Non sappiam dire con quanta maraviglia gli astanti udivano le parole della Zenaide; nessuno ardiva interromperla. Ella proseguì come ispirata:

— Luigi Reynold, e voi, signori che siete in questa stanza, uditemi uditemi, attentamente... Federico Lennois, l’infelice demente che là vedete, la sventurata vittima della mia feroce crudeltà, non è figlio mio: egli è sibbene Augusto d’Orbeil, figliuolo del visconte d’Orbeil!

E, veggendo che gli astanti la riguardavano ancora come forsennata, ed estimavano le sue parole figlie della follia, ella soggiunse solennemente:

— No, credetemi; in questo momento io non sono matta; ne chiamo in testimonio Dio che mi ascolta, ed al cui cospetto sento che tra poco dovrò comparire; uditemi e.. prestate fede alle mie parole... Io era divorata dall’ambizione e dall’avidità delle ricchezze! Sognava pel pargoletto mio figlio un avvenire ricolmo di tutt’i piaceri dell’umana vita... Da un mese io mi era sgravata, quando un mattino fui chiamata al Castello d’Orbeil; la famiglia era nel disordine e nello scompiglio del dolore; il visconte era fuggito; un parto prematuro e doloroso, conseguenza dello spavento, avea minacciata la vita della madre e del figlio... il quale, pallido e smunto, mi venne gittato tra le braccia, affinchè io il nutrissi col mio latte e allevassi... Nel recarmelo a casa, un orrendo pensiero attraversò la mia mente... ed il posi ad effetto. L’innocente mio bambino riposava nella sua culla; era così bello! Egli era figlio del Conte di Sierra Blonda, di un gran signore che mi avea sedotta, e poscia abbandonata... Io volli che l’astuzia desse a mio figlio ciò che la fortuna gli toglieva. Quando la Viscontessa, rimessa alquanto dalla sua grave malattia, mi fece dire ch’io mi fossi recata al castello col bambino, avendo ella immenso desiderio di abbracciare il frutto delle sue visceri, io tolsi dalla cuna il figliuol mio, e lo presentai alla viscontessa, dandole a credere che quel bambino fosse il suo, e ciò affinchè mio figlio avesse ereditato le ricchezze e i titoli della famiglia d’Orbeil. Ella non avea giammai per l’addietro veduto il proprio figlio, nè alcuno del castello ebbe mai pensiero dell’inganno. Soltanto voi, Luigi Reynold, voi solo potevate discoprire in sul principio il mio tradimento, però chè il figlio della Viscontessa portò nascendo un segno troppo visibile in sulla schiena; segno che l’età non cancellò giammai, e che oggi forse dovrà servire quale potente testimonio della verità de’ miei detti... Luigi Reynold, vi ricordate che il bambino Augusto d’Orbeil portò dal seno materno una larga macchia nera sul dorso? Ebbene... ecco lì Augusto d’Orbeil... ecco il figlio della Viscontessa... Andate, denudate le sue spalle; e Dio mi fulmini se ho mentito.

Luigi Reynold e tutti gli astanti si affrettarono a trarre verso l’infelice Lennois; gli posero a nudo le spalle, e un grido di sorpresa sfuggì dalle labbra di tutti nel vedere su quella schiena un grande scudo nero!! Federico era caduto in una specie di stupefazione accompagnata da febbre violenta.

IV. IL VISCONTE D’ORBEIL

Dalla inaspettata rivelazione di Zenaide risultava che il figliuolo del Visconte, Augusto d’Orbeil, era il vero Federico Lennois, figlio di Zenaide.

I medici dell’ospizio di Bicètre, riuniti in consesso, aveano riconosciuto e attestato che la Zenaide non era più demente, e che però la rivelazione di lei, sorretta e convalidata dalla testimonianza di Luigi Reynold, uomo di gran merito e probità, aveasi a tenere come vera, tanto più che, essendosi la Zenaide gravemente infermata, avea chiesto spontaneamente di deporre la sua rivelazione a’ piedi di un ministro della Chiesa.

Fu compilato su questo singolare avvenimento un processo verbale, firmato da Luigi Reynold e da tutti gli altri medici del manicomio; le autorità s’impossessarono del fatto per sottoporlo ad un regolare procedimento giudiziario.

Lasciamo al presente per alcun poco il manicomio di Bicètre, e trasportiamoci a Auteuil, dove la famiglia d’Orbeil era tornata col ritornar della bella stagione.