— È vero, ma che so! cotesto marito, io non l’ho mica veduto; e tu, Margherita?
— Io neanche l’ho veduto... Dio ci guardi dal pensar male del prossimo; ma è noto a tutto il paese che la Zenaide non è poi la più riservata figliuola del mondo.
— Venirci ad imbeccare questa storiella di marito!... Per me, non ne credo niente... E che nome ha cotesto marito di paglia?
— Ella dice che si chiama Francesco Lennois; che è un gran benestante di campagna, e che, dopo averla sposata, l’ha menata non so dove, onde noi non l’abbiam veduta per qualche tempo.. Che te ne pare, eh?
— Gesù e Maria!... che scandalo! Per me, mi guardi il cielo dal pensar male del prossimo; ma voglio mettere su il più bel paio di orecchini che tengo, per sostener che quel bambino...
— Avrà la buona ventura, se è vero quel che dicono, che i bastardelli hanno la miglior sorte in questo mondaccio.
Tali cose buccinavansi tra quelle donne, e di questo passo trottava la conversazione con isvariate annotazioni, chiose e comenti non del tutto conformi a’ precetti della cristiana carità.
La Zenaide intanto avea dato giù a vista, ed il suo volto, per lo addietro vera miniatura leggiadrissima, ora si rassomigliava piuttosto ad una di quelle immagini che veggonsi per istrada e che la pioggia e il tempo hanno tutte scolorate e impallidite.
Ella avea presentato alla gente del paese, in qualità di marito, un certo Francesco Lennois, uomo di circa cinquant’anni, e che alla pronunzia sembrava un Avergnese.
Non sapremmo dire chi fosse questi e che parte rappresentasse nella trista e vergognosa commedia. Si tiri un velo di carità su gli errori delle passioni, e si guardi alle funeste conseguenze cui mena l’obblio de’ più sacri doveri.