Maddalena accettò con piacere un tale incarico, e tanto più volentieri ch’ella seppe in seguito trattarsi di un convenio amoroso a mezza luce, dov’ella sarebbe forse riuscita a illudere perfettamente la vista e l’udito del giovine amante. Tuttavolta, un vago timore le si apprese all’animo, quando seppe che c’era per lo mezzo un marito geloso, a cui precisamente il malo scherzo era da farsi e che dovea creder lei sua moglie. Federico rassicurolla su queste apprensioni, dicendole che ei sarebbe stato presente alla commedia non visto che da lei; e che le avrebbe, con segni concertati avanti, rivelato il momento, in cui ella doveva abbandonare il campo, e sottrarsi con pronta fuga allo sdegno del nuovo Otello. Ordinata questa astuzia, la quale avea presentato non piccola difficoltà, restava a trovare il sito, ovvero la casa in cui la trista commedia dovea rappresentarsi. Ma ciò non poteva generare un serio imbarazzo, giacchè è noto esser Parigi una città comodissima per ogni maniera di garbugli amorosi; imperciocchè vi sono quartieri che offrono case, dove la morale soffre frequenti naufragi; però, dopo qualche giorno di ricerche, riuscì al Lennois di trovare nella strada D... una casa sfittata; e questa, visitata da lui e trovata comodissima al suo intento, ei destinava a teatro della prava impresa.

Il 7 luglio, giorno designato alla vendetta del Lennois, era spuntato.

Un messo partiva all’alba per Auteuil, presentatore dell’apocrifa lettera di Lucia Horms a Giustino Victor: mentre un’altra lettera, anonima, era consegnata a Eduardo Horms a Parigi, nel momento che questi usciva dallo albergo des Princes, per sue faccende.

La trama infernale ebbe, siccome è conto ai nostri lettori, la sua piena riuscita. Il nobile e appassionato sir Eduardo, involontario istrumento e vittima anch’egli della perfidia del francese Lennois, si recava, con la morte nell’animo, alla maledetta casa di convenio, dove volea con gli occhi propri accertarsi del temuto vero, e lavare nel sangue dell’adultero la macchia che si faceva al suo onore. Tutto era stato diabolicamente ordinato in guisa dal ribaldo Lennois, che non pure il virtuoso Scozzese, acciecato di gelosia, ma lo stesso Giustino fu tratto in inganno dalla simulata voce, dal portamento e dalle vesti della scaltra commediante, la quale spinse a tal segno la simulazione, che imitò finanche la dilicata riserbatezza e il nobil pudore di una donna onesta, ma traviata dalla passione e dai pretesi mali trattamenti del marito.

Un’orrenda tragedia avveniva. L’offeso marito facea rintronar l’aere di quella casa con lo scoppio d’una pistola, e Giustino Victor cadea col petto squarciato, vittima miseranda degli alti decreti di Dio.

E qui ritorniamo ad osservare che tutte le volte che un colpo impensato e terribile annienta a sera un’esistenza che nel mattino era sfolgorante di vita, di giovinezza e di felicità, è mestieri riconoscere in questo fatto una di quelle tremende lezioni, con cui l’Onnipotente punisce quelle colpe che sfuggono alle leggi degli uomini.

Non sì tosto l’ombra del marito si prostese all’uscio della camera dov’eran Giustino e la creduta Lucia, la commediante, già istrutta di quello che aveva a fare, messo un gran grido fuggiva nel momento in che si udiva lo scoppio dell’arma a fuoco.

Federico era stato occulto testimone dell’accaduto. Un riso feroce avea contratto le sue labbra, allorchè avea visto disteso in sul suolo il misero Giustino; e, nel momento in cui questi era per esalar gli ultimi aneliti, facea risuonare agli orecchi di lui le parole: Oggi è il 7 luglio, Giustino Victor; ricordati di Federico Lennois, del monello d’Auteuil.

Una delle tre funeste passioni che dominavano il cuore di Federico era appagata, la vendetta: due altre rimanevano, del pari orrende e dannose, l’invidia e l’ambizione. Vedremo più tardi a che menavanlo queste turpitudini dell’anima sua, e fin dove Iddio segnava il termine alle nequizie di lui.

È mestieri intanto rivolgersi allo sventurato sir Eduardo, il quale, nel piacere indicibile che avea provato riabbracciando la moglie innocente, avea per poco dimendicato che un sangue del pari innocente era stato versato dalla sua mano, e che la giustizia degli uomini avrebbe dimandato conto ed espiazione dell’omicidio.