— Falsissimo; scià mii qui; scià mii qua; confronti, paragoni... e tante ne disse e tante ne aggiunse, da persuadere Pirrone.

— Ed ora? sospirò la povera donna, che si sentì venire la pelle d'oca, e non si potendo sostenere in piedi cadde sopra una seggiola.

— Ecco, soggiunse il sarto, un empiastro ci è, che rimedio non lo posso chiamare; io mi ripiglierò i vestiti per ora: a lei darò otto giorni per venirli a ritirare e pagarli; se passato questo tempo io non la vedrò venire, procurerò venderli a conto di voscià, e voscià mi rifarà la differenza tra il costo di fattura e il prezzo che ne avrò ricavato.

Non fiatò la povera madre; e animosa il doppio di quando si fece ad agguantarli per vestirli, ecco ora gli acchiappa per ispogliarli. La sventura, più che per proprio peso, noi troviamo grave per la debolezza dell'animo nostro; alla povera donna scoppiava il cuore come per morte; il solo sforzo ch'ella durava per non prorompere in pianto le avrebbe meritato la corona del martirio; ma gli uomini queste cose non sanno vedere, nè possono: Dio, licenziato dai cieli come un servitore infedele, senza neanco un zinzino di ben servito, è dispensato da vederle: quindi, sentire a quel modo oggi si giudica sciupìo di virtù, come notarlo sciupìo di tempo. Mirabile a dirsi! Quei demoni incarnati dei figliuoli della pretoressa stavano muti e immobili; veri pulcini che sentono aliarsi sopra la cornacchia. Alla pretoressa non sovvenne la maniera di pagare il conto; tuttavia non mancò di recarsi al sarto per compensarlo della differenza coi risparmi che in una settimana aveva potuto fare su le spese di casa: figurarsi! raschiare sul tosato. Gli avanzi consistevano in cinque lire, e la differenza batteva in venti. Il sarto, indovinando la desolazione della povera donna, si sentì venir su come una flatulenza di buon cuore, che lo spingeva a donarle il resto, ma l'afferrò quando stava per uscirgli dalle labbra, e respintala addietro la trasformò in queste altre parole:

— Per le rimanenti quinze lie, voscià non la si stia a invegendòu... me le daròu,.. quando potròu.[59]

Anco a quel modo per un genovese non fu poco; e qui pure metterei pegno che se gli angioli custodi usassero sempre, l'angiolo del genovese glielo avrebbe registrato a credito; in difetto dell'angiolo glielo noto io. Gua'! ognuno ha i suoi gusti, chi raccatta mozziconi di sigaro per le strade, chi croci da cavaliere per le Corti; io le buone azioni da per tutto dove le trovo.

La pretoressa informò del duro caso il marito, il quale sbatacchiato da un insulto nervoso di onestà voleva subito ragguagliarne il prefetto, ma la prudenza lo tenne per le falde e lo consigliò a non mettere il campo a rumore; molto più che i tristi avrebbero trovato materia da malignare nelle cinquecento lire accettate dalla moglie, e di un bruscolo farne una trave; e dacchè i deboli diventano per necessità astuti, deliberò aspettare la sera e far venire una pulce nell'orecchio al prete; e così avrebbe adoperato se il prete per la subita fortuna non fosse salito a petulanza insopportabile, in cotesta sera, cresciuta a dismisura a cagione della sorte che lo favoriva a goffo, onde il pretore, indispettito dentro ma placidissimo in faccia, gli sparò a bruciapelo queste parole:

— Ma sapete, don Macrobio, che novità corrono? Ve le dirò addirittura senza farvi tanto penare; i biglietti di Banca sbraciati dalla marchesa con la pala e' sono tutti falsi.

— Fandonie! fandonie! Guardate, scarto tre carte...

— Eh! caro mio, per questa volta dubito che la voce pubblica riporti il vero... certe informazioni recapitate all'ufficio...