Il commesso Carpoforo, debitamente chiuso in prigione, fu interrogato; ma costui, che scottato dall'acqua calda aveva appreso a tremare della fredda, non diede in tinche nè in ceci; non sapeva niente di niente, perchè il principale amministrava da sè la cassa, e quanto a scritture senza dubbio le teneva egli; ma poco innanzi della partenza il signor Omobono avergli ordinato consegnasse i libri della ragione al computista Nassoli, e questo aveva fatto; di ciò potersi chiarire ogni uomo gittando solo una occhiata su i libri, i quali sul fine palesavano che una mano di carattere diversa dalla consueta aveva scritto le partite; da questo in fuori non ci fu da spillare altro, ed il processo rimase in asso.
Succede nelle procedure criminali come nelle navigazioni transatlantiche, dove se ti favoriscono i venti etesi ti conduci a volo nel porto destinato; se all'opposto ti coglie la bonaccia, la nave per lunghi mesi dorme sopra l'Oceano che dorme; e poichè i giudici credono fermamente che queste calme giudiciali non rechino ingiuria ad alcuno, così non si fanno scrupolo di prolungarle: in vero, o come lo imputato potrebbe giustamente desiderare quiete e sicurezza maggiori di quanto ne gode prigione? Quivi la voce del creditore non arriva a dargli molestia; quivi non lo angustia la moglie; gli stridi dei suoi figliuoli non lo assordano fin là; il padrone non si bisticcia con lui nè pel fitto della casa, nè per le ore del lavoro, nè pel salario; le carrozze non lo investono per davanti, le tavole da pane dei fornai per di dietro, gli ombrellai possono fallire, i calzolai impiccarsi, i sarti chiudere bottega; nessuna cura per nutrirsi; tutto lì dentro è pagato. Oltre la carcere, si conosce un altro luogo anche più sicuro di quello, ed è la fossa; posta anche questa in mano al giudice; ma egli la serba per le feste solenni; il pane quotidiano della giustizia è la carcere.
Il vento etesio sorse e si levò da Nervi. La pretoressa facilmente indulgendo alla smania materna, di vedere le sue creature vestite con garbo, fu sollecita a chiamare il più rinomato sarto di Nervi e ordinargli una muta di vesti co' fiocchi pei suoi bambini. Il sarto non ci andava di buone gambe, come quello che la conosceva più povera di Giobbe, ma siccome la sapeva altresì proba e discreta femmina, si attentò ad arrisicare; da un lato lo trasse la sete del guadagno, dall'altro il pensiero che, trattandosi di panno ordinario e da estate, la batteva in poco. Il sarto fece gli abiti e li portò. Io renunzio a descrivere la beatitudine della madre: agguantò uno dopo l'altro i suoi scimmiotti per lavarli, e con la promessa del vestito nuovo lasciaronsi fare: il sarto, coadiuvato dalla pretoressa, gli indossava ai fanciulli; la madre si struggeva per la contentezza; gli parevano tanti dogi; eglino stessi rimasero un momento attoniti di tanta magnificenza: un momento, che indi a breve tornarono a tempestare peggio di prima. Il sarto, vista la mala parata, cavò subito il conto fuori di tasca, e premesse non so quali parole circa la malignità dei tempi, le strettezze della sua borsa, i mirifici vantaggi del riscuotere e del pagare subito, conchiuse col supplicare la donna a saldarglielo sul tamburo; ed ella anzi con piacere; andata pertanto a prendere il biglietto delle cinquecento lire, glielo sporse dicendo: pagatevi e rifatemi il resto.
Alessandro Tassoni, volendo dare ad intendere nel suo poema di un furbo matricolato così esprime: l'oste, che era guercio e bolognese: eppure il nostro, che aveva ambedue gli occhi diritti e nacque a Genova, per accortezza gli avrebbe dato ai cento passi venti di giunta; quindi è che avvertita la grossa somma e la facilità di alienarla, toltosi delicatamente il biglietto nei pollici e negli indici delle mani, lo sbirciò per davanti e per di dietro, lo sperò di contro al sole, e poi incurante che alla pretoressa avessero a comparire bugiarde le parole testè pronunziate da lui circa alla propria penuria, cavato fuori del suo portafogli un biglietto legittimo della Banca Nazionale Sarda, prese a istituire fra i due biglietti tale un confronto minuto e sottile, che Dio ve lo dica per me: facile gli fu sincerarsi della falsità del biglietto offertogli; allora verdemezzo le domandò:
— O da chi ha mai avuto voscià cotesto biglietto?
— O che importa a voi saperlo?
— A me? Nulla; purchè voscià me lo baratti.
— Perchè ve l'ho da cambiare?
— Eh! per un pettin de ninte... perchè gli è falso.
— Falso!...