Il pavimento di questa sala è di grandi lastre di marmo a disegni bizzarri. Una botola, simulata perfettamente da un quadrone su cui sta dipinto un teschio umano, è nel mezzo di questa sala. Questa botola, da cui si scende, o meglio, si precipita in un sotterraneo, attesta le antiche lussurie e crudeltà baronali. Il palco a volta ha in ciascheduno dei suoi spigoli un ritratto di qualche re di Francia. Un’immensa lumiera di terso cristallo era sospesa alla volta.

Questa sala era guarnita di antiche suppellettili di pertinenza degli antenati del Visconte: il solo mobile recente che si vedeva era un pianoforte di magnifica costruzione. Lunghi coltrinaggi rossi si aprivano sul passaggio de’ balconi e delle finestre, e ricascavano a’ lati in ricche onde su bracciuoli di bronzo dorato, le cui teste rappresentavano satiri, diavoletti e simili.

Un gran cammino era nel mezzo della parete principale.

In questa sala entrarono i quattro personaggi che abbiam veduti testè nel parco attiguo al castello.

Il Visconte d’Orbeil e la viscontessa sua moglie eran seduti col Maire d’Auteuil e con altra persona di età attorno ad un tavolino da giuoco. Altri crocchi di conversazione eran qua e là nella gran sala.

Il Visconte era un uomo a cinquant’anni, di smilza persona, di occhi vivaci, di volto severo; il capo era coperto di folti e bigi capelli, nutricati con cura estrema; l’acconciatura del nobil uomo era d’una irreprensibile ricercatezza.

La Viscontessa era più giovine di qualche lustro; bella ancora, comechè gracilissima e di cagionevol salute. Il suo primo parto, quasi prematuro, fu doloroso: orribili circostanze lo accompagnarono. La notte precedente allo sgravo, il Visconte era sfuggito, quasi per miracolo, ad un arresto politico fulminato contro di lui. La giovine sua moglie, andò debitrice della propria salvezza allo stato in cui fu trovata dai commissarii del novello governo francese: ella avea dato a luce, fra terribili convulsioni, un bambino semivivo che le venne subitamente strappato dal seno materno, sendo ella minacciata di morte. Quella fu una notte terribile pel castello d’Orbeil! La madre non vide il suo pargoletto che un mese di poi che l’avea messo al mondo. La salute della Viscontessa fu scossa e danneggiata in guisa che per molto tempo si ebbero per lei seri timori. Il ritorno di suo marito dalla frontiera della Svizzera dove si era rifuggito ridonò all’affettuosa donna alquanto del suo pristino vigor giovanile e quella placidezza di temperamento, che è causa insiememente ed effetto della ripigliata sanità.

Augusto e Isalina ansanti e agitati da commozioni entrarono nel gran salone; baciarono le mani dei loro genitori; salutarono le persone che ivi erano riunite, ed annunziarono al padre che un forestiero desiderava parlargli.

Il Visconte si alzò, e, prima che avesse avuto il tempo di riconoscerlo, si trovò nelle braccia di Giustino Victor che piangea di gioia.

Fu un grido di tenerezza scappato da tutti.