La necessità più forte di lui schiuse le gavigne alla Bianca, la quale bel bello si trovò ridotta a tenersi dintorno una serva sola: però l'assottigliare la uscita non bastava, occorreva crescere la entrata, e per questo non ci si trovava ripiego: e poi finchè si scarniva il necessario per la famiglia fino all'osso, la donna, quantunque con afflitto animo, ci si adattava; ma a toccare le spese di lusso, o come le si sogliono chiamare di comparsa, guai! Piuttosto morasi di stento in casa, ma il superfluo lascisi stare.
Se considerate tutte queste cose, vi figurerete quale inferno fu quello quando Fabrizio, lasciandosi cascare su di un seggiolone con le braccia abbandonate, significò alla moglie non avanzargli in tasca più tanto da tirarsi innanzi quel giorno: essere forza mettere la mano su qualche diamante per campare.
Io, lo confesso addirittura, mi trovo corto a colori ed a similitudini per descrivere le disperazioni di Bianca; nè mica finte, all'opposto verissime e lacrimevoli; empì il cielo di strida dolorose; si strappò i capelli, corse per la casa come frenetica; per furore non pianse; solo dagli occhi stralunati sprizzava faville; cascò in deliquio, violentissime convulsioni la sorpresero, in breve ora gli affetti isterici la ridussero a mal partito, tantochè Fabrizio, il quale l'amava teneramente, ne sentì compassione e paura, onde, racconsolatala come meglio gli venne fatto, uscì di casa recandosi difilato presso un cristiano circonciso, o ebreo battezzato, sua conoscenza vecchia, per impegnare l'orologio, quantunque a lui per le necessità del suo ufficio fosse indispensabile più del pane.
Scarso sollievo; stilla di rugiada su la pelle di un dannato; pochi giorni dopo, patite tre o quattro strappatelle, fu mestieri cedere ad uno squasso maestro della fortuna... Ma che Agar, madre infelice, quando, abbandonato il figliuolo Ismaele sotto una palma, se ne va lontano a piangere per non vederselo morire su gli occhi! Due cotanti più angoscioso lo spasimo della Bianca nel vedersi staccare dal seno un diamante: dopo averlo co' più cari nomi chiamato, e con i più acerbi rinfacci garrito della sua ingratitudine, serrò gli occhi e si pose a letto chiusa in un tetro silenzio.
Talora pensava Fabrizio fra sè: chi mai lo avrebbe sospettato! Esclamazione dei tre quarti dei mariti dopo un mese o due di matrimonio, e questo perchè la natura dipinge la passione a buon fresco, e la educazione poi la ritocca a secco: i ritocchi a secco col tempo cascano, ma la pittura a buon fresco rimane. Prima di portarla non si può sapere se farà male la scarpa, e finchè le non si daranno le mogli a prova io non ci vedo verso di evitare simile pericolo.[30]
Già eravamo presso a finire la moneta ricavata dalla vendita del diamante, e Fabrizio, rifuggendo dal rinnovare le parti dell'ebreo Shylock,[31] quantunque a malincuore, si fece a trovare il socero, il quale da un pezzo in qua visitava la figliuola di rado e sempre più breve; questi lo accolse con visibile imbarazzo: avesse potuto svignarsela! Ma poichè altra via non gli si parava dinanzi, eccetto la cappa della stufa, voltata faccia alla fortuna con la consueta inverecondia, tra le altre queste cose favellò al suo genero:
— Caro mio, tu lo sai, dalla mia paga in fuori io non possiedo in questo mondo un becco di quattrino; nell'altro non credo averci fatto troppi avanzi. Però io non te lo tacqui; tu non potresti dire onestamente che ti abbia posto di mezzo: ci dovevi pensare prima di metterti in mare; senza biscotto non si naviga, nè tu eri un pargolo da ignorare come stia la cuffia a Crezia, e assai praticasti la Bianca per prendere di lei conoscenza intera: questo ti ho voluto dire per rammentarti che io non ti piantai dinanzi il dilemma: o mangiare questa minestra o saltare questa finestra, non già perchè valga a levare un ragnatelo da un buco. — Mettiamo dunque in sodo, ch'io non posso sovvenirti in nulla; — e non lo devo: non mi fare bocchi, Fabrizio, che io te lo provo. — Con l'onorario di presidente e trovandomi solo, su per giù alla meglio me la sgabello da pari mio: ora figurati ch'io te ne dessi un terzo; che ne avverrebbe? Patirei io, non solleverei te: scomparirei io e non compariresti tu; e poichè uno di noi altri due deve stare allo stecchetto, io, dal mio punto di vista, ho ragione a volere che ci stii tu; e ciò con tanto maggior fondamento, in quanto che dipenda proprio da te volerci stare, perchè pretenderesti che le beccacce ti volassero intorno alla mensa belle e arrostite coi crostini sotto l'ale e la salsa in un cestino nel becco!
Ah! tu presumi che ti vengano a profferire fino a casa il danaro? Alla rana, che non chiese, non fu data la coda.
— Ma io non sono uso a chiedere. Ho creduto convertirmi in magistrato, non già in accattone per limosinare alla porta dei conventi dei frati una pentola di minestra.
— Qui non ci entra minestra, bensì raccogliere moneta, che basti per provvedere alla pubblica sicurezza ed al pranzo intero di magistrato rispettabile...