— E posto che io mi piegassi a chiedere, ma dove avrei a volgere le mie domande?
— Di questo dovresti informarti tu, ma per me credo con molti la via retta più corta, e per ciò difilato al presidente del Consiglio dei ministri.
— E s'ei non mi dà udienza?
— Le sono coteste pituite di malinconia; S. E. ascolta tutti per essere di natura urbanissimo, e poi per debito d'ufficio, massime quando si tratta di ufficiali preposti alla sicurezza pubblica.
— Caso mai mi ammettesse al suo cospetto, e che potrei dirgli io? Io mi consumo correndo dietro a furti, ingiurie, ferimenti, omicidi e via discorrendo, tanto da parere un gatto che si sbizzarrisce a ruzzolare trucioli. Non mi è capitato mai un delitto di spolvero; mi tocca stare terra terra come la porcellana; ed io non mi posso mica stampare una causa celebre da mandare sottosopra gli uomini e i giornalisti.....
— Come! Che avete detto?
— Io? Dico quello che mi hanno insegnato le sacre carte: pulsate et aperietur vobis; chi cerca trova. La tua promozione e la insegna di cavaliere mi furono promesse; però a patto che dovessero servire di compenso a qualche segnalato servizio da te reso al governo, e fino ad ora la fortuna non ti ha fatto gli occhi dolci; ma, caro mio, buona cura vince sventura: perchè non ti sei tenuto bene edificato il ministro? Perchè non t'insinuasti fra i suoi familiari? Bisognava tu t'industriassi a entrare in grazia a taluno di casa sua; nei principii non bisogna stare sul doge; innanzi di celebrare le messe si servono: tale, ricordati, entrò in palazzo per la gattaiola, che poi all'uscirne non gli bastò gli aprissero le porte a due battenti... ma adesso, lo vedo anch'io, mi sembra tardi... siamo con le spalle al muro... tanto è, mi proverò a toccarne di nuovo al ministro... ma anche tu, vedi, avresti a fare una cosa... dovresti... mandare... anche a nome mio... a sollecitare... il ministro... la Bianca.
— La... Bianca?
— Sicuro, o che ci trovi tu di sperpetua? Forse non ci vanno tutto giorno a frotte le principali gentildonne del regno?