Il moribondo congiunse le mani, rivolse le pupille al cielo, e si pose a pregar colla mente.
Le ventiquattro ore suonavano al gran Campanile, quando Ugo Ferraretti fece uno sforzo, come se avesse voluto alzarsi dal letto; guardò attorno alla camera con occhi spalancati; mise un gran sospiro... o singulto; e voltò le spalle a Federico Lennois, il quale, per vincer la noia di quelle lunghe ore, leggeva sbadatamente un romanzo francese.
Dopo un paio d’ore di assoluto silenzio, Federico trasse alla volta del letto dell’infermo, il chiamò per nome, le scosse,.. indi mise un grido di gioia feroce. Ugo Ferraretti era morto!!
Il domani, giorno delle ceneri, il corpo del Ferraretti era disteso nel suo medesimo letto di dolori, senz’altro apparato funebre che quattro candele messe a’ quattro angoli del letto.
Nessun vivente era in quella casa abbandonata.
Federico Lennois era sparito nella notte portando seco il quadro la Preghiera.
Poche ore prima che i becchini fossero venuti per trasportare il cadavere al suo asilo, una donna era entrata in quelle stanze dov’era il morto.
Questa donna, giovane e bella, portava sul suo volto l’impronta della disperazione.
Ella avea tra le mani parecchi oggetti, qualche cosa come un vasetto ripieno di cera liquefatta ed altro recipiente con gesso.