Per ottenere un po' più di lume fu pensato mettere le mani addosso al Nassoli, ma questi, fiutata l'aria, prese il largo, e non riuscì a trovarlo. E perchè mai erasi allontanato costui? Di che cosa aveva a temere? Veramente non era stato partecipe degl'illeciti guadagni, ma consigliere di non poche marachelle egli fu, e le aggiunte su i libri della ragione Onesti erano pure fatte da lui, epperò non si giudicava netto come una tovaglia venuta mo' di bucato; ed anche pensando come il dubbio e l'errore sieno due campanelle messe agli orecchi del genere umano, e come i giudici per chiarirsi dieno subito di mano all'arnese della prigione, reputò prudente riparare in luogo sicuro. Il Nassoli, come altra volta fu dichiarato, era filosofo adoratore di due cose: dell'Ordine e del Buon esito; badava al fine riuscito a bene; tutt'altro era metodo: pari agli eroi di Omero, per lui non correva differenza tra valore aperto e frode: o se mai distingueva, preferiva la frode, a mo' di Ulisse e di Diomede; e così il furto dei cavalli di Reso, l'altro del Palladio e il tradimento di Sinone pari in merito alla difesa delle navi greche assalite dai troiani: di uomini siffatti possediamo copia adesso; fra questi il Thiers scrittore e attore plaudente sempre ai felici; se fanno il tomo, ed ei lor suona le tabelle dietro. La fede del Nassoli, posta da lui nel vecchio Omobono, dopo la prima stincatura rimase incrinata; la ristagnava alla meglio, ma al primo urto si ruppe, come suole, sul saldato. Non aveva preso in uggia il procedere di Omobono come delittuoso, bensì come disordinato; giudicava i delitti stonature in orchestra; egli avrebbe atteso con uguale devozione a che Cristo si trovasse in mezzo l'altare come la carruccola in mezzo della scala; con pari diligenza badato che i sei candellieri sopra l'altare, come le scale su la forca, si trovassero equidistanti fra loro. Con la virtù egli non ci aveva pratica, ma, per quel poco che glie ne avevano detto, quel suo trovarsi spesso in balìa dell'entusiasmo gli dava uggia; il male gli si mostrava più positivo e da farci sopra fondamento maggiore, quindi, a mo' che i santi eremiti per ispirazione divina si recarono nei deserti della Tebaide, egli s'incamminò difilato nel convento dei gesuiti a Brusselle; quivi chiesto del generale, gli fu risposto ch'egli era a Roma, ma che volendo avrebbe potuto parlare col padre provinciale, che sarebbe lo stesso. Il Nassoli, cui l'andata a Roma lì per lì non garbava, soggiunse che volentieri: ammesso pertanto al cospetto del provinciale, espose candido le vicende della sua vita, implorando essere ricoverato nel convento come in fidatissimo porto; il provinciale lo respinse reciso; ma l'altro riprese ch'egli non intendeva già mangiare a ufo alle spalle del convento; avrebbe versato nella cassa dell'Ordine ventimila franchi, unico frutto della lunga fatica; e siccome uscendo alquanto dal solito metro volle calcare un po' troppo su l'ultima parte del suo discorso, il generale ne arguì: dunque ei ne tiene in serbo almeno altri ventimila; onde, mutato subito registro, gli domandò che cosa sapesse fare; e l'altro ingenuo rispose: un po' di tutto.
Allora il provinciale proseguendo:
— Ma voi sapete come noi, seguaci veri di Gesù, pratichiamo sopra tutto il precetto: chi si umilia sarà esaltato, e per necesse la prima prova che chiede ai suoi alunni è l'umiltà, massime da voi, che non potreste essere accettato che per converso; e non oltrepassare giammai gli ordini minori cominciando dall'ostiario.
— E ostiario che è?
L'altro glielo disse, e il Nassoli soggiunse: sia. Nella giornata dunque egli consegnò nelle mani del padre provinciale i ventimila franchi e fu gesuita.[56] Richiesti riscontri su lui da Milano, gli ebbero a capello conformi al suo racconto, ond'egli subito venne in fama di sincero. Preso possesso della carica, incominciò dal sonare le campane con esattezza maravigliosa, sia per l'ora, sia pei tocchi, sia pel suono; cani in chiesa non se ne vide più uno; serviva le messe preciso di voce e di tempo; le ampolle piene di acqua e di vino sempre al medesimo livello senza scattare una linea; le pilette colme tutti i dì di acqua santa; lustrava come specchio il pavimento; nella gloria del quadro di san Luigi Gonzaga i ragnateli non si attentarono più impancarsi in compagnia degli angioli; la beata Vergine Maria ebbe a confessare non essersi mai trovata pulita come allora; i santi Ignazio da Lojola, Francesco Xaverio, Stanislao Kostka si maravigliarono di sentirsi spazzolati con tanto furore; la chiesa dei gesuiti di Brusselle, giudicata sempre un gioiello di lucidezza, adesso poi toccava la cima; il Nassoli, che mutato nome aveva preso quello di Lissona, anagramma di Nassoli, fu visto una volta arrampicarsi come scimmiotto su per certe corde, onde assettare un lembo di festone dispaiato col lembo pendente dall'altra parte; egli usciva puntuale, puntuale rientrava; misurati sempre il cibo e la bevanda; nè di un minuto differiva l'andare a giacersi, nè di un minuto affrettava il levarsi; con lui in casa potevano buttarsi fuori di finestra gli orologi: non mai impaziente, non disforme da sè mai, sicchè il provinciale, dopo averlo considerato sottilmente per di dentro e per di fuori come sanno osservare i gesuiti, esclamò: egli è gesuita nato! Allora gli commise certa ragione di conto, che fece presto e bene, comecchè fosse suo mestiere; così di mano in mano fu messo dentro alle segrete cose, dove rimase stupito dell'ammirabile congegno dei concetti, dell'armonia delle pratiche, dell'efficacia dei modi di acquistare l'altrui, conservare l'acquistato, ricuperare il perduto, che ei fu per andarne in visibilio: e sebbene nelle vene, piuttostochè sangue, sentisse gocciolarsi olio di merluzzo, pure rimase vinto dall'entusiasmo, imperciocchè un giorno, esaltato, si gittò pentito e contrito ai piedi del padre provinciale e gli chiese a un punto perdono per avere dissimulato e licenza di versare in cassa gli altri ventimila franchi rimastigli.
Il padre provinciale, senz'abbaco, aveva fatto i conti giusti... egli lo assolvè senza tante invenie, dicendogli come Cristo all'adultera:
— Va' e non peccare più.
Ma subito dopo, riprendendo le parole, aggiunse:
— Però badate; se tenete in serbo altra moneta, quando vi venga voglia confessarvene, voi sarete con pari indulgenza perdonato.
I tribunali di Ninive avrebbero più facilmente trovato Giona in corpo alla balena che quei d'Italia un uomo inghiottito da un convento di gesuiti; però dopo infinite ricerche sempre invano, i giudici posero l'animo in pace di poter ripescare il Nassoli; il quale sotto il nome mentito più tardi venne a Roma, e credo che ci si trovi anche adesso; tuttavia ci vive desolato, considerando come le faccende della compagnia decadano maledettamente; colpa, e lo dice, della passione, che agitando il cervello di alcuni padri ha scombussolato l'ordine antico; niente di troppo; lo zelo è vizio; tutto al suo punto; adagio quando hai fretta: abbaco e compasso compongono il suono e il canto delle sinfonie gesuitiche: amore, odio, vendetta, perdono, dare e pigliare, tutto vuolsi tagliare alla debita lunghezza come le ugna e i capelli: per ora gli danno poco ascolto e gli appongono nientemeno che lo Spirito Santo in persona là dove dice: «ogni cosa ha la sua stagione... tempo di uccidere e tempo di sanare... tempo di guerra e tempo di pace.»[57] Ma egli risponde: Sta bene; badate che lo Spirito Santo ha taciuto di un altro tempo, che se non adoperiamo giudizio ci sta addosso, ed è quello di romperci il collo. — I furori erotici egli saprebbe sanare col nenufar e la canfora, ma contro ai bellicosi si trova corto a partiti; intanto non rifinisce mai di ripetere come una gazza addomesticata: — Ordine, padri miei, ordine; coll'ordine noi venimmo a capo delle più ree fortune; coll'ordine mantengonsi le monarchie ai tempi nostri; — e comecchè ogni giorno più gli si vada illanguidendo la speranza di rimettere i cervelli a sesto, pure ci si attacca con l'agonia del naufrago: dove questa speranza gli venisse a mancare, egli pregherebbe Dio di farlo morire e convertirlo in un orologio a pendolo per misurare il tempo, finchè la eternità sua madre non l'affoghi nel caos con tutti i mondi attaccati al collo.[58]