— Sono di Auteuil, Illustrissimo.

— Che fa tuo padre?

— Non ne ho, Illustrissimo.

— E tua madre?

— Mia madre è la più ricca contadina di quel villaggio.

— Ed ella ti ha dato quel denaro per venire a divertirti a Parigi, non è vero?

— La cosa è appunto siccome voi dite, signore Illustrissimo.

— Va benissimo; noi manderemo ad Auteuil per informarci del vero. Intanto, tu resterai in buona compagnia stanotte, e potrai sollazzarti a tuo bell’agio.

L’uomo che avea parlato fece un cenno, e Federico Lennois tornò ad essere acchiappato per la goletta della camicia da due robuste guardie.

Si camminò per un buon tempo: si svoltarono molte strade e stradelle, per insino a che si giunse ad uno spiazzato ampio e scuro, rischiarato soltanto dalla limpida e stellata volta del cielo. Un vasto edificio di sinistro aspetto terminava l’orizzonte di questa piazza. Qualche fiacco lume vacillava nell’interno di quell’edificio che avea di strani coltrinaggi alle finestre.