«Il mio vestimento non corrispondeva alla splendidezza ond’io avea pagato il mio scotto: epperò questa visibile contraddizione poteva generar qualche sospetto; ma la fredda compostezza della mia fisonomia, l’aria singolare che mi davano i miei novemila franchi, allontanavano presto le occhiate de’ curiosi, o se alcuno continuava a ragguardarmi, era con quella specie di rispettosa ammirazione con la quale si sogliono guardare gli uomini ricchi.
«Era più d’un quarto d’ora ch’io aspettava il mio denaro; e il garzone non tornava: feci chiamare il padrone del luogo: e questi mi disse che il garzone era ito dal più vicino cambista per ridurre la polizza in contanti; e che però avessi avuto la bontà di aspettare altro poco, non potendo quegli di molto indugiare. Mi accorsi peraltro che, quest’uomo, mentre diceami ciò, aveva in sul labbro un certo sorrisetto beffardo che non mi andò a sangue e che mi dette una vaga apprensione, la quale pur troppo doveva essere giustificata.
«Non aspettai un gran tempo, e vidi entrare nella stanza, dov’io era seduto fumando e facendo tranquillamente il mio chilo, il garzone; ma egli non era solo: venivangli appresso un ispettore di polizia e due gendarmi, i quali m’intimarono di seguitarli.
«Mi si legarono le mani, si rovistarono le mie tasche; il taccuino e quant’altro aveva addosso mi fu tolto; venni gittato in una carrozza seduto tra i due gendarmi e coll’ispettore di fronte. Arrivammo a non so qual luogo di giustizia: subii un interrogatorio; peraltro io era sorpreso di non vedere il volto del forestiero, ch’io immaginai mi avessi, per una funesta casualità, riconosciuto e denunziato all’autorità. Ma qual fu la estrema mia maraviglia nel sentirmi accusato di falsità! Que’ biglietti sulla Banca di Parigi eran falsi! Protestai la mia innocenza. Confessai di esser ladro ma non falsario; raccontai fil per filo e genuinamente il furto che io avea fatto al creduto forestiero, il quale era il vero falsario, o almeno quegli che potea dar contezza della falsità. Non fui creduto e, siccome io non potetti rispondere alle diverse interrogazioni che mi vennero fatte, risguardanti la pretesa falsità di che io era accagionato niente meno che contro lo Stato, imperocchè erano polizze sulla Banca di Parigi quelle che erano falsate, fui gittato in questa prigione dove sto da oltre sei mesi, senza sapere quale sarà il mio destino. E così, bel ragazzo, tu vedi in che modo singolare io sono stato punito la prima volta che in realtà non ho rubato niente (perchè quelle carte non aveano un valor positivo e legittimo) mentre da tanti anni che rubo ho saputo sempre ingannare l’autorità. Sarebbe mai vero che Dio NON PERMETTE GIAMMAI SULLA TERRA L’IMPUNITÀ DEL DELITTO?»
Questo che avea raccontato Paolo Dumourier sembrò fare una profonda impressione sul piccolo Federico, e massime l’ultima osservazione che era sfuggita dalla coscienza di quel ladro. Il rimanente della notte fu speso in gran parte nella più confidenziale conversazione; e Federico si credè in dovere di narrare anch’egli il successo pel quale si trovava in prigione.
Paolo Dumourier, benchè esercitasse il vergognoso mestiero di ladro, e benchè cresciuto senza verun principio di onore, non avea però l’animo interamente corrotto e malvagio: era in fondo del suo cuore qualche cosa che il facea battere per coloro che soffrono per ingiustizia o per mera altrui crudeltà. Quest’uomo, che rubava freddamente la borsa al suo vicino, si sarebbe forse spinto nel fuoco per salvar qualche innocente senza pensiero di guadagno e di mercede. Vi sono alcuni misteri nell’anima dell’uomo che tutta l’umana scienza non basta a spiegare. Talvolta, per trovare un eroe, non è necessario il cercarlo tra gli uomini elevati dalla religione, dalla nascita, dall’educazione o dalla scienza: basterebbe scendere nelle più abbiette regioni della società, ed anche in quei luoghi di pena che la Giustizia umana dischiude all’usurpazione, alla violenza, all’assassinio.
I martirii narrati da Federico, le sevizie incredibili alle quali assoggettavalo sua madre; la beffarda crudeltà dei giovanotti del castello di Orbeil; la barbarie della morte del cane Astolfo, e, da ultimo, il suo imprigionamento, aveano mosso a pietà il cuore del Dumourier, il quale francamente avea significato i suoi sentimenti pietosi al garzoncello Lennois, manifestandogli nel medesimo tempo una sincera affezione.
Federico dunque trovava un amico là dove giammai non avrebbe potuto sperarlo. A tal modo la Provvidenza confonde la stolta ragione umana e i suoi mali argomenti. L’uomo si spigne con frenetica ardenza verso un bene da lunghi anni sospirato, l’abbraccia con islanci di matta gioia; e subitamente dal seno di quel creduto bene scaturisce il disinganno, il disgusto, e non poche volte la sventura. Un altro, pel converso, cade nella voragine di ogni male, credesi giunto all’imo della sciagura e della miseria; niente potrebbe farlo più infelice; ed ecco, sorge da quella voragine un raggio di luce che allieta l’animo, una speranza che addormenta il dolore, una contentezza incredibile che disarma la disperazione, che volge la bestemmia in dolce rendimento di grazie, e che opera una di quelle salutari trasformazioni onde si redime un’anima.
Parecchi mesi passarono senza che alcuna novità fosse venuta a interrompere la monotonia della prigione. Paolo Dumourier avea giurato a Federico Lennois un’amicizia a tutta prova; ma questi, mostrandosi grato all’amico, non avea, nella singolar tenacità dell’animo suo, posto in obblio lo stolto giuramento che gli faceva un dovere di odiare gli uomini.
Eppure, Dumourier lo amava davvero, lo amava senza pensieri secondarii, lo amava perchè leggeva sulla fronte del fanciullo un’anima non comune, e perchè il povero Dumourier era stato sempre solo, poi ch’ebbe perduto un fratello dell’età di Federico. Il ladro accresceva il piatto del fanciullo, aggiugnendovi un poco del proprio; il facea dormire il più comodamente che fosse possibile, e mostravagli tanti testimoni di affezione, che Federico ne era tocco e felice, e si abbandonava qualche volta al piacere sovrumano di amare un uomo intelligente e sensitivo.