Era chiaro che Eduardo era stato ingannato; ma chi era l’autore della funesta commedia che era costata il sangue d’un uomo? Ecco ciò che imbrogliava la ragione del misero, e facea delirar per dolore quell’anima candida e virtuosa. Ei sapeva di non aver nemici di sorta, e che nel breve tempo da che era di belnuovo a Parigi, poche aderenze avea contratte; siccome era sicuro di non essersi attirata la nimistà di alcuno la prima volta che egli avea visitata questa capitale. Come spiegar dunque un fatto che non avea alcuna ragione plausibile, e che pareva uno scherzo crudele del destino? Egli rileggeva la lettera anonima che gli era stata consegnata; la facea leggere a sua moglie, la quale raccapricciò d’orrore, si stemperò in amarissime lagrime, pensando al vituperio che si volea gittar sul suo onore. Non potremmo esprimer con parole adequate lo spavento misto di dolore onde fu presa la nobil donna al racconto minuto che fecele il marito di quanto eragli occorso. Ciò che più confondea le menti di entrambi era il pensare chi fosse quella donna che tanto bene avea simulato per arte o per mera casualità le vestimenta e la voce di lei Mistress Horms: nessuna congettura potea reggere, nessuna supposizione; c’era da perdere il senno. Un lampo tuttavia rischiarò la mente di Lucia; i biechi sguardi di Federico Lennois, le sue significative maniere, l’aria di tristizia che lo accompagnava; tutto ciò ritornava alla memoria di lei e le metteva nell’animo un vaghissimo sospetto, ch’ella non si arrischiava di aprire al consorte; giacchè ella stessa non sapea rendersi conto d’una nefandezza senza motivi di un odio senza ragione tranne che, pensava tra sè fremendo, quegli, per mala ventura innamoratosi di lei, non avesse avuto l’animo di porre ad un pericolo di morte il marito, o indurlo ad un atto di separazione, che avrebbe agevolata la via al malo intento di esso Lennois. Queste erano impertanto semplici supposizioni, ed anche tali da non doverci dar peso e comunicarle al marito. La notte passò in veglia crudele. In sull’alba, un ordine di arresto era scagliato contro sir Eduardo Horms, scozzese, dimorante da pochi giorni a Parigi, uccisore del nobil giovinetto Giustino Victor, uffiziale della Real Marina di sua Maestà il Re Carlo X, uno dei prodi della spedizione di Morea.
Fu forza obbedire alla legge. Sir Eduardo si staccò con nobile rassegnazione e con coraggio dalla sventurata Lucia, e fu tradotto innanzi alle Autorità competenti per essere interrogato sul funesto accaduto.
Si comprende facilmente che lo stesso Federico aveva fatto denunziare il delitto alla giustizia.
Tutta Parigi fu commossa al domani dal miserevole caso. L’avvenimento era in diversi modi raccontato e spiegato nei crocchi e dai giornali; e un giorno intero trascorse in comenti, in chiose e interpetrazioni sull’assassinio della strada D... Il giorno vegnente, tutto era dimenticato: e il nome di Giustino Victor non si ritrovava più che sulle labbra de’ suoi inconsolabili amici.
La notizia di questa morte miseranda era corsa a Auteuil con la rapidità del baleno. Lasciamo all’immaginazione de’ nostri lettori la dipintura del dolore d’Isalina d’Orbeil e di tutta la sua famiglia. Per qualche giorno la giovinetta fu creduta morta.
Dagli occhi di Augusto eran cadute lagrime abbondanti di angoscia disperata, perciocchè qual fratello egli amava il Victor.
Il nero disegno del Lennois era al tutto compiuto. Tre famiglie, da lui abborrite, erano immerse nel lutto e nel dolore.
Egli si accingeva intanto a raccogliere i frutti del suo tradimento di Pisa: il giorno dell’apertura della Grande Esposizione si avvicinava.
II. IL SALONE DEL 1829
Ogni anno Parigi invita i suoi abitanti ad ammirare le opere di pittura e di scultura, le quali sono credute degne di essere presentate agli sguardi d’una colta nazione. Ogni anno il giurì decreta il premio al migliore de’ lavori esposti, e distribuisce gran numero di medaglie a’ più valorosi concorrenti. Per tre mesi consecutivi il pubblico parigino accorre in folla, sia nelle Gallerie del Louvre, dove per lo passato si tenea l’esposizione, sia nel Conservatorio, alla sala de’ Minuti-Piaceri, sia al palazzo delle Tuillerie, sia al palazzo Reale. I parigini accorrono sempre in folla dovunque li chiama un novello spettacolo, di qualunque maniera si sia; e per essi è indifferente lo assistere così ad una di quelle scene che si chiamano sommosse, come trarre ad una pubblica mostra di belle arti.