entrati in chiesa il prete, la signora e qualcheduna delle vecchie compagne del suo cammino; ella pure vi entrò di scancìo e si fermò in un canto all'ombra per iscoprire marina; il prete e la donna già stavano ristretti nel confessionale con la mano in pasta a fare il sacramento della penitenza; allora strisciando lungo la parete giunse presso al confessionale, dove presa una seggiola s'inginocchiò dinanzi a quella con le gomita sul paglietto e il capo nascosto nel cappuccio inclinato sopra le mani. Amina l'aveva di già avvertita, onde tirò a finire la confessione, sicchè il prete, che si era già apparecchiato a sentirne di quelle senza babbo nè mamma, rimase edificato delle mende leggiere della sua penitente: tutto il baco stava nella troppa fede posta nel giovane innamorato, che l'aveva tratta fuori di casa, non però a cattivo fine, perocchè entrambi i giovani più che mai erano fermi a legittimare la loro unione col sacramento del matrimonio, e magari se avessero potuto farlo benedire da lui, curato di Nervi!
Il prete non capiva in sè dal giubilo, che gli pareva l'angiolo dell'Apocalisse mettergli la falce in mano e gridargli con gran voce: Caccia dentro la tua falce e mieti perchè l'ora del mietere è venuta,[50] e impostele per penitenza non so che zacchere di avemmarie in onore della sempre vergine e madre, figliuola e moglie, la licenziò, ammonendola che dopo un po' di preparazione egli avrebbe celebrato la messa, al termine della quale le amministrerebbe il santissimo sacramento della eucarestia. Quanti sacramenti in un picchio! Fortuna che non fanno indigestione!
Egli se ne andò in sagrestia, dove si lavò le mani; doveva anche lavarsi l'anima, ma per siffatto lavacro manca troppo spesso il sapone ai preti.
Amina, tolta a sua posta una seggiola, la tirò chetamente accanto a quella di Elvira, e postasi nel medesimo atteggiamento di lei incominciarono a bisbigliare fra loro. Dopo parecchi discorsi, che non importa riferire, Elvira disse:
— Dunque voi vi volete avvelenare coll'oppio?
— Mi è parso meglio di tutto.
— E ti parve bene; perchè con gli altri veleni, massime con gli arsenicati, non si sa mai dove si vada a cascare: però il meglio sarebbe che tu ti esimessi con destrezza da ingollare anche l'oppio: tutto sta cogliere la opportunità; ecco qua un pacchetto di gomma arabica soppesta; a non badarci troppo rassomiglia alla morfina; nel pacchetto ho messo altresì ostie per involtarla, caso mai tu non ne avessi. Dove tutto ciò non ti riesca... oh! zitto... entra la messa...
Il prete incomincia coll'Introibo altare Domini, e se ne va giù giù con la dolce armonia della pentola che spicchi il bollore: quando ebbe salito gli scalini, e però scostatosi dalle donne da non poterle udire, Elvira, studiando con maggiore cautela la voce, continua:
— In queste due cartucce colore di rosa tu troverai due prese di solfato di zinco: allorchè costui si sarà addormentato al sonno eterno, tu pigliane una dentro un bicchiere di acqua e vomiterai l'oppio senza sentirne altro danno che un po' di sbalordimento.
— Ma e se m'addormento ancora io?