Il mascherino era sempre sulla faccia del misterioso compagno di cena. A dispetto delle istanze e delle preghiere del Lennois, quegli non avea voluto smascherarsi. Poche parole si erano scambiate tra loro durante la cena.
Federico si versava frequentemente da bere lo sciampagna e il Reno, e offrivane alla sua bella italiana, la quale sfiorava col labbro i bicchieri.
In sul finir del banchetto, Federico avvinacciato si alzò.
— Or voglio assolutamente conoscere chi tu sei, egli disse, e contemplare tutto il tuo leggiadro visino. È inutile ogni tua resistenza, o bella italiana; giù la maschera!
E la sua mano si portava verso il volto del débardeur per istrappargli il mascherino; ma questi si alzò, afferrò il braccio del Lennois, e pacatamente gli disse:
— Un momento, signore, un sol momento, e il vostro desiderio sarà appagato.
— E che si ha da attendere, vezzosa pallidetta? dicea barcollante il Lennois cercando di svincolarsi per chiudere nelle sue braccia la bella incognita e strapparle il mascherino.
— Ditemi prima: non avevate, voi in Italia nessun amico?
— Che cosa vuoi ch’io mi ricordi ora, rispondeva l’ebbro Lennois. A quest’ora, con tanto sciampagna in testa, e col riverbero dei tuoi occhi che m’incendiano il cuore?
— Non vi ricordate di nessun amico a cui foste ligato per parecchi mesi?