Dopo mezz’ora, Federico Lennois presentava Ugo Ferraretti a Clorinda Valdelli, cantante ricchissima e amica dei piaceri.
La Valdelli era una donna a trent’anni, assai bella, ma di costumi non al tutto irreprensibili. La cronaca dei salotti non la risparmiava; e sulle attinenze di costei correvano alcune voci le quali aveano molto fondamento di verità, e non erano lusinghiere per la sua fama.
La società che la Valdelli ammetteva nelle sue sale non era certamente la più scelta; il bel sesso che vi figurava apparteneva a quel genere di donne che non fanno troppo sospirar gli amanti. Le scene fornivano il lor contingente, erano mogli e sorelle di artisti, cantanti in prospettiva, ballerine di passaggio o in permanenza; insomma vi accorreva quella classe di donne, ottime per una festa di carnevale.
Ci era un profluvio di uomini: le maschere confondeano le condizioni; ed era meglio così, imperciocchè queste non erano tutte alte e onorevoli; la confusione e il pericolo vi dominavano, e la padrona di casa non si mostrava molto scrupolosa in fatto di ricevimenti. Era da scommettere che due terzi delle persone le quali si trovano nelle sue sale non erano conosciute da lei. Questa noncuranza è comoda per chi riceve e per chi è ricevuto: ma spesse volte bisogna esclamare in mezzo al brio della festa: Badate alle tasche.
La festa era splendidissima, se si considera la quantità dei lumi, lo sfoggio delle maschere e il gran numero di gente che ingombrava il salotto da ballo. Nelle stanze attigue si giuocava, si fumava, si beveva; e ciascuno trovava a soddisfare il proprio gusto.
Carnevale era nel suo seggio in quella casa: il divertimento era la legge che vi dominava. Tutta la scioperata gioventù studentesca di Pisa e dei dintorni era raccolta nelle sale della Valdelli, la quale distribuiva a dritta e manca i tesori de’ suoi sorrisi. Ma al ballo essa non volle per compagno che il giovine Ugo Ferraretti: ella stessa si offrì a ballar con lui in tutta la serata. Si sarebbe detto che ella avesse giurato di stancarlo a morte, perocchè volle provar con lui la contradanza, il valser, la galoppa, il cancan.
Dalla Valdelli si ballò il cancan francese, e nessuno ricusò di ballarlo: lo sciampagna era in terzo tra le coppie.
La Valdelli era vestita alla polacca: la sua bella persona spiccava sotto i vivaci colori di questo costume; e la sua folta capellatura le cadea sulle spalle, uscendo dal grazioso berretto.
Dai suoi sguardi partivano scintille infiammate. Ugo si sentiva scoppiare il petto.