— Qui non c'è casi; bisogna venirne all'acqua chiara; buttiamo giù buffa, i rispetti mandiamoli a casa, e chi ne tocca le sono sue: non vi state a confondere, senza forti esempi la libertà non ci si fonda; il maestro della me' bimba, don Trabocchetto pievano della Decipula, l'altra sera raccontava in cucina ai contadini il caso di Tito Manlio Torquato, senatore, il quale, udendo i legati della Macedonia mettere querela in Senato contro il suo figliuolo Decimo Silano per concussione nel governo di cotesta provincia, chiese ed ottenne giudicare egli solo la causa: due giorni dopo, udite le accuse e le difese, sentenziava: «essendomi provato che Silano me' figlio abbia estorto danaro dagli alleati, lo dichiaro indegno della Repubblica e di me, e lo bandisco perpetuamente dalla mia presenza.»[18] Silano per disperazione nella notte veniente si ammazzò. Capite? A quei tempi non si mondava nespole. Nè voi altri costà mi state a belare come cotesti esempi si attaglino a me, predicato da tutti l'uomo di ferro, perchè anche il mitissimo Gesù che cosa lasciò scritto nel Vangelo? Se il tuo occhio ti fa intoppare, cavalo e gittalo via da te, meglio è per te entrare nella vita con un occhio solo, che averne due e andare in perdizione. Dunque voi avete inteso: addosso ai ladri!

Al mal capitato Probo incominciò a entrare in corpo la paura per davvero; si spaventò di coteste lustre, come il fanciullo impaurisce del compagno che in carnevale si nasconde la faccia dentro un testone di carta pesta; non ebbe più balìa di azzeccare due idee e di mettere insieme quattro parole; si diede a piangere, supplicò a mani giunte pei figli innocentissimi; costui era così avvezzo ad appropriarsi il bene degli altri, che gli parve furto perfino il risparmio dei venti milioni procurato allo Stato! Lo stomaco commosso della sua coscienza ribolliva furfanterie vecchie e nuove; e poi tremava gli rivocassero la concessione, onde avesse a rimanerne in camicia.

La stessa abiezione stette scandalizzata allo spettacolo di tanta viltà.

Quando poi incominciò a conoscere che cotesti neri nuvoloni si sarebbero sciolti in pioggia, e lui uscito pel rotto della cuffia di una censura, spiccò un salto per l'allegrezza, e fra un groppo di riso e un altro esclamava:

— O grullo! Tre volte grullo! O non capisti di colta che se io cascava gli altri mi venivano dietro, perchè, o chi avrebbe finito di pagare a costoro il beveraggio? Diamo tempo al tempo: quando la pecora entra nella siepe, qualche bioccolo di lana egli è pur forza che ci lasci. Pieghiamo per raddrizzarci. Niente è perduto se rimane la cassa: renunzierò alla deputazione perchè io, se non la posso adoperare come canovaccio per ripulirmi il banco sudicio, non so che cosa farmene.

Probo, mirabile a dirsi! finì con lodare la prudenza dei complici che si convertirono in giudici, imperciocchè seguitando per cotesta via fossero giunti in certo modo a castrare il mal talento dei nemici suoi.

Per converso i suoi complici si tennero ottimamente edificati di lui, perchè lo ebbero provato uomo sodo e da potercisi fidare, ascrivendo ad astutezza e a prudenza quanto fu effetto nel Seigatti di codardia. Di ora in poi decisero di sostenerlo a tutto uomo, sicchè costui cascò davvero come l'antico Anteo, che da ogni stramazzone cavava argomento per rilevarsi più gagliardo di prima.

Ma siccome in queste faccende ci vuole sempre un becco emissario per iscaricare sopra la sua testa le colpe degli ebrei e dei sammaritani, e consacratolo poi agli dei infernali scaraventarlo in mare, di leggeri lo trovarono nello Anussi lontano, e in certa maniera si può dire che si proferiva da sè: quindi addosso tutti a lui; sinfonia d'improperi a piena orchestra sul giudeo; che più? L'ebreo Zinfi giunse perfino a dire ingenuamente:

— Non ci è casi, con questi ebrei non si può fare un pasto buono!

Così è, cotesti nobilissimi e rispettabilissimi furfanti, imitando il costume dei Curoti, picchiavano sopra gli scudi menando un rumore d'inferno, onde Saturno non udisse i vagiti di Giove e non mangiasse anco lui; urlavano a squarcia gola, perchè il principe non udisse i gridi del popolo, e non risensasse, ed essi, se possibile era, quello della propria coscienza.