— Signor Fabrizio; e se potessi sperare che le mie preghiere valessero qualche cosa presso di lei, io vorrei supplicarla a favorirci più spesso che può.

Poffar del mondo! Non ci era mestieri di tanto, però che voi abbiate a sapere come i giovani nel tastare il piede infermo del presidente si fossero toccate le mani; e nel chinarsi a esaminarlo i capelli loro insieme si confondessero. Ora è provato che i capelli sieno potentissimi conduttori di elettricismo due cotanti meno dei labbri, ma due cotanti più dei fili di zinco; ed eransi altresì ricambiati parecchi sguardi a punto interrogativo, e non so nemmeno io quanti sorrisi reziari.[22] Breve. Uno aveva votato contro l'altro tutto il turcasso delle quadrella di Amore.

Il Vinneri, il quale, comecchè talvolta bestemmiasse per lo spasimo, pure non cessava di tenere un occhio al gatto e l'altro alla padella, fra sè ebbe a dire:

— E' pare che la girandola pigli fuoco.

Fabrizio, com'è da credersi, tenne la parola, forse più spesso che non conveniva, ma padre e figliuola fecero finta di non se ne accorgere. Fra le tante, una volta, trovandosi solo a canto il letto del Vinneri, questi prese la mano al giovane, e strettagliela amorevolmente gli disse:

— Caro Fabrizio, le cure affettuose che vi date per me mi fanno sentire più amara la infelicità di essere privo di figliuoli, ma poichè a ragione vi amo e tengo in luogo di figlio, non posso tacervi alcune considerazioni, che mi sono venute in mente pensando ai casi vostri. Perchè, ditemi, avete cessato di frequentare i tribunali? Perchè dopo la prima arringa, che vi fruttò tanto onore, vi siete ammutito? Donde questa deplorabile accidia a cui vi siete abbandonato? Non me lo nascondete, apritevi a me come a padre....

Ed anco qui sarebbe stato sufficiente stimolo di molto minore, perchè Fabrizio stranamente commosso prese a vomitare vituperii su i giurati a bocca di barile; il presidente lo lasciava dire, quando poi lo vide sboglientito, chiappata la palla al balzo riprese:

— O che siate benedetto, chi mai vi ha consigliato a sciupare il vostro ingegno in isteriche fatiche? Crimen non dat panem, dichiara pure l'antico proverbio del fôro. Furti pernici, omicidi anatre, falsi accegge, avvelenamenti fagiani, non toccano a voi: per voi sono i furti storni, accusati gheppi, insomma da rompercisi i denti a masticarli; e poi, o come si fa a confondersi co' giurati? Questi bottegai si sono impancati a recitare da giudici in onta alla legittima magistratura. Figuratevi! Per costume vecchio essi non usano mai dare agli avventori la libbra di dodici once con le proprie; ora, parvi possibile che vogliano smettere il vizio con le bilance della giustizia? Gente capace a scambiare Puffendorfio con un'isola, Catilina con una benemerita; a scrivere Francesco coll'acca, la Italia col g; gente incapace a fare un o con la canna. Dove siete ito, Dio vi perdoni, a sciorinare eloquenza e dottrina? Tanto voleva dare la crema con la vainiglia ai bufali. Con costoro non si sa mai il punto di coltura; se per caso hai pestato su i calli al presidente dei giurati, impiccati, il tuo cliente è sicuro di sentirsi arrandellata tra capo e collo una sentenza capitale senza circostanze attenuanti; — se non offristi il braccio alla sua moglie quando usciva di chiesa, o non facesti ballare la figliuola al festino, o se fuggisti traverso una maglia dalla rezzola che ti gettarono addosso per pescarti marito, guai a te, annegati; arringando davanti a loro tu farai condannare in galera a vita la stessa innocenza. All'opposto, se il difensore va ai versi al giurato, che importa che dieci testimoni concordi attestino de visu? Che importa perfino che l'accusato confessi avere ucciso un uomo? Che se i cerusichi fiscali riferiscano averlo sparato? I giurati a muso duro sono fantini da sentenziare che non è vero nulla, che il morto non è morto in virtù della parola cabalistica: non consta. Come! Noi altri, che fino da piccini andammo a scuola per imparare a rendere giustizia, su dieci volte sbagliamo nove; ed essi presumono avere la scienza infusa? Eh! via, ognuno faccia il suo mestiere; tractent fabrilia fabri; non confondiamo le carte da tarocchi con quelle da bambara, nè la manteca co' tartufi; i giudici sieno giudici, i sacerdoti sacerdoti, cuochi i cuochi, i nobili nobili: in conclusione, il mondo rimanga diviso in classi, in ceti, in professioni, in condizioni, e stati, arti e mestieri, e se io comandassi lo vorrei distinto in colori come usano lassù nella China. Bel gusto, in fede di Dio, stillarci ad ammannire un pranzo di cinque o sei serviti, per farne poi un buglione prima di metterci a tavola! Tale nei suoi principii e nei suoi effetti tu proverai circum circa la diavoleria della uguaglianza fra gli uomini: così predicano il giurato figliuolo della libertà; per me non glie l'ho visto fare, ma sarà; in questo caso però bisogna dire, ch'egli è uno di quei figliuoli che gli spartani buttavano nel baratro. Da ogni parte sento bociare: rendete i diritti a cui spettano. To'! o chi si oppone? O noi altri giudici non ci siamo a posta per questo? Se la plebe campagnuola usurpò il legnatico o il pascolo sul feudo del padrone, non glie lo facciamo rendere di rincorsa? Il possidente creditore di pigioni, il banchiere di pagherò, ricorrono al nostro ministero invano? Non mandiamo illico et immediate i bravi uscieri a gravare i mobili dello inquilino moroso? Non v'impiombiamo il vostro fallito in prigione? Che cosa è mai questo rendere al popolo i suoi diritti? Forse ai monelli la facoltà di tirarmi le sassate? Ai bottegai di assolvermi parricidi, repubblicani, giornalisti, barattieri ed altra simile risma di gente, a cui in buona coscienza potremmo senza tanti processi legare un sasso al collo e scaraventarla nel Naviglio? Voi, Fabrizio, se un mal genio non vi tirava pei capelli, avreste brillato fra i vostri pari; invece di poggiare in su, voi forviaste, e siete andato in giù; di cui la colpa se invece di trovare l'azzurro del cielo v'imbatteste nel nero di fumo dell'inferno....

Tutto questo il presidente Vinneri spifferò di un fiato; se non lo fermava un nodo di tosse, chi sa dove sarebbe riuscito; tacque per bere e per asciugarsi il sudore.

Fabrizio sostenne codesto rovescio di acqua sudicia a capo chino, sentendosi ora avvampare dalle caldane ed ora gelare dai sudori freddi; poi, temendo che costui saltasse su a squadrargli una seconda di cambio, disse: