Federico si avea sentito ribalzare il cuore a queste ultime parole, come se Ugo avesse detto: e specialmente al francese Ferdinando Ducastel.
Il francese Federico Lennois, nato a Auteuil, uccideva abbracciando la sua vittima e facendoglisi credere sviscerato amico; appunto come il francese Daniele de’ Rimini, nato a Baionna, assassinava il Conte di Sierra Blonda riconfermandogli un affetto caldissimo a tutta pruova.
Per rimuovere il malanimo contro i Pisani che le calunnie del Lennois han potuto far nascere ne’ nostri lettori, ci diamo premura di dire che allo spuntar del giorno del lunedì e in tutto il corso della giornata come anche il domani, non pochi tra conoscenti del Ferraretti e altri della festa della sera precedente, si erano presentati ad informarsi della salute del giovine pittore e a far profferte larghissime di servigi e di assistenza; ma Federico avea, con isvariati pretesti, allontanate le officiose persone, per rimaner solo appo il letto del moribondo, a fine di non far nascere ostacoli al compimento del suo divisamento infernale.
Ugo era caduto nell’abbattimento: le parole che avea proferito gli aveano fatto crescere l’affanno, in tanto che ora si sentiva affogare: volle essere posto a sedere in mezzo al letto, e Federico il sollevò adagiandone la schiena debolissima a un batuffolo di guanciali.
Sembraci superfluo il dire che Federico, dal dì che si era fatto intrinseco del giovine artista non risparmiava danaro e per procacciargli sollazzi e piaceri, arma di cui lo scellerato si era servito per cacciarlo alla tomba, e per rifornirlo di que’ comodi che rendono piacevole la vita, e di tutto ciò di cui il meschino sembrava patir difetto. Egli spendeva di buonissima voglia il suo denaro, però che sapea che, alla morte dalla sua vittima, i quattrini gli sarebbero rientrati in saccoccia con larga mano di guadagni per la vendita del quadro.
A capo di alcuni minuti, Ugo ricercò novellamente la mano del Lennois e gli disse con estrema lentezza:
— Ferdinando... dal ricavato della vendita del mio quadro... tu.... mi farai la grazia... di pagare quattro mesi di pigione al padrone di questa casa... Non voglio che... la memoria di me venga macchiata in qualsivoglia modo... Me lo prometti?
— Lo giuro, mio carissimo, vivi tranquillo!
— Morrò tranquillo! mormorò il misero.
E più non parlò insino a sera.