— Ora io più non ispero che congiungermi ai miei carissimi, soggiunse Ugo; la vita... mi abbandona... tra qualche ora io forse non potrò più parlare.... Ascoltami bene, amico mio.... Un’ultima.... grazia.... ti chiedo.... fa che il mio corpo riposi a fianco di quelli dei miei genitori... e de’ miei fratelli... là nel nostro Camposanto, da me... tante volte visitato, e dove le lagrime che io versava sulle fosse a me care faceano forse sbucciarvi quei malinconici fiori... ch’io mi piaceva di cogliere... e di recare alla mamma... Dì, Ferdinando, mi darai questa ultima prova della tua amicizia?

— E ne dubiti? rispose il falso amico, fingendo di nettarsi una lagrima.

— Ed io voglio... mostrartene la mia gratitudine, ripigliò Ugo con affannoso parlare... Quel quadro...

— Ebbene? esclamò con occhi infiammati il Lennois.

— Quel quadro... io l’affido a te... esso è tuo.

— Mio!!!

— Sì esso è tuo... è l’unico contrassegno di amicizia, ch’io possa darti... Tu lo venderai; ma non qui... vendilo in qualche altro paese d’Italia.... Vorrei che lo vendessi al Principe T... a Roma, il quale vien generalmente riputato esimio protettore e conoscitore di arti belle... Mi dice l’animo che quel quadro sarà... trovato un capolavoro... che il mio nome sarà pronunziato con rispetto dagl’Italiani... Oh perdona, perdona, mio Dio, se un pensiero di vanagloria è in me in queste ore supreme... della mia vita... Ma è questo il compenso che tu dai ai miei corti giorni, visitati da tanto dolore, da tante privazioni, da tante sofferenze!

— Sì Ugo disse Federico prendendo con ipocrito viso di amicizia la gelida mano dell’artista, il tuo quadro è un capolavoro... esso è destinato a valicare i secoli portando il tuo nome sulle ali della fama... Possa tu vivere ancora lunghi anni! ma se al dolore di perderti mi riserba il cielo, sii sicuro che in tutti gli istanti della mia vita mi adoprerò a far noti il tuo genio e le tue sventure... Sì Ugo, illustre artista tu sei, e il tuo quadro la Preghiera empirà del tuo nome il mondo civile... abbiti piena e sincera la mia ammirazione... Ma spetta a tutti quelli che han mente e cuore il lodar te degnamente: spetta a’ posteri, delle cui lodi tu ancor vivo godi gran parte col pensiero. Ugo Ferraretti, tu devi e con ragione superbire dell’opera tua...

Strascinato dall’entusiasmo d’una perfetta simulazione, il Lennois riprese come chiaroveggente nel futuro:

— Vedi.... vedi... quella schiera infinita di ammiratori che si accalcano intorno alla tua tela e se ne partono plaudenti col cuore e colle labbra... Odi quel concerto di elogi che si ripetono di giorno in giorno, di anno in anno, di secolo in secolo... Vedi quella turba di mezzani pittori ed anco di non pochi abili, che si affrettano a copiare la tua magnifica dipintura, degna di aver posto accanto alle tavolette del Caracci, dello Zingaro, del Guido. Oh, le immagini ch’io presento al tuo pensiero, Ugo Ferraretti, non son mica esagerate fantasie di una troppo condiscendente e affettuosa amicizia; no, il quadro ch’io ti fo non è caricato, ed è forse dammeno del vero... Ugo Ferraretti qui alla sponda del tuo letto, in quest’ora solenne, nel silenzio di questa camera, io ti proclamo un genio immortale, e bacio questa mano che creava quel prodigio dell’arte.