— E il suo portafogli, questo ci va sottinteso: per ciò mi proponeva due partiti, entrambi accettabili; lasciandomi la facoltà di eleggere: i quali erano o trasferirmi alla presidenza di altra Corte in forma onorifica per me, ovvero, accettata la mia renunzia.... capisci bene, la mia renunzia inviarmi alla Corte dei conti per liquidare la mia pensione...

Qui successe una seconda pausa, e poi riprese:

— Se consideri attentamente, conoscerai come l'un partito e l'altro torni del pari esiziale al tuo interesse; se scelgo la traslocazione, mi metteranno al collo la croce di grande ufficiale di qualche ordine del regno, come il sasso al collo del cane che vuolsi affogare, e mi butteranno in Arno, o nel Serchio, o nella Polcevera; se risegno l'ufficio, eccomi diventato inutile più di uno scaldaletto a mezzo luglio: io non ti posso più aiutare; non difenderti allorchè tutti ti piglieranno a bersaglio dei loro strali avvelenati dalla vendetta nel fiele della invidia: i miei stessi colleghi, sta' certo, per ricattare la reputazione di servili verso di me, si sbracceranno a mostrarsi una volta e mezzo più servili al mio successore, il quale aspettati addirittura nemico. I clienti diserteranno dal tuo studio: ed a ragione, l'interesse te li diede, l'interesse te li toglie; la calamita tira altrove; e tu che presenterai allora in società? Un fiasco bevuto, una festa fatta, un barbero scoppiato nel correre il palio... e non metto in conto il motteggio maligno, le trafitture, e più acerbo di ogni altra cosa il filo di rasoio del compatimento... datemi la corda, un maglio su la testa, di una scure sul collo, mettetemi nella botte spuntonata di Attilio Regolo, dentro il sacco dei parricidi, ma risparmiatemi, oh! per amore di Dio o del diavolo, l'arsenico del compatimento... Ora, dirimpetto a codesto stato da far venire il mal dei denti ai cani, poni una carica onoratissima con promessa di sollecita promozione e l'insegna da cavaliere, insegna che ogni fedele democratico si fa caso di coscienza di sprezzare lontana e di agguantare vicina con tutte e due le mani, per tenere come l'antico colosso di Rodi la gamba destra sopra un plinto e la sinistra su di un altro, intantochè le navi gli passavano di sotto. Io te l'ho già detto e te lo torno a dire: queste faccende le sono come i denti, dolgono nel nascere, ma poi ci si mastica (veramente il proverbio non parla di denti, bensì di altra cosa, che al presidente non giovava rammentare, nè a Fabrizio udire).

— Ecco, esclamò doloroso Fabrizio, mi tocca a entrare nella magistratura come un dannato nello inferno!

— Ubbie! Da quando in qua si è sentito dire, che il diavolo dia ai dannati seimila lire di pensione all'anno, oltre quello che fa la penna, e la croce per giunta? — Bazzica i santi il diavolo?

— No.... sono questi che consegnano la loro anima nelle mani al diavolo.

Il Vinneri avendo fatto con molta arguzia notare come l'uscita di Fabrizio dal ruolo degli avvocati gli era stato un togliere il dente alla vipera, riuscì a mantenersi nell'ufficio, dove non procedendo diritto (chè simile facoltà non si confaceva alla sua complessione), bensì dando un colpo al cerchio ed un altro alla botte, potè barcamenarsi.

Troppo più duro stato ammanniva la fortuna a Fabrizio. Tutti gli si rovesciarono contro, così buoni come tristi; i buoni, per pietà dello strazio che loro pareva venisse fatto della morale pubblica da esempi tanto abominevoli; i tristi, perchè il pane quotidiano che implorano recitando il paternostro sia l'avvilimento altrui, non già che nella vilezza universale si stimino di più, bensì perchè si disprezzino meno. Calunnia è pei buoni mal comune mezzo gaudio; che i furfanti al male altrui sentano ricrearsi vero è pur troppo; vive una gente nel mondo, la quale reputa i dieci comandamenti insulti fatti alla sua libertà di coscienza, e quelli che li osservano aguzzini inviati per angustiarla. Il misero uomo beveva l'obbrobrio nell'aria; gli aperti oltraggi amari, non meno acerbi gli altri velati da parole freddamente urbane: non passa giorno che gli antichi colleghi, approfittandosi della licenziosa libertà della toga, non gli menassero manrovesci in faccia, sicchè ormai pareva non vi dovesse rimanere più luogo ad altri sfregi; tutto lo irritava, tutto pungevalo; perfino gli atomi che lo fasciavano gli parea che il pungessero. I vecchi amici, se da lontano lo scorgevano, svoltato il canto gli sparivano dinanzi; se mai se lo trovano addosso da non poterlo scansare, ecco fingevano ripulirsi il petto da qualche pagliuzza, ovvero portavano la mano sugli occhi, quasi gli ci fosse entrato un bruscolo; infiniti i pretesti e atrocemente ingegnosi per non salutarlo, per iscansarlo e per fingere di non accorgersi della sua presenza in un luogo. Ora la canatterìa dei giornalisti gli si avventa dietro latrante e mordente; pare un cignale corso in caccia; certo egli le sanne mostrava tinte di sangue, qualche cane traendo guai casca sventrato intorno a lui, ma rossi eziandio erano i denti dei cani, ed a taluni pendevano dalla bocca i brindelli della sua carne. Ne aveva perso il sonno e l'appetito; parlava da sè, o rispondeva come se taluno lo chiamasse fuori del mondo: indizio di follia che si avvicina; si guardava fisso davanti, quasi persona gli desse soggezione, ovvero teneva gli occhi bramosi a terra, imperciocchè egli ormai non tirasse più le sue ispirazioni dal cielo, ma sì dalla polvere: e la congiuntiva degli occhi non gli comparisca più bianca, al contrario iniettata di sangue, e in parte tinta in color fosco, pari a quello della fuliggine: sopra la fronte immoto il pallore della morte e del peccato.

Fabrizio sperpera ogni dì il suo ingegno nella persecuzione di volgari delitti commessi da gente volgare: nè anco lo strepito dei trivi lo assorda, nè manco il polverio che si leva dalle pubbliche strade lo accieca: si spossa a portare fimo come ogni altro più vile giumento; e il guaio non rimane qui, chè le angustie della domestica economia, le quali da prima lo punzecchiavano a mo' di mignatte, adesso lo mordono come mastini: danaro da spendere nella polizia preventiva non gliene offrivano, e a chiederne non si attentava; e ad ogni modo non avrebbe saputo a cui rivolgersi per averne. Ma il bisogno, implacabile boa constrictor, stringendo ogni giorno più forte, deliberò conferirne con la dilettissima Bianca.

Non lo avesse mai fatto, che la dilettissima Bianca, sentendosi minacciata a scemare servidorame, soffiò, miagolò peggio di gatta spaventata: avvampante in volto, impetuosa nelle parole e nei gesti, giurava non potere farne a meno nè manco di uno. O che si ha da licenziare la cameriera? E allora chi mi pettina, chi mi veste, chi mi lava, chi mi stira, chi cuce? e via via. Accommiateremo il cuoco? Peggio... chi va al mercato pel vivere, chi cucina, chi mette in tavola... e quando viene gente a pranzo come rimedieremo? La donna di mezzo? Chi spazza, chi acconcia le camere, chi rifà i letti, chi dà il bucato, chi lo riceve? E alle lucerne pensi tu, Fabrizio? A lustrare le scarpe, a spazzolare i panni ci pensi tu, Fabrizio? A portarti la mattina, quando ti svegli, il caffè nero al letto ci pensi da te, Fabrizio? Misericordia! non ha tante parole un leggio quante n'ebbe la Bianca in cotesta occasione; le cateratte della loquacità donnesca si apersero diluviando. Fabrizio, non avendo l'arca per ripararcisi dentro, tacque e scappò.