— Forse mi avanza la scelta? Ecco in succinto l'unica via che mi para davanti il destino. Io fuggirò, portando meco del mio danaro quel tanto che mi basti per condurmi in America traversando la Svizzera; il danaro potrei in coscienza appropriarmi tutto, perchè me lo sono guadagnato con industria onesta del pari che indefessa; e se il mio nonno per lo addietro mi provvide di capitali, io glieli ho restituiti con usura: se i suoi affari da parecchio tempo tracollano in un baratro senza fondo, i miei, meno voraginosi ma più solidi, prosperavano; pure glielo lascerò tutto o quasi. Io so bene che lo sciagurato lo farà sparire, e so eziandio, perchè non si tenne dall'ordinarlo in mia presenza al suo computista, che saranno acconciate le scritture in guisa d'apparire io debitore di parecchi milioni alla ragione di lui, e ciò per dare, se gli riesce, un po' di vernice alle oblique operazioni dentro le quali egli si era abbandonato a testa bassa: mi pare di vedere ch'egli in fine de' conti altro non farà che insaccare nebbia; poco filo è il mio per poter bastare al rammendo dei suoi strappi: pure io non mi devo per questo tirarmi indietro da sagrificarmi per lui. Amina mia, amore e gratitudine non conoscono abbaco nè seste; perchè se prima di pagare il debito avvenga ch'essi si pongano a fare i conti, va' pur sicura che essi non finiranno mai il calcolo. Vivrò ramingo come potrò... e quando l'acerbità del dolore di averti perduta... perduta per sempre... e il peso della infamia immeritata mi si farà insopportabile... e il tedio dello esilio avrà roso ogni fibra vitale del mio cuore, quando infine le cause del morire supereranno quelle del vivere, allora, chiesto prima perdono a Dio, col tuo nome su le labbra, mia adorata Amina, io mi farò dire da una palla nel cranio: tu hai vissuto abbastanza.

— Noi moriremo insieme! esclama Amina, e nello impeto sfrenato dell'entusiasmo con ambedue le mani strigne il capo di Omobono, e la sua bocca salda alla bocca di lui, talchè sembra volerci riversare la propria anima; per lunga ora la passione soverchia non concesse loro pronunziare parola: confondevano baci, sospiri, palpiti e lacrime, liquore stillato dalle palme del paradiso.

Non è vero niente. In paradiso non crescono palme, e chi ci è stato ne fa testimonianza: cotesto che io vi ho detto è liquore anodino, che in certo giorno di armistizio nelle guerre durate fra il cielo e la terra si posero a comporre di amore e d'accordo insieme angeli e demoni. Gli uomini, per non restare indietro, dicono che il giorno di poi fabbricassero in terra l'aceto dei sette ladri, e tutto questo fecero tanto su quanto giù in sollievo della umanità condannata da suo padre al dolore e alla morte. A considerarla bene, questa è una gran cosa. Saturno, padre eterno degli antichi, si mangiava i propri figli, il Padre Eterno nostro non monda nespole, sicchè resta chiarito che a barattare padri eterni più che guadagnare si scapiti; io ho detto ciò, non per disprezzo dei padri eterni vecchi o nuovi, ch'io venero tutti, bensì per ammonire quelli che avessero talento di mutare un'altra volta.

Passò cotesta fiumana di affetto come tutto passa quaggiù; ma l'Amina continuò a tenere con le due mani Omobono, quasi venuta in sospetto che le avesse a fuggire.

Se Carneade quando andò a Roma c'incontrava Amina, per gelosia si sarebbe impiccato: non vanti più la Grecia i suoi retori, tacciano le scuole dei tomisti e degli scotisti; dentro un sacco e in mare disputatori, controversisti e avvocati, imperciocchè veruno di loro avrebbe potuto reggere il paragone con Amina; se voi l'aveste udita vi sareste persuasi a un tratto com'ella avrebbe fatto la barba, non che ad altri, a Demostene. Tutto ella seppe mettere in opera per tirare Omobono ai suoi voleri, quanto il sofisma escogita di più sottile, la dialettica di più strignente e la logica di più calzante. Che se alcuno volesse sapere chi le fu maestra nella eloquenza, io glielo dirò senza ambagi; la natura, suprema educatrice degli animali che hanno discorso di ragione; in vero, se l'arte (lo certifica il Dante) è nipote di Dio, gli è manifesto che deve avere avuto per madre la natura: ora, se tanto l'arte potè, creando università, studi, licei, ginnasi, Giovanni Lanza ministro d'istruzione pubblica, ed un armento di docenti, o perchè la natura non potrà fare senza tante invenie quello che l'arte in grazia dei suoi molti trovati appena può? Forse Orfeo frequentava le scuole dei reverendi padri gesuiti? O fu visto Omero col cartolare a tracolla recarsi alla lezione dei non meno reverendi padri Scolopi? Natura si passa molto bene dell'arte, ma arte non può fare senza natura.

A cui natura non lo volle dire...

con quello che seguita.

Una volta sarebbe stato concesso credere che Amina inspirasse Mercurio, il quale, fra i vari suoi attributi, possedeva quello della eloquenza; di vero gli antichi lo effigiarono talora con le catene di oro pendenti dalla bocca, e tal'altra col cigno in forma di cimiero al sommo del petaso; — ma ohimè! se la religione di Mercurio un dì era merito, oggi dalla chiesa si danna come eresia, ed io non vo' screzi con la Chiesa, perchè se non brucia più gli eretici, potrebbe tornare a farlo, massime per virtù dei nostri guidaioli, che si arrotano a riavvivarla di sanne e di artigli. Tuttavia in riga di dubbio, ma poi mi rimetto al giudizio della sacra congregazione dei canoni, mi parrebbe che se tanto rimase fra gli uomini il culto di Mercurio, dove invece di scemare ogni giorno cresce, e i suoi tempii si moltiplicano[39] e le are, potrebbe benissimo la Chiesa accoglierlo nel suo grembo e metterlo in paradiso allato a san Matteo pubblicano. I romani non istettero a un pelo di assumere Gesù Cristo al fianco di Venere? Per quanto si narra, ciò propose Tiberio in Senato; quest'altro nel collegio dei cardinali potrebbe proporre Pio IX: entrambi pontefici massimi.

*

Ai giorni che corrono, nei quali si vive a salti convulsi e la più parte degli uomini renunzia alla eternità, come a cosa troppo lunga, sarei maldestro se riportassi punto per punto la orazione di Amina; in corti accenti ve ne spremerò il sugo. Dapprima ella distinse il padre dall'avo; i doveri verso colui che ci generò non si possono estendere ad altri, e s'intende da sè che l'atto generativo non si opera per delegazione, nè si crea con la immaginativa: e mise innanzi altresì una nuova distinzione fra l'avo paterno e il materno; più cosa il primo, imperciocchè di lui portiamo il nome e produciamo la famiglia, ond'ella tenere per fede che padre veramente non sia quegli che le giuste nozze dimostrano, bensì colui che ci nudrì fanciulli, educò giovani, uomini sovvenne e sempre amò. Ora, qual cura e quali i benefizi dell'avo materno verso di lui? Egli lo scelse per comodità propria come un cavallo o un cane; ma per uso mille volte peggiore, perchè al cavallo non si chiede altro che correre, al cane abbaiare, mentre adesso l'avo esige dal nepote cose contro la natura, le leggi ed i buoni costumi. In tempi barbarissimi i padri si fecero padroni della vita dei figliuoli, non però mai dell'onore. Anche Dio non andò più in là che chiedere ad Abramo tagliasse la gola al figliuolo Isacco, e Abramo, se avesse mandato pei giandarmi e fatto arrestare Dio come istigatore di parricidio, si sarebbe meritato la croce della Corona d'Italia: ma allora i giandarmi non usavano e Moisè non aveva ancora bandito i comandamenti della legge di Dio, dove sta scritto non ammazzare; e poi le leggi nelle monarchie assolute, di cui è suprema la monarchia di Dio, non obbligano chi le fa; tuttavolta l'onore d'Isacco lasciò stare; e Iefte che disse alla figlia? Niente altro che questo: adattati ad essere sagrificata per la maggior gloria di Dio: gli è vero che quella povera vergine avrebbe dovuto rispondergli: sagrifica te, se ne hai voglia, e denunziarlo alla polizia perchè lo chiudessero nell'ospedale dei matti; pure sta in fatto che in altri tasti Iefte non entrò; e così del pari Agamennone, cui i greci dopo la strage d'Ifigenia dovevano lapidare, non assumere al sommo imperio dell'oste contro Troia. L'onore preme troppo più della vita, perchè vita ch'è mai? È conscia attività del corpo transitorio, mentre l'onore è coscienza della dignità dell'anima che dura: la vita si può affermare proprietà dell'uomo, l'onore spetta meno a lui che alla sua famiglia e alla sua patria; la morte lascia una lacuna nelle famiglie, la infamia una macchia: la prima finisce e si circoscrive nell'uomo, la seconda contamina i successori; essi non peccarono, e tuttavia porteranno il peso della iniquità dei padri. Impertanto conchiudo che niente da te si deve all'avo iniquo. Se per istinto di virtù gentile tu vorrai procedere benefico con lui, io non ti tengo, anzi ti lodo, di ciò acquisterai merito presso la tua coscienza e il mondo: ma appartiene a te solo giudicare il tempo, il modo e la misura con i quali intendi usare questa tua benevolenza: da quando in qua si presumerebbe imporre la regola al benefattore? Ciò tanto più vale col tuo nonno, quantochè perduto il lume dagli occhi non sa più quello che si faccia, e mentre te precipita sè non salva. Se il danaro che possiedi fu guadagnato legittimamente da te, e tu tientelo. Non acconsentire sieno alterati i libri della tua ragione: procura riporli in fidata custodia. Dei consigli dell'avo accetta quello di allontanarti, perchè non puoi rimanere in paese senza correre il rischio di mettergli la fune al collo, e questo non hai a fare. Là dove compiacendo alle sue impronte richieste tu commetti l'errore, o piuttosto di' colpa, di accalorarlo nell'agonia dei naufraghi, di attaccarsi ai rasoi; noi spassionati comprendiamo com'egli ormai bisogna che anneghi, e se ei fa tanto di aggrapparsi a te affogherete ambedue: mettiti da parte, e allora vedrai ch'egli rinsavirà: dando le spese al cervello, attenderà a salvare quello che per lui può salvarsi: vo' dire che non muoia di miseria. Certamente egli riparerà in Isvizzera, e te lo farà sapere, e tu, se sia rimasto privo di facoltà davvero, lo sovverrai allora, non secondo i suoi meriti, ma la tua misericordia. Sedato il primo trambusto, noi torneremo, e i tuoi libri faranno prova della tua innocenza. Allora, caso mai qualche avventato o qualche maligno avesse tolto argomento dalla tua assenza di calunniarti, non solo avrà a ricredersi, bensì a darti lode di cortese e di pio, come quello che aborrì aggravare il padre di sua madre, amara stretta alla quale non avresti potuto sottrarti restando.