— Il mio carattere sacro non basta?
— Passò l'usanza.
— Allora io non devo nè posso invocare altra testimonianza, quando anche non avesse a Dio spiegate l'ale...
— La bell'alma innamorata, continuò cantarellando il questore. — Bravo reverendo, ma bravo, la ci va fino di Lucia di Lamermoor...
Ma il reverendo, quasi sdegnoso di servire di bersaglio ai motteggi plebei del questore, soggiunse con molta dignità:
— Ecco che io depongo quanto mi fu dato liberamente, protestando però davanti agli uomini e davanti a Dio del sacrilegio commesso sopra la mia persona.
— Eh! reverendo, vi risponderò come un dì rispondevano i vicerè di Sicilia a quelli che li minacciavano ricorrere a Dio e al re per le loro angherie; Dio è in alto e il re lontano; però quanto ha fatto non basta, bisogna che adesso estenda la sua compiacenza a farsi frugare dalle mie guardie, le quali nello esercizio di questa parte penosa del loro ministero uniranno, vostra reverenza non ne dubiti, uniranno alla solerzia ogni possibile riguardo.
— Come, ardireste mettere le mani su l'unto del Signore?
— Poi ci laveremo le mani col sapone.
Il curato tremava di rabbia e di paura; l'abitino gli pesava al collo; onde rivolto ad Egeo, con piglio che parve terribile ed era codardo, esclamò: