In che modo Federico Lennois avea mandato ad effetto la sua truce vendetta sullo sciagurato Giustino Victor? Chi era quella donna che avea rappresentata la parte di Lucia Horms? Di chi era quella casa alla strada D... numero 8?
Insin dal giorno in cui Federico ritrovò e riconobbe a Tolone (dove si era recato per riscuotere il denaro della vendita d’un suo lavoro) il giovin compagno di Augusto d’Orbeil, e che Giustino gli ebbe detto che ritornava a Parigi per impalmare la sorella del suo amico, Federico avea conceputo il nero proposito di vendicarsi dell’assassino del suo cane, in quel medesimo giorno in cui quattordici anni fa il Victor avealo ammazzato. Federico non avea dimenticato questo dì nefasto: egli l’avea segnato col ferro in sulla pietra che chiudea la tomba del suo fido compagno: egli avea maledetto il 7 luglio: ed ogni anno ritornava a maledirlo, rinnovando nel suo cuore il terribile giuramento di Auteuil.
Tutto parea favorire il suo tristo proponimento: l’incontro a Tolone avvenuto alcuni mesi pria del 7 luglio; la facilità di aver nelle mani ad ogni momento il giovine uffiziale di marina; il non essere stato Federico riconosciuto nè da Giustino nè da alcuno della famiglia d’Orbeil; l’amorevolezza ond’era trattato al castello; e da ultimo la confidenza in cui egli era entrato col giovine fidanzato d’Isalina. Ma, comechè egli avesse designato il 7 luglio a giorno di sua vendetta, non avea pertanto trovato ancora il modo di eseguirla.
La prima volta che Federico vide Lucia Horms ebbe subitamente il pensiero di farne strumento di tal vendetta, perciocchè i mali pensieri nascono con faciltà negli animi de’ tristi. Avvicinar Giustino a Lucia era facil cosa, e più facile eziandio il persuader quello ad eccitar la gelosia dello Scozzese, marito di costei. I Francesi prendono sempre sommo diletto a tormentare i mariti; e questo deriva dalla ragione che presso di loro il matrimonio è considerato sotto un aspetto tanto leggiero, che le infedeltà coniugali formano quasi sempre il soggetto dei romanzi, de’ drammi, delle commedie e di quelle mostruosità che si chiamano vaudevilles. Metter la fatua vanità d’un giovin francese alla prova della gelosia d’un bourreau (carnefice), siccome hanno la gentilezza di nominare i mariti, significa invitarlo a nozze, dargli uno spasso carissimo, farlo felice. Però Federico era sicuro del fatto incitando il Victor a corteggiar Lucia.
L’inferno parea arridere alla vendetta del perfido Lennois. Avendo stabilito in suo pensiero di preparar l’agguato a Giustino e a Eduardo Horms (che egli detestava parimente perchè possessore del segreto del suo nome, e perchè sperava frodargli il quadro, di cui avea già ricevuto la metà del valsente), e, fermato il disegno delle lettere apocrife, egli trovava una insormontabile difficoltà nel modo d’ingannar Giustino e Eduardo sulla condiscendenza di Lucia. Come Giustino non conosceva i caratteri della napolitana, era facile far credere scritta da lei la lettera che ei gli avrebbe spedita a Auteuil: siccome era agevole eccitare i gelosi sospetti di sir Eduardo, il quale già ravvolgea per la mente foschi pensieri, mossi in lui dalle svenevoli galanterie dell’uffiziale di marina.
Abbiam dettò che l’inferno pareva arridere a’ disegni del Lennois; ed in fatti, la difficoltà di trovare il modo onde ingannar gli occhi di Giustino e di sir Eduardo lo avrebbe forse fatto desistere; almeno per qualche tempo, dal suo proposito, quando una strana casualità si offrì a vincere ogni malagevolezza.
Essendo andato Federico una sera al teatro delle Variétés, pochi giorni innanzi del 7 luglio, fu estremamente sorpreso di scorgere in una delle attrici la Maddalena Bonnefille, che egli non avea più riveduta da sette anni, e da quel dì che abbandonò il servigio dell’Inglese. Ella era ancor giovane e bella, però che non potea contar più di un trentaquattro anni; era riuscita una attrice di molto merito; e la sua bellezza, rialzata e strebbiata dall’acconciatura teatrale, non mancava di attrarle i sospiri dei leoni di Parigi e di qualche vecchio conquistatore di ballerine.
Nella mente di Federico lampeggiò un pensiero che poteva esser fecondo del più felice risultamento, in quanto al disegno che egli avea formato.
Il domani, verso le dieci antimeridiane, ora molto mattutina per una donna di teatro, Federico si faceva annunziare in casa della Bonnefille.
Contro la sua aspettativa, egli fu ricevuto in un modo che lo sorprese. Maddalena corse, in veste da camera, ad abbracciare l’antico suo amante; il prese per mano, il menò nel salotto, e, al tutto dimentica dell’offesa che avea ricevuta dal giovine Ducastel, fu verso lui prodiga di tante dimostrazioni di amicizia e di affetto, che Federico, dovè, a suo dispetto, convenire che talvolta la generosità si annida nelle più corrotte nature. Di leggieri s’intende che Federico usò ogni artificio di simulazione per farsi credere un’altra volta innamorato di lei; promisele e protestò un attaccamento a tutta prova, e finì col richiederle un testimonio di amicizia in una delicata faccenda. La Bonnefille dichiarò ch’ella era avventurata di potergli essere utile a qualche cosa; che avesse fatto assegnamento su lei per qualunque emergenza, sendo ella disposta a provargli l’amor suo per via di ogni sacrificio. Allora Federico le significò quel che si voleva da lei, e dissele esser d’uopo che ella rappresentasse una parte in una privata commedia che egli intendeva di fare. Trattavasi nè più nè meno, che d’uno scherzo di quel genere che i Francesi chiamano mistifications: le avrebbe dato spicciolata relazione di una donna di cui ella doveva imitare perfettamente la vestitura e la voce; giacchè, per felice combinazione, la statura era la stessa. Le avrebbe indicato il sito e il giorno in cui ella dovea rappresentar questa parte.