Di letizia sia colmo ogni core,

Brilli il nappo qual vivida stella,

E lo sguardo sfavilli d’amore

D’ogni dama pel suo cavalier.

Viva il vino e Clorinda la bella.

Si disperda ogni tristo pensier!

Ugo Ferraretti fu obbligato dal Lennois e dalle donne a ripetere questo brindisi; ma egli avea del tutto perduta la voce, si alzò barcollando; fece uno sforzo violento per cantare... ma un orribile urto di tosse il colse... e, invece delle parole di letizia, cacciò dalla bocca un rivo di sangue!

Un grido straziante fu udito nella stanza contigua... Ma quel grido fu perduto nel rumore della danza che si continuava ancora nel salone.

Ugo Ferraretti era ricascato sulla sua sedia, privo di sensi e bianco come la salvietta, che stringea convulsivamente tra le mani.

Federico Lennois guardava con occhi asciutti l’infelice sua vittima; e un sogghigno di trionfo balenava sulle sue labbra, mentre canticchiava con beffarda ironia: